Naturalmente vino

“A bottle of wine contains more philosophy than all the books in the world.”

Louis Pasteur (1822-1895)

Il primo post di questo 2017 voglio dedicarlo interamente a qualcosa di concettuale e probabilmente per molti, fra i pochi masochisti che si dilettano a leggere occasionalmente quello che scrivo in questo mio blog, sarà noioso. Perdonatemi ma alle volte avverto la necessità di avventurarmi in elucubrazioni che si allontanano un po’ dalla sostanza del vino e si avvicinano di più all’essenza (anche se per me entrambe le cose coincidono). Non è del tutto casuale, infatti, che qualche anno fa, quando decisi di cominciare questa avventura di wineblogger discontinuo scelsi di “rubare” il titolo di un libro che mi era particolarmente piaciuto (Vinosofia, di Roberto Cipresso e Giovanni Negri) per usarlo qui. La celebre frase di Louis Pasteur che riporto come citazione d’apertura, e che in molti erroneamente attribuiscono a Ernest Hemingway, mi ha sempre fatto riflettere molto su ciò che il vino è per l’uomo (in generale) e per me (in particolare).

vino-tramontoSecoli di incroci, innesti, selezioni massali e clonali, fanno della vite (e di conseguenza del suo frutto, l’uva, dal quale il vino viene prodotto), un organismo geneticamente modificato. Questo è un concetto che in molti utilizzano a sostegno delle proprie posizioni nella disputa che in questi ultimi anni ha grande vigore nel mondo del vino: quella che vede schierate filosofie produttive e eserciti di aggettivi abbinati alla parola vino (convenzionale, libero, naturale, biologico, biodinamico, vero, industriale) che mandano in confusione il bevitore non adeguatamente informato. Ho sviluppato una concezione tutta mia che a pochi interesserà, ma visto che il blog è mio ve la racconto e chi se ne frega se la metà di quelli che ancora stanno leggendo questo post ora smetterà di farlo. Continua a leggere

Lapo su Vino75, casualità o trovata di marketing per il suo The Indipendent Prosecco?

Potrebbe sembrare una geniale trovata di marketing dell’ultim’ora o, se siete ben pensanti e moralisti, una dimenticanza che rischia di essere un boomerang di proporzioni notevoli. Lapo Elkann che sorride sulla home di Vino75 non è nulla di tutto ciò. (???) Credo… e spero. O forse sì?

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Non mi voglio dilungare sulle vicissitudini dell’ultimo dandy italiano (come lo definisce Annalisa Chirico sulle pagine de Il Giornale), non è questa la sede per istruire processi a nessuno. Di tribunali mediatici questo Paese è pieno abbastanza e, visto che posso, evito di lanciarmi nel mischione dei moralisti togati, perché come scrive Vittorio Feltri su Libero: “Non abbiamo alcuna intenzione di lapidare il famoso erede per i suoi peccati di carne frollata. Non siamo giudici né orizzontali né verticali, ma semplici osservatori animati da pietas (in senso letterale latino), il che ci induce ad essere indulgenti”.  Continua a leggere

Josko + Giulio, l’umiltà dei grandi – 7 annate della Ribolla di Gravner sposano 7 piatti di Terrinoni

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Giulio Terrinoni e Josko Gravner – Foto di Federico De Cesare Viola

Josko + Giulio,  la grandezza degli umili o l’umiltà dei grandi? Probabilmente entrambe le cose.  Prendete un contadino di Oslavia, nel Collio, dall’aspetto duro e spigoloso come la terra da cui viene, ma dall’animo umile e gentile, con una dose di modestia fuori dal comune per uno che è capace di fare vini pazzeschi, e mettetelo accanto ad un giovane chef laziale, di Fiuggi, che quanto a umiltà e cortesia non è da meno e ha dalla sua la capacità di trasformare praticamente ogni cosa che sia anche solo vagamente commestibile in capolavori di gusto e vivrete un’esperienza unica ed emozionante, come quella che ho avuto la possibilità di vivere io assieme ad una coppia di amici (e una ventina di persone) pochi giorni fa: il 10 maggio scorso. Sette piatti straordinari abbinati a 7 annate di un altrettanto straordinario vino bianco del Collio.

20160510_230004 Continua a leggere

La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte prima)

Il vino per l’uomo è come l’acqua per le piante, che in giusta dose le fa stare bene erette. (Platone – Atene, 428 a.C. circa – Atene, 348 a.C. circa)

Il vino eleva l’ anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo. (Pindaro – Cinocefale, 518 a.C. circa – Argo, 438 a.C. circa)

Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente.  (Eschilo – Eleusi, 525 a.C. – Gela, 456 a.C.)

Senza Roma e la sua grande espansione territoriale, alla quale si è accompagnata l’estensione della coltura della vite, il vino probabilmente non sarebbe la bevanda che oggi beviamo con diletto. La medesima considerazione dobbiamo farla in merito a ciò che gli antichi colonizzatori greci fecero, introducendo la vite e il culto del vino, nelle terre e nei luoghi in cui arrivavano. Da quei luoghi la diffusione fu ampia e imponente e ancora oggi, a distanza di decine di secoli, i risultati sono vivi e ben radicati nelle culture dei paesi Europei. Nonostante l’importanza del vino nella cultura dell’antica Grecia, un fattore che avrebbe fatto pensare ad uno sviluppo dell’enologia del paese senza pari in nessun altro luogo del mondo, la produzione di vino in Grecia ha vissuto nei secoli scorsi un lungo periodo di recessione. Solo di recente, in particolar modo negli ultimi 30 anni, l’enologia greca, nel tentativo di recuperare il terreno perduto, sta muovendo passi incoraggianti verso la produzione di vini di qualità.

Scrivere di quello che non ho vissuto personalmente non mi appartiene e sebbene in questo mio piccolo blog mancasse finora un post dedicato alla madrepatria enoica dell’occidente e sebbene ci fosse da parte mia l’intenzione di colmare questa lacuna ho dovuto attendere l’occasione di un viaggio nella Grecia di oggi, e più precisamente ad Atene, per raccontare il mio primo incontro con i vini dell’odierna Ellade. Continua a leggere

Cronache da Vinitaly – Nettari di Calabria: il Greco di Bianco e il Mantonico Passito di Lucà

Il secondo capitolo di questa mini monografia dedicata ai passiti calabresi assaggiati in quella domenica veronese di cui ormai il ricordo va sbiadendo (per fortuna ho preso appunti e l’allenamento di questi mesi mi sta aiutando a fissare bene i ricordi olfattivi e gustativi dei miei assaggi) è dedicato a due nettari che territorialmente parlando sento vicini più di ogni altro vino calabrese (eccezion fatta per il Bivongi): si tratta del Greco di Bianco Passito Doc e del Mantonico Passito Locride Igt dell’Azienda Agricola Lucà.

Grappolo di Greco bianco di Bianco

Grappolo di Greco bianco di Bianco

Il Greco di Bianco è l’unico passito calabrese a Denominazione di Origine Controllata e oltre a distinguersi per la delicata fragranza dei profumi e la discreta dolcezza regalati dall’appassimento su graticci delle uve di un particolare clone di greco bianco tipico di Bianco (Rc) e della zona che un tempo ospitava l’antica polis magno greca di Locri Epizephiri (Casignana è l’unico altro comune nel quale è consentito produrre questo vino), vanta radici che si perdono tra le pieghe della storia e si fondono con il mito.  Continua a leggere

I Migliori Vini Italiani di Luca Maroni sbarcano a Roma: 64 le etichette premiate

L’edizione 2015 de “I Migliori Vini Italiani” è stata un grande successo per gli organizzatori e per gli appassionati. Dopo averla presentata a Frascati, Milano e Firenze, Luca Maroni ha svelato la sua ultima fatica, l’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2015, arrivato alla sua 22esima edizione, anche nella Capitale. La quattro giorni dedicata all’eccellenza dell’enologia italiana si è svolta ancora una volta nella suggestiva cornice del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, dal 12 al 15 febbraio, e ha ottenuto il favore di un pubblico nutrito di enoappassionati e di semplici curiosi che si sono avvicendati ai banchi d’assaggio per degustare le 64 etichette premiate dal celebre critico e degustatore, ma non solo.

I_Migliori_Vini_per_Luca_Maroni
La serata inaugurale della kermesse, giunta alla sua ventiduesima edizione, ha visto la proclamazione dei vincitori delle varie sezioni e la consegna di alcuni premi speciali come quello conferito al produttore Castellini, che grazie ad una fortuita scoperta, si è ritrovato nel giardino di casa la vigna di Leonardo Da Vinci, a questi donata da Ludovico il Moro come ricompensa per la creazione del celeberrimo affresco del Cenacolo. Dopo intensi studi e scavi, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano è stato possibile procedere al reimpianto delle radici sopravvissute, e si attenderà la prima vendemmia per giudicare la riuscita dell’operazione simbolica di salvataggio.

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