Susucaru 2016 di Frank Cornelissen: una bevuta dalle piacevoli conseguenze

“De Frank Cornelissen”, ovvero di quel meraviglioso pazzo belga innamorato dell’Etna al punto da eleggerlo a luogo ideale per viverci e farci il vino, con la V maiuscola. Se nessuno ha mai fatto un trattato su quest’uomo e sui suoi strepitosi vini, io mi candido volentieri alla fatica immane di imprigionare quest’anima ribelle e la sua filosofia in un volume da tramandare ai posteri.

Come scrive Andrea Petrini sul suo blog, Percorsi di Vino:

“Frank Cornelissen ama la viticoltura naturale e il Nerello Mascalese che, a suo modo di vedere, possiede il frutto e l’eleganza del Pinot Nero di Borgogna e i tannini asciutti del grande Nebbiolo Piemontese.
Diventato quasi un maestro Zen nel suo campo, fonda la sua filosofia produttiva sul principio che l’uomo è incapace di capire la Natura nella sua totalità, la sua complessità e le sue interazioni e, per tale motivo, osservando i vari cambiamenti energetici e cosmici, ha scelto di assecondare Madre Natura anziché fare di testa propria.
Tutto questo per dire che il nostro vignaiolo lascia la sua terra completamente libera, non solo dalla chimica, ma anche da tutte le altre lavorazioni, anche di tipo biodinamico, perché dimostrerebbero l’incapacità dell’uomo di assecondare la Natura”.

Purtroppo non ho ancora avuto la fortuna di incontrare Cornelissen, ma presto spero di avere un po’ di tempo per andare a scovarlo a Solicchiata, pendici nord dell’Etna, dove ha materializzato in vini da sogno l’essenza della Montagna, come la chiamano da quelle parti. Per ora, in attesa di potermi dedicare al “De Frank Cornelissen”, mi limito a raccontare una delle personali e recentissime esperienze d’assaggio di uno dei suoi eccezionali vini, il Susucaru, bevuto non da solo. Continua a leggere

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Naturalmente vino

“A bottle of wine contains more philosophy than all the books in the world.”

Louis Pasteur (1822-1895)

Il primo post di questo 2017 voglio dedicarlo interamente a qualcosa di concettuale e probabilmente per molti, fra i pochi masochisti che si dilettano a leggere occasionalmente quello che scrivo in questo mio blog, sarà noioso. Perdonatemi ma alle volte avverto la necessità di avventurarmi in elucubrazioni che si allontanano un po’ dalla sostanza del vino e si avvicinano di più all’essenza (anche se per me entrambe le cose coincidono). Non è del tutto casuale, infatti, che qualche anno fa, quando decisi di cominciare questa avventura di wineblogger discontinuo scelsi di “rubare” il titolo di un libro che mi era particolarmente piaciuto (Vinosofia, di Roberto Cipresso e Giovanni Negri) per usarlo qui. La celebre frase di Louis Pasteur che riporto come citazione d’apertura, e che in molti erroneamente attribuiscono a Ernest Hemingway, mi ha sempre fatto riflettere molto su ciò che il vino è per l’uomo (in generale) e per me (in particolare).

vino-tramontoSecoli di incroci, innesti, selezioni massali e clonali, fanno della vite (e di conseguenza del suo frutto, l’uva, dal quale il vino viene prodotto), un organismo geneticamente modificato. Questo è un concetto che in molti utilizzano a sostegno delle proprie posizioni nella disputa che in questi ultimi anni ha grande vigore nel mondo del vino: quella che vede schierate filosofie produttive e eserciti di aggettivi abbinati alla parola vino (convenzionale, libero, naturale, biologico, biodinamico, vero, industriale) che mandano in confusione il bevitore non adeguatamente informato. Ho sviluppato una concezione tutta mia che a pochi interesserà, ma visto che il blog è mio ve la racconto e chi se ne frega se la metà di quelli che ancora stanno leggendo questo post ora smetterà di farlo. Continua a leggere

Vinosofia

Ho rubato il titolo di un libro di Roberto Cipresso e Giovanni Negri per dare il nome a questo blog, un po’ perché il termine Vinosofia mi ispirava, in parte perché il libro mi ha catturato e omaggiarlo mi sembrava giusto, ma soprattutto perché fra le pagine di questo libro ho trovato l’essenza del mio rapporto con il vino che va al di là dei piaceri sensoriali della degustazione.

Dentro il vino è racchiusa una vera e propria filosofia con la quale è possibile affrontare la vita. Ciò che rende unico un vino non è solo la sua distinta personalità, ma la sua grande capacità di evocare, parlare, tradurre, narrare. Per chi lo sa ascoltare il vino è in grado di schiudere le porte del mistero delle profondità della terra.

vinosofia

Grandi rossi, bianchi da amare, perfette bollicine. Trentotto indimenticabili bicchieri, dal Brunello di Montalcino alla Falanghina, dal Pinot Nero al Franciacorta, dal Cabernet al Porto, dal Syrah all’Amarone, dal Barbaresco al Tokaji, dal Primitivo di Manduria allo Champagne. […] Non solo racconta di ogni vino che storia ha, da dove viene – e spesso sono racconti e aneddoti tanto straordinari da sembrare impossibili, epici o drammatici, romantici e guerreschi, erotici ed eroici ma soprattutto che sensazioni offre, cosa dice a tutti noi oggi, mentre lo beviamo, e in quale momento dell’esistenza ci può accompagnare. Perché la terra conosce profondità che l’uomo non immagina. Utile e seducente al tempo stesso, un nuovo viaggio nella filosofia del vino, della vite, della vita, che fa riaffiorare tutte le emozioni che un grande bicchiere sa suscitare.”

(dalla seconda di copertina di Vinosofia)