Champagne di qualità a prezzi contenuti: Brut Sélection di Leclère-Pointillart

Quando ci si avvicina alle bollicine francesi spesso e volentieri si crede a priori che abbiano necessariamente un livello di qualità superiore a quelle italiane. Questo pregiudizio a favore dei cugini d’Oltralpe vale ovviamente per gli champagnes e non per il resto degli spumanti transalpini anche perché, e non temo smentita, il 95% dei consumatori italiani probabilmente non ha la più pallida idea di cosa sia la Blanquette de Limoux e altrettanto difficilmente conosce qualche etichetta di Crémant, sia esso d’Alsace, de Bourgogne, de Bordeaux,  du Jura, de Loire o di qualunque altra zona vinicola della Francia.

spumanti-e-champagne

Non voglio estenuarvi con lunghissime spiegazioni su ogni singolo vino, vi darò solo pochi concetti chiari che vi aiuteranno (spero) a fare le distinzioni del caso. Champagne, Blanquette e i vari Crémant sono tutti vini spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, il cosiddetto metodo classico (o champenoise, proprio dal nome della regione in cui viene prodotto lo champagne), come in Italia avviene per i Franciacorta, i Trento Doc, gli Alta Langa, gli Oltrepò Pavese Metodo Classico e per tutti gli altri spumanti metodo classico che non appartengono a specifiche denominazioni (in questo blog ve ne ho già descritti diversi).

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Scuro, succulento e polposo…arriva dalla Transilvania il vino adatto ai vampiri: Crepuscul by Liliac

Se dico Transilvania, a cosa pensate? Non bluffate, so benissimo che il primo pensiero è per lui. Cultori dell’horror, amanti del romanzo gotico dell’Ottocento o nulla di tutto questo, tutti, e dico tutti, alla parola Transilvania associate il nome Dracula e non senza un sottile brivido che corre lungo la schiena richiamate alla mente una serie di immagini poco rassicuranti: bianchi canini aguzzi, rivoli di sangue, stormi di pipistrelli, notti tempestose, tramonti nebbiosi e manieri arroccati su picchi rocciosi inaccessibili.

Uno scorcio paesaggistico della Transilvania

Uno scorcio paesaggistico della Transilvania

E come biasimarvi se le suggestioni letterarie di Bram Stoker e quelle cinematografiche di Francis Ford Coppola hanno letteralmente trasformato verdi vallate, fitti boschi e graziosi borghi di architetture in stile teutonico (per intenderci osservando alcune foto che potete trovare comodamente in rete sembra di stare in Alto Adige o nel Tirolo austriaco) in brumosi territori di caccia per sanguinari vampiri? Cerchiamo di ristabilire l’ordine. La Transilvania è il cuore della Romania, non solo geograficamente parlando ma anche dal punto di vista vitivinicolo. Quindi, Transilvania vuol dire vino, e da parecchio anche. Continua a leggere

Château Climens, l’eleganza inconfondibile del Sauternes “signore di Barsac”

Avere l’occasione di partecipare a una verticale di Sauternes, in termini di emozioni, per un amante di questo straordinario mondo equivale a quella che un calciofilo potrebbe provare nell’assistere dal vivo ad una partita della fase finale (quarti o semifinale) della Uefa Champion’s League, con la propria squadra in campo. Se poi la verticale è quella di un Premier Cru Classé allora è come stare seduto in tribuna d’onore durante la finale, specie se il Premier Cru in questione è Château Climens, forse il più elegante, di certo il più verticale e minerale, dei Sauternes, signore indiscusso di Barsac e secondo solo alla leggenda Château d’Yquem.

Château Climens a Barsac

Château Climens a Barsac

Non credo sia carino da parte mia menarvela troppo con le AOC e le varie classificazioni del bordolese (Sauternes e Barsac sono situate nel cuore delle Graves, poco a sud di Bordeaux, e quindi sono soggette alla stessa tipologia di classificazione in base allo Château),  tanto meno dubito che possa interessarvi troppo, ma prima di raccontarvi nel dettaglio della straordinaria esperienza vissuta con la verticale di Château Climens, credo sia invece opportuno raccontare qualcosa sui Sauternes in generale e sul loro territorio di provenienza.

I 2.200 ettari di vigneti dell’areale del sauternais si trovano a 40-50 km a sud-est di Bordeaux, sulla sponda sinistra della Garonna. L’Appellation di Sauternes comprende cinque comuni: Fargues, Preignac, Bommes, Sauternes e Barsac. Quest’ultima è anche una denominazione, per cui i vignaioli possono optare per mantenerla in etichetta, oppure impiegare semplicemente Sauternes. Continua a leggere

La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte seconda)

(continua da: La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene)

Dopo il tour completo dell’Acropoli e delle sue meraviglie, i nostri piedi esigevano una tregua e chiedevano una razionalizzazione del percorso di visite della giornata successiva. Operata la scelta di selezionare con cura ciò che avremmo visto, vale la pena dire che il terzo giorno da ateniese è stato quello vissuto in “slow mood”, quasi sulle note di un hasapiko (danza popolare alla base del celebre Sirtaki di Mikis Theodorakis).

Moussaka

Moussaka

Di sicuro è stato quello che ha riservato maggiori soddisfazioni sotto il profilo gastronomico visto che sia a pranzo che a cena abbiamo mangiato divinamente e anche gli assaggi enoici si sono dimostrati all’altezza della giornata. Dopo aver visitato i resti della Biblioteca di Adriano sotto un sole cocente, io e i miei compagni di viaggio abbiamo evitato di cadere nella trappola dei menu turistici omologati (molti locali di Plaka e Monastiraki hanno letteralmente lo stesso menu, stampato da chissà chi, identico per piatti, bevande, colori, foto e prezzi) e siamo stati catturati da un simpatico “buttadentro” che conosceva alla perfezione l’italiano e ci siamo fermati così nel primo ristorante di Monastiraki che non aveva il “menu confezionato”. Continua a leggere

La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte prima)

Il vino per l’uomo è come l’acqua per le piante, che in giusta dose le fa stare bene erette. (Platone – Atene, 428 a.C. circa – Atene, 348 a.C. circa)

Il vino eleva l’ anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo. (Pindaro – Cinocefale, 518 a.C. circa – Argo, 438 a.C. circa)

Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente.  (Eschilo – Eleusi, 525 a.C. – Gela, 456 a.C.)

Senza Roma e la sua grande espansione territoriale, alla quale si è accompagnata l’estensione della coltura della vite, il vino probabilmente non sarebbe la bevanda che oggi beviamo con diletto. La medesima considerazione dobbiamo farla in merito a ciò che gli antichi colonizzatori greci fecero, introducendo la vite e il culto del vino, nelle terre e nei luoghi in cui arrivavano. Da quei luoghi la diffusione fu ampia e imponente e ancora oggi, a distanza di decine di secoli, i risultati sono vivi e ben radicati nelle culture dei paesi Europei. Nonostante l’importanza del vino nella cultura dell’antica Grecia, un fattore che avrebbe fatto pensare ad uno sviluppo dell’enologia del paese senza pari in nessun altro luogo del mondo, la produzione di vino in Grecia ha vissuto nei secoli scorsi un lungo periodo di recessione. Solo di recente, in particolar modo negli ultimi 30 anni, l’enologia greca, nel tentativo di recuperare il terreno perduto, sta muovendo passi incoraggianti verso la produzione di vini di qualità.

Scrivere di quello che non ho vissuto personalmente non mi appartiene e sebbene in questo mio piccolo blog mancasse finora un post dedicato alla madrepatria enoica dell’occidente e sebbene ci fosse da parte mia l’intenzione di colmare questa lacuna ho dovuto attendere l’occasione di un viaggio nella Grecia di oggi, e più precisamente ad Atene, per raccontare il mio primo incontro con i vini dell’odierna Ellade. Continua a leggere

Il primo sorso di Sud Africa: Pinotage 2012 Cape Dreams

Quando si parla di Sud Africa, quasi automaticamente vengono in mente la figura gigantesca di Nelson Mandela e la triste pagina dell’apartheid; le miniere di diamanti, le fredde acque e i forti venti del Capo di Buona Speranza, i grandi parchi naturali e la savana popolata da leoni, gazzelle, zebre e struzzi; le chiassose vuvuzela ascoltate negli stadi dei mondiali di calcio del 2010, l’epica vittoria del mondiale di rugby del 1995 ottenuta dagli springboks capitanati da François Pienaar e la favola del campione paralimpico Oscar Pistorius e il suo triste epilogo. Semplicistiche associazioni di idee che escludono il vino dagli emblemi della nazione arcobaleno. Un’esclusione, a dire il vero, piuttosto incomprensibile se si considera che il paese ha alle spalle una storia vitivinicola che ha le sue radici nell’immigrazione di francesi e olandesi a fine ‘600 e inizio ‘700.

Vigneti a Stellenbosch

Vigneti a Stellenbosch

La storia dell’enologia sud Africana ha inizio verso la metà del 1600 ad opera di quello che è da tutti considerato come il padre della vitivinicoltura del Sud Africa: Jan van Riebeeck. Nell’intento di realizzare un punto di ristoro e di sosta per le navi della Compagnia delle Indie Olandesi in rotta verso i paesi dell’estremo oriente, Continua a leggere

Le Vin Noir: la riscossa del Malbec – Château Saint-Didier-Parnac Prieuré de Cénac AOC Cahors 2004

Fin dal Medioevo, solo il vino proveniente dalle vigne della zona di Quercy, l’antica provincia del sud-ovest della Francia, poteva fregiarsi dell’appellativo di vino nero. Il perché è presto detto: provate a mettere una bottiglia in controluce e apprezzerete le tonalità dense e profonde come l’inchiostro. I vini rossi di Cahors sono considerati i più scuri al mondo, oltre ad essere tra i vini francesi più strutturati e ricchi. 

un grappolo di Malbec

un grappolo di Malbec

Nel 1971 i vigneti della zona di Cahors hanno acquisito l’ambita qualifica di A.O.C. (Appellation d’Origin Controllée): secondo i rigidi regolamenti dell’Appellation, il Cahors dev’essere composto da almeno il 70% di Malbec e, per il restante 30%, dal più rotondo Merlot o dall’autoctono Tannat, il cépage così ricco in tannini da farne derivare il proprio nome.
Tra i vini francesi, il Malbec è il vitigno più rappresentativo della categoria tutta francese dei vini neri, nome dovuto all’intensità del rosso cupo, con riflessi di porpora e di viola.  Al palato il Malbec si offre corposo, robusto, di buona acidità e di componente tannica di qualità elegante. Fino a qualche decennio fa veniva usato spesso nel taglio dei vini bordolesi, che poi si sono orientati verso vitigni più semplici da gestire.  Continua a leggere