Montepulciano d’Abruzzo Doc – Mazzamurello 2013: l’imperdibile vino-folletto di Torre dei Beati

Credete ai folletti? Io della loro esistenza non ne sono mai stato molto convinto, ma da qualche mese a questa parte inizio a pensare che ce ne sia uno, particolarmente dispettoso, che mi ha preso di mira. Si tratta di un folletto abruzzese che credo si diverta a nascondere i miei appunti di degustazione. Questo post infatti avrei dovuto scriverlo diversi mesi fa, ma a causa della scomparsa del taccuino su cui avevo appuntato le note relative all’assaggio del vino di cui sto per parlarvi, non sono riuscito a portare a termine questo mio proposito prima di oggi. Si chiama Mazzamurello. Il folletto…e anche il vino.

20160528_231027Nella tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane, in particolare delle Marche e dell’Abruzzo e della zona dei Monti Sibillini, il Mazzamurello è una creatura che appartiene a quello che viene definito ”Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Presenta diversi corrispettivi in tante zone d’Italia e per certi versi è la versione centro-italiana del Leprechaun irlandese.

Questo simpatico folletto ha finito con l’ispirare la giovane azienda Torre dei Beati che ha deciso di chiamare Mazzamurello il suo Montepulciano d’Abruzzo di punta.

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Champagne di qualità a prezzi contenuti: Brut Sélection di Leclère-Pointillart

Quando ci si avvicina alle bollicine francesi spesso e volentieri si crede a priori che abbiano necessariamente un livello di qualità superiore a quelle italiane. Questo pregiudizio a favore dei cugini d’Oltralpe vale ovviamente per gli champagnes e non per il resto degli spumanti transalpini anche perché, e non temo smentita, il 95% dei consumatori italiani probabilmente non ha la più pallida idea di cosa sia la Blanquette de Limoux e altrettanto difficilmente conosce qualche etichetta di Crémant, sia esso d’Alsace, de Bourgogne, de Bordeaux,  du Jura, de Loire o di qualunque altra zona vinicola della Francia.

spumanti-e-champagne

Non voglio estenuarvi con lunghissime spiegazioni su ogni singolo vino, vi darò solo pochi concetti chiari che vi aiuteranno (spero) a fare le distinzioni del caso. Champagne, Blanquette e i vari Crémant sono tutti vini spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, il cosiddetto metodo classico (o champenoise, proprio dal nome della regione in cui viene prodotto lo champagne), come in Italia avviene per i Franciacorta, i Trento Doc, gli Alta Langa, gli Oltrepò Pavese Metodo Classico e per tutti gli altri spumanti metodo classico che non appartengono a specifiche denominazioni (in questo blog ve ne ho già descritti diversi).

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La pinkwinelist 2016: i 10 rosati più cool da bere quest’estate

L’estate è esplosa già da un pezzo e in ritardo rispetto allo scorso anno mi ripresento con la mia personale selezione di rosati per la stagione. Oggi più che mai il mondo beve rosa, grazie a Bacco, i rosati sono tornati di moda, in estate impennano le vendite, e non serve spendere un patrimonio per accaparrarsi una buona bottiglia.

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A lungo, forse per troppo tempo sono stati sottovalutati, per via della loro indole di vini freschi e beverini, profumati e dall’approccio “easy” sono  stati considerati vini “da signorine”, ma ora l’aria è cambiata e  vengono da qualche anno apprezzati per la loro versatilità che li rende adatti a molte occasioni e talvolta sorprendenti nella loro complessità.  Continua a leggere

The world drink pink – Finalmente, grazie a Bacco, è partita la riscossa dei rosati

The world drink pink! Il mondo beve rosa. Ed era ora! Chi mi conosce sa quanto sia critico con le mode che spingono alcuni prodotti enologici del nostro Paese e non solo. Al di là di quelle che hanno contribuito alla crescita in termini di numeri di alcune bollicine italiane, da me scarsamente considerate, non ho mai considerato positive le infatuazioni modaiole.

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E’ vero che il gusto e il marketing sono elementi difficilmente accostabili con la qualità che gli enofili consapevoli cercano, ma non vanno demonizzati. Da anni sogno un’operazione di marketing seria che lanci la volata a vini che trovo ingiustamente poco considerati: i rosati. Ora, grazie a Bacco, finalmente le cose stanno cambiando: si parla sempre di più di rosati e se ne beve sempre di più.   Continua a leggere

Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte seconda)

(continua da: Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte prima))

Proseguendo il percorso della serata,  che ci ha visti partire dalla Daunia per scendere lungo la dorsale adriatica giù fino al Salento, sostando per assaggi interessanti sparsi nella Murgia, l’approdo nella punta meridionale di questa Puglia da bere offerta da Go Wine merita di essere raccontato soprattutto in funzione della scoperta di un’interessantissima azienda, quella di Antonio Pignatelli.  20160524_205146

Come ci racconta il giovane Antonio, la sua famiglia è legata alla coltivazione della vite ed alla produzione del vino da quattro generazioni, per intenderci dagli anni bui in cui i mercati italiani (“toscani soprattutto”) utilizzavano il Salento e il Sud in generale, come produttore di vino da taglio e non da bottiglia.

Il dna della produzione di qualità c’era già allora perché con un pessimo vino da taglio non si sarebbe potuto realizzare quello che poi altri commercializzavano come ottimo vino. La storia dell’emancipazione enologica del Mezzogiorno è passata inevitabilmente da questa riflessione che ha spinto i più lungimiranti ad avviare aziende per produrre e imbottigliare il proprio vino. Passaggio che anche la famiglia Pignatelli ha compiuto, come spiega Antonio “con il mio bisnonno” che all’epoca (i primi del 900) fu tra i pionieri del territorio e tra quanti iniziarono a costruirsi delle piccole cantine, i “parmienti”.  Continua a leggere

Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte prima)

Un percorso ideale dalla Daunia sino al Salento, una lunga strada del vino e della vite da seguire, anche a ritroso se volete, per scoprire una delle regioni italiane con il più grande e ricco comparto vitivinicolo italiano: la Puglia. Terra da sempre ponte tra oriente e occidente, vanta non a caso il primato nazionale per la produzione di vini e di mosti.  Nelle sale del centralissimo Hotel Savoy è andato in scena, martedì 24 maggio, un nuovo appuntamento di Go Wine Roma, una serata quasi intima che ha offerto un interessante spaccato della Puglia  del vino, in grado di abbracciare anche realtà geografiche poco note di una regione che enologicamente parlando sconta troppi pregiudizi.

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Primitivo e Negramaro, ma non solo. Bagnata da due mari e arricchita dal sole, la Puglia è anche l’eleganza del Nero di Troia e il carattere tutto mediterraneo dei bianchi da Verdeca, Malvasia  e Bombino Bianco e tanto altro. Caratterizzata da delicati equilibri atmosferici, è una regione definita da tre macro-terroir: Daunia e Alta Murgia, Bassa Murgia e Valle d’Itria e infine il Salento.  La serata  che ha visto coinvolte undici realtà vitivinicole della regione, ha offerto un interessante approfondimento sui prodotti dell’enologia di queste aree, con una sola (a mio avviso grande) pecca, vale a dire la scarsa presenza di produttori. Erano presenti solo in tre: D’Alfonso del Sordo, Antonio Pignatelli e FellineContinua a leggere

Josko + Giulio, l’umiltà dei grandi – 7 annate della Ribolla di Gravner sposano 7 piatti di Terrinoni

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Giulio Terrinoni e Josko Gravner – Foto di Federico De Cesare Viola

Josko + Giulio,  la grandezza degli umili o l’umiltà dei grandi? Probabilmente entrambe le cose.  Prendete un contadino di Oslavia, nel Collio, dall’aspetto duro e spigoloso come la terra da cui viene, ma dall’animo umile e gentile, con una dose di modestia fuori dal comune per uno che è capace di fare vini pazzeschi, e mettetelo accanto ad un giovane chef laziale, di Fiuggi, che quanto a umiltà e cortesia non è da meno e ha dalla sua la capacità di trasformare praticamente ogni cosa che sia anche solo vagamente commestibile in capolavori di gusto e vivrete un’esperienza unica ed emozionante, come quella che ho avuto la possibilità di vivere io assieme ad una coppia di amici (e una ventina di persone) pochi giorni fa: il 10 maggio scorso. Sette piatti straordinari abbinati a 7 annate di un altrettanto straordinario vino bianco del Collio.

20160510_230004 Continua a leggere