Alla scoperta delle Cantine Lucà – Territorialità e dinamismo, la ricetta di Santino Lucà per traghettare nel futuro la Calabria dei vini del mito

Una caldissima mattina di metà agosto può non sembrare la scelta ideale per visitare una cantina in una delle regioni del Sud Italia, specie se l’azzurro sfavillante del Mar Ionio ti accompagna durante il viaggio e ti tenta con la promessa di un incontro refrigerante. Ma se ad aspettarti ci sono nettari la cui origine si perde indietro nel tempo là dove i contorni tra storia e mito sono labili e sfocati allora si può resistere alle tentazioni balneari per cedere alla seduzione di Dioniso.

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La destinazione del viaggio è Bianco, cuore della denominazione Greco di Bianco, l’unico passito Doc della Calabria, e sede delle Cantine Lucà. Si tratta di un’azienda a conduzione familiare, che produce anche olio, agrumi e cereali. Siamo nel cuore della Locride, quel pezzo di costa ionica della provincia di Reggio Calabria che prende il nome di Riviera dei gelsomini e che circa 3000 anni fa fu oggetto della colonizzazione di Achei e Locresi. A poca distanza da Bianco infatti sorgono le vestigia dell’antica polis magnogreca di Locri Epizefiri. Continua a leggere

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Lapo su Vino75, casualità o trovata di marketing per il suo The Indipendent Prosecco?

Potrebbe sembrare una geniale trovata di marketing dell’ultim’ora o, se siete ben pensanti e moralisti, una dimenticanza che rischia di essere un boomerang di proporzioni notevoli. Lapo Elkann che sorride sulla home di Vino75 non è nulla di tutto ciò. (???) Credo… e spero. O forse sì?

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Non mi voglio dilungare sulle vicissitudini dell’ultimo dandy italiano (come lo definisce Annalisa Chirico sulle pagine de Il Giornale), non è questa la sede per istruire processi a nessuno. Di tribunali mediatici questo Paese è pieno abbastanza e, visto che posso, evito di lanciarmi nel mischione dei moralisti togati, perché come scrive Vittorio Feltri su Libero: “Non abbiamo alcuna intenzione di lapidare il famoso erede per i suoi peccati di carne frollata. Non siamo giudici né orizzontali né verticali, ma semplici osservatori animati da pietas (in senso letterale latino), il che ci induce ad essere indulgenti”.  Continua a leggere

La Barbera è femmina: viaggio esistenziale tra le pagine del libro di Marzia Pinotti e una verticale “orgasmotica” di 7 annate di Monleale di Walter Massa

Un viaggio esistenziale a scompaginare l’omologazione del gusto e del linguaggio, una serata di pancia e di cuore che va oltre la singola degustazione di “orgasmotiche” liquidità piemontesi e la presentazione di un pregevole omaggio letterario alla Barbera, un vitigno e un vino popolano e popolare, mai celebrato a dovere.

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L’atmosfera intima e distesa di un venerdì sera presso l’enoteca Il Sorì, a Roma, ha fatto da scenario ideale per il racconto di un “viaggio non solo sentimentale alla scoperta di un vino e di un’Italia che cambia” attraverso il quale Marzia Pinotti, nel suo La Barbera è femmina”  (Edizioni Estemporanee) restituisce dignità storica ed emozionale ad un vino quasi dimenticato per quaranta anni dopo lo spazio dedicatogli da Mario Soldati in Vino al vino (l’ultimo dei tre libri è del 1976).

Ad accompagnare la presentazione di un libro del genere non poteva non esserci una degustazione, ovviamente di Barbera. Meno ovvio che fosse la Barbera di un grandissimo produttore di vino bianco dei Colli Tortonesi, o se preferite il re del Timorasso, Walter Massa. Continua a leggere

Cuprense 22 2014 Fontorfio – Il metodo classico “sur lies” che sa di sale e limone

Si chiama Cuprense 22 perché è nel cuore di Cossignano (AP), il comune in cui ha sede l’azienda che lo produce, che la Strada provinciale Cuprense 23, che da Grottammare si inerpica sulle dolci colline marchigiane, si incrocia con la Strada provinciale 22.
Sto parlando del vino spumante rifermentato in bottiglia e senza sboccatura di Fontorfio, prodotto per la prima volta con il millesimo 2014.

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Montepulciano d’Abruzzo Doc – Mazzamurello 2013: l’imperdibile vino-folletto di Torre dei Beati

Credete ai folletti? Io della loro esistenza non ne sono mai stato molto convinto, ma da qualche mese a questa parte inizio a pensare che ce ne sia uno, particolarmente dispettoso, che mi ha preso di mira. Si tratta di un folletto abruzzese che credo si diverta a nascondere i miei appunti di degustazione. Questo post infatti avrei dovuto scriverlo diversi mesi fa, ma a causa della scomparsa del taccuino su cui avevo appuntato le note relative all’assaggio del vino di cui sto per parlarvi, non sono riuscito a portare a termine questo mio proposito prima di oggi. Si chiama Mazzamurello. Il folletto…e anche il vino.

20160528_231027Nella tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane, in particolare delle Marche e dell’Abruzzo e della zona dei Monti Sibillini, il Mazzamurello è una creatura che appartiene a quello che viene definito ”Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Presenta diversi corrispettivi in tante zone d’Italia e per certi versi è la versione centro-italiana del Leprechaun irlandese.

Questo simpatico folletto ha finito con l’ispirare la giovane azienda Torre dei Beati che ha deciso di chiamare Mazzamurello il suo Montepulciano d’Abruzzo di punta.

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Champagne di qualità a prezzi contenuti: Brut Sélection di Leclère-Pointillart

Quando ci si avvicina alle bollicine francesi spesso e volentieri si crede a priori che abbiano necessariamente un livello di qualità superiore a quelle italiane. Questo pregiudizio a favore dei cugini d’Oltralpe vale ovviamente per gli champagnes e non per il resto degli spumanti transalpini anche perché, e non temo smentita, il 95% dei consumatori italiani probabilmente non ha la più pallida idea di cosa sia la Blanquette de Limoux e altrettanto difficilmente conosce qualche etichetta di Crémant, sia esso d’Alsace, de Bourgogne, de Bordeaux,  du Jura, de Loire o di qualunque altra zona vinicola della Francia.

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Non voglio estenuarvi con lunghissime spiegazioni su ogni singolo vino, vi darò solo pochi concetti chiari che vi aiuteranno (spero) a fare le distinzioni del caso. Champagne, Blanquette e i vari Crémant sono tutti vini spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, il cosiddetto metodo classico (o champenoise, proprio dal nome della regione in cui viene prodotto lo champagne), come in Italia avviene per i Franciacorta, i Trento Doc, gli Alta Langa, gli Oltrepò Pavese Metodo Classico e per tutti gli altri spumanti metodo classico che non appartengono a specifiche denominazioni (in questo blog ve ne ho già descritti diversi).

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La pinkwinelist 2016: i 10 rosati più cool da bere quest’estate

L’estate è esplosa già da un pezzo e in ritardo rispetto allo scorso anno mi ripresento con la mia personale selezione di rosati per la stagione. Oggi più che mai il mondo beve rosa, grazie a Bacco, i rosati sono tornati di moda, in estate impennano le vendite, e non serve spendere un patrimonio per accaparrarsi una buona bottiglia.

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A lungo, forse per troppo tempo sono stati sottovalutati, per via della loro indole di vini freschi e beverini, profumati e dall’approccio “easy” sono  stati considerati vini “da signorine”, ma ora l’aria è cambiata e  vengono da qualche anno apprezzati per la loro versatilità che li rende adatti a molte occasioni e talvolta sorprendenti nella loro complessità.  Continua a leggere