Champagne di qualità a prezzi contenuti: Brut Sélection di Leclère-Pointillart

Quando ci si avvicina alle bollicine francesi spesso e volentieri si crede a priori che abbiano necessariamente un livello di qualità superiore a quelle italiane. Questo pregiudizio a favore dei cugini d’Oltralpe vale ovviamente per gli champagnes e non per il resto degli spumanti transalpini anche perché, e non temo smentita, il 95% dei consumatori italiani probabilmente non ha la più pallida idea di cosa sia la Blanquette de Limoux e altrettanto difficilmente conosce qualche etichetta di Crémant, sia esso d’Alsace, de Bourgogne, de Bordeaux,  du Jura, de Loire o di qualunque altra zona vinicola della Francia.

spumanti-e-champagne

Non voglio estenuarvi con lunghissime spiegazioni su ogni singolo vino, vi darò solo pochi concetti chiari che vi aiuteranno (spero) a fare le distinzioni del caso. Champagne, Blanquette e i vari Crémant sono tutti vini spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, il cosiddetto metodo classico (o champenoise, proprio dal nome della regione in cui viene prodotto lo champagne), come in Italia avviene per i Franciacorta, i Trento Doc, gli Alta Langa, gli Oltrepò Pavese Metodo Classico e per tutti gli altri spumanti metodo classico che non appartengono a specifiche denominazioni (in questo blog ve ne ho già descritti diversi).

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Château Climens, l’eleganza inconfondibile del Sauternes “signore di Barsac”

Avere l’occasione di partecipare a una verticale di Sauternes, in termini di emozioni, per un amante di questo straordinario mondo equivale a quella che un calciofilo potrebbe provare nell’assistere dal vivo ad una partita della fase finale (quarti o semifinale) della Uefa Champion’s League, con la propria squadra in campo. Se poi la verticale è quella di un Premier Cru Classé allora è come stare seduto in tribuna d’onore durante la finale, specie se il Premier Cru in questione è Château Climens, forse il più elegante, di certo il più verticale e minerale, dei Sauternes, signore indiscusso di Barsac e secondo solo alla leggenda Château d’Yquem.

Château Climens a Barsac

Château Climens a Barsac

Non credo sia carino da parte mia menarvela troppo con le AOC e le varie classificazioni del bordolese (Sauternes e Barsac sono situate nel cuore delle Graves, poco a sud di Bordeaux, e quindi sono soggette alla stessa tipologia di classificazione in base allo Château),  tanto meno dubito che possa interessarvi troppo, ma prima di raccontarvi nel dettaglio della straordinaria esperienza vissuta con la verticale di Château Climens, credo sia invece opportuno raccontare qualcosa sui Sauternes in generale e sul loro territorio di provenienza.

I 2.200 ettari di vigneti dell’areale del sauternais si trovano a 40-50 km a sud-est di Bordeaux, sulla sponda sinistra della Garonna. L’Appellation di Sauternes comprende cinque comuni: Fargues, Preignac, Bommes, Sauternes e Barsac. Quest’ultima è anche una denominazione, per cui i vignaioli possono optare per mantenerla in etichetta, oppure impiegare semplicemente Sauternes. Continua a leggere

Le Vin Noir: la riscossa del Malbec – Château Saint-Didier-Parnac Prieuré de Cénac AOC Cahors 2004

Fin dal Medioevo, solo il vino proveniente dalle vigne della zona di Quercy, l’antica provincia del sud-ovest della Francia, poteva fregiarsi dell’appellativo di vino nero. Il perché è presto detto: provate a mettere una bottiglia in controluce e apprezzerete le tonalità dense e profonde come l’inchiostro. I vini rossi di Cahors sono considerati i più scuri al mondo, oltre ad essere tra i vini francesi più strutturati e ricchi. 

un grappolo di Malbec

un grappolo di Malbec

Nel 1971 i vigneti della zona di Cahors hanno acquisito l’ambita qualifica di A.O.C. (Appellation d’Origin Controllée): secondo i rigidi regolamenti dell’Appellation, il Cahors dev’essere composto da almeno il 70% di Malbec e, per il restante 30%, dal più rotondo Merlot o dall’autoctono Tannat, il cépage così ricco in tannini da farne derivare il proprio nome.
Tra i vini francesi, il Malbec è il vitigno più rappresentativo della categoria tutta francese dei vini neri, nome dovuto all’intensità del rosso cupo, con riflessi di porpora e di viola.  Al palato il Malbec si offre corposo, robusto, di buona acidità e di componente tannica di qualità elegante. Fino a qualche decennio fa veniva usato spesso nel taglio dei vini bordolesi, che poi si sono orientati verso vitigni più semplici da gestire.  Continua a leggere

Le Beaujolais Nouveau est arrivé…(da qualche giorno)

«Spillate, gente, il vino che sgorga nuovamente dalle botti: un vino discreto, pieno e agile come uno scoiattolo nei boschi, un vino che non sa affatto di marcio o di acre. Corre il vino sulla feccia, asciutto e vivo, chiaro come le lacrime del pescatore, un vino indissociabile dalla lingua. Guardatelo inghiottire la propria schiuma, osservatelo mentre saltella, scintilla, frigge. Tenetelo per un po’ in bocca, sentirete il suo sapore arrivarvi nel cuore»

(le Jeu de Saint-Nicolas, Jean Bodel d’Arras, 1200 ; testo pronunciato dal banditore di vino Raoulet per annunciare l’arrivo del vino novello nelle strade di Parigi).

Ogni anno, il terzo giovedì di novembre ricorre l’uscita del Beaujolais Nouveau, uno dei vini francesi più conosciuti e senz’altro il più celebre dei vini novelli. Come quello di altri vini novelli, l’arrivo del beaujolais nouveau preannuncia l’arrivo della stagione autunnale. Quest’anno il giorno d’uscita (o di immissione sul mercato, se preferite) del beaujolais nouveau è stato il 21 novembre, giusto una manciata di giorni fa, e i nostri cugini d’Oltralpe ne hanno approfittato per festeggiare il loro celebre vino novello come noi abbiamo fatto con il nostro a San Martino.

le BN est arrivé

Gli eventi in programma per la festa del beaujolais nei paesi di BeaujeuVillefrancheBelleville Tarare, sono stati numerosi e ricchi anche quest’anno: concerti, spettacoli teatrali ed anche la consueta maratona del Beaujolais che ogni anno richiama centinaia di partecipanti. Ma l’arrivo del beaujolais nouveau non è solo una festa di piazza: nei loro calici, addetti ai lavori e appassionati ogni anno possono degustare un prodotto che riassume un’intera filosofia produttiva. Il marchio del Beaujolais infatti, raggruppa più di cinquantanove viticoltori che adottano nelle loro azienda una metodologia volta a rispettare principi di qualità nell’intera filiera produttiva. Continua a leggere