Sparkle day 2016 – La (mia) Top 10 delle bollicine italiane premiate

Bollicine che passione. Da quando frequento con assiduità manifestazioni di carattere enologico la mia passione per le bollicine  è cresciuta in maniera quasi smisurata e non potevo assolutamente perdermi la presentazione di Sparkle 2016, la bella guida alle bollicine secche italiane di Cucina & Vini.

La manifestazione organizzata sabato 21 novembre nella cornice del Westin Excelsior di via Veneto a Roma, con tutti i suoi limiti tecnici (leggasi temperature di servizio in alcuni casi inadeguate, bottiglie esaurite velocemente) è stata un successo di pubblico e ha dato l’opportunità a tanti amanti degli spumanti italiani di degustare praticamente il meglio (con alcune ovvie e scontate eccezioni vista la scelta di alcune cantine di non portare in assaggio alcuni campionissimi) delle bollicine made in Italy, metodo classico e Martinotti-Charmat, ad un prezzo davvero conveniente: 15 euro.

bollicineIn una serata ricca di assaggi gustosi e appaganti, fra bollicine croccanti e suadenti profumi, sorsi di volta in volta avvolgenti, spigolosi e verticali ho personalmente individuato i 10 calici più buoni della serata. Ovviamente la mia personalissima selezione deve fare i conti non solo con la mia assoluta (e per alcuni forse ingiustificata) avversione per le bollicine ottenute da rifermentazione in autoclave ma anche e soprattutto con assenze pesanti. Continua a leggere

I Migliori Vini Italiani di Luca Maroni sbarcano a Roma: 64 le etichette premiate

L’edizione 2015 de “I Migliori Vini Italiani” è stata un grande successo per gli organizzatori e per gli appassionati. Dopo averla presentata a Frascati, Milano e Firenze, Luca Maroni ha svelato la sua ultima fatica, l’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2015, arrivato alla sua 22esima edizione, anche nella Capitale. La quattro giorni dedicata all’eccellenza dell’enologia italiana si è svolta ancora una volta nella suggestiva cornice del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, dal 12 al 15 febbraio, e ha ottenuto il favore di un pubblico nutrito di enoappassionati e di semplici curiosi che si sono avvicendati ai banchi d’assaggio per degustare le 64 etichette premiate dal celebre critico e degustatore, ma non solo.

I_Migliori_Vini_per_Luca_Maroni
La serata inaugurale della kermesse, giunta alla sua ventiduesima edizione, ha visto la proclamazione dei vincitori delle varie sezioni e la consegna di alcuni premi speciali come quello conferito al produttore Castellini, che grazie ad una fortuita scoperta, si è ritrovato nel giardino di casa la vigna di Leonardo Da Vinci, a questi donata da Ludovico il Moro come ricompensa per la creazione del celeberrimo affresco del Cenacolo. Dopo intensi studi e scavi, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano è stato possibile procedere al reimpianto delle radici sopravvissute, e si attenderà la prima vendemmia per giudicare la riuscita dell’operazione simbolica di salvataggio.

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Un vino è come un figlio? No, come due…Eleo Lison Docg 2012 Tenute Mosole

I figli, si sa, “so piezz ‘e core” e se casualmente possedete un’azienda vitivincola e vi riesce di fare quello che voi (e forse non solo voi) ritenete un gran bel vino, è abbastanza facile che alla vostra creatura diate il nome di un famigliare al quale siete molto legati. E quale legame è più forte di quello che c’è fra un genitore e i propri figli? Lucio Mosole, proprietario dell’azienda vinicola Tenute Mosole, a San Stino di Livenza, ha dedicato ai suoi due figli, Eleonora e Leonardo, due delle sue migliori realizzazioni: un Eleo (è l’acronimo dei loro nomirosso e un Eleo bianco.

Viti Lison

Il primo è un Lison Pramaggiore Doc fatto con Merlot, Cabernet e Refosco e il secondo è un Lison Docg, prodotto da uve Tocai in purezza,  oggi denominato Tai in Veneto e Friulano in Friuli dopo la nota diatriba fra Italia e Ungheria circa la paternità del vitigno stesso. Non avendo la minima intenzione di aggiungere un capitolo alla lunga e ormai conclusa storia della guerra del Tokaji, mi rassegnerò a non utilizzare più il suggestivo nome ormai monopolio ungherese e continuerò a chiamare il vitigno Tai o Friulano a seconda della zona in cui è coltivato. Continua a leggere

Un vino per San Valentino? Semplicemente quello che piace di più a entrambi

“Mi daresti un consiglio?”

“Certo, chiedi pure”.

“Che vino mi suggerisci per festeggiare San Valentino?”

“Ehm…”

A volte gli amici riescono a farti delle domande alle quali non esiste una risposta esatta, o meglio non ne esiste solo una e allo stesso tempo, nessuna di quelle che puoi offrire può risultare quella giusta. La domanda potrebbe essere mal posta e la mia risposta potrebbe essere senza dubbio poco soddisfacente per ciascuno di voi. Il vino lo si può abbinare al cibo, sicuramente si può scegliere di stappare un’etichetta prestigiosa per particolari occasioni, ma per quale ragione dovrebbe esserci un vino particolare da adattare alla festa degli innamorati? san valentino 2

Così su due piedi mi viene da consigliarvi di prendere una bella bottiglia di Champagne, magari un Krug o un DomPerignon d’annata (se non volete correre rischi controllate le annate migliori). Se però mi fermo un secondo e penso all’amore e alla passione in termini cromatici allora mi viene quasi naturale spingervi verso una bottiglia di rosso. Ok, ma quale? E se fosse un rosso con le bollicine? Magari una bella bottiglia di Lambrusco, o di Barbera frizzante? Perché non una Bonarda dell’Oltrepò Pavese, o meglio ancora un Brachetto? Però le bollicine non piacciono a tutti… Continua a leggere

Bollicine a Capodanno, bollicine tutto l’anno

Nel mio soggiorno natalizio in quel di Trento non mi sono limitato ad assaggiare solo vino prodotto in quella terra benedetta, attraversata dall’Adige. I vini che hanno accompagnato i pranzi e le cene tridentine sono stati i più svariati e tutti (o quasi) fieri rappresentanti del made in Italy vitivinicolo ad eccezione di una bottiglia di Grasa de Cotnari che ho deciso di condividere con i miei cari dopo averlo conosciuto personalmente. Hanno fatto la loro comparsa in tavola splendide bottiglie di Teroldego Rotaliano, Chianti Classico, Prosecco di Valdobbiadene, Moscato d’Asti, Pinot Bianco, Barolo e  Prosecco di Treviso Doc.

Oggi mi soffermerò a parlarvi proprio di quest’ultimo, il Prosecco Doc di Treviso, che è stato il vino che ha accompagnato alla perfezione l’ultima cena del 2013, occasione che mi ha visto esibirmi ai fornelli e che, con un afflato di egocentrismo culinario, oserei definire un successone (visto che nessuno è finito in ospedale e che nulla di quanto ho cucinato è stato scaraventato dalla finestra assieme al vecchio anno). bollicine made in Italy

Potrei mettermi a fare il solito discorsone sull’utilizzo degli spumanti brut come vini da tutto pasto, sottolineando quanto sia riduttivo nei loro confronti relegarli al solo ruolo di vini-aperitivo o di vini da brindisi, potrei farlo, ma non lo farò. Prendendo ispirazione dalla prefazione de I pensieri oziosi di un ozioso, la prima opera pubblicata da Jerome Klapka Jerome (uno degli autori più spassosi di tutti i tempi), mi verrebbe da dire che:

“Nessuno dei miei post ha la pretesa di insegnare alcunché, tanto meno questo. Questo mio blog non eleverebbe una mucca e in coscienza non posso raccomandarlo per nessun utile scopo se non quello di offrirvi un diversivo quando sarete stanchi di leggere i mille blog più belli e i cento siti più eruditi sul vino”. Continua a leggere

Viaggio (immaginario/didattico) in Valpolicella

Mi sono colpevolmente assentato per un pò, ma oggi mi rifarò con gli interessi parlandovi di una terra speciale che ha fra i suoi frutti una gamma di vini altrettanto speciali fra i quali spiccano due assoluti campioni l’Amarone e il Recioto.

Signori oggi vi porto in Valpolicella.

Per presentarvela ecco i versi a lei dedicati da Ippolito Pindemonte, di sovente ospite a Villa Mosconi a Novare, località del comune di Negrar:

«Son cari a Bacco questi colli e cara

questa fonte alle Najadi è non meno.

Se troppo di quel nume hai caldo il seno,

tu con quest’acque a rinfrescarlo impara.»

Il significato del nome “Valpolicella” non è certo ed è stato oggetto di svariati dibattiti lungo i secoli. Una delle ipotesi fatte è che derivi dal latino Vallis-polis-cellae, che tradotto letteralmente significa “valli dalle molte cantine”.

valpolicella-1

In realtà, però, il termine non compare prima del XII secolo; infatti fino allora si parla sempre di una Valpolicella divisa in due grandi territori: la val Veriago (la parte più orientale con Negrar) e la val Pruvuaiano (la parte centrale). Il toponimo, quindi, è forse originato dal fatto che i funzionari del Comune di Verona incaricati della amministrazione della valle, arrivavano lungo l’Adige fino a Pol (Santa Lucia di Pescantina) e da lì poi si spostavano poi negli altri paesi vicini: da qui deriverebbe quindi Valpolesela, cioè valle di Pol. Continua a leggere