Susucaru 2016 di Frank Cornelissen: una bevuta dalle piacevoli conseguenze

“De Frank Cornelissen”, ovvero di quel meraviglioso pazzo belga innamorato dell’Etna al punto da eleggerlo a luogo ideale per viverci e farci il vino, con la V maiuscola. Se nessuno ha mai fatto un trattato su quest’uomo e sui suoi strepitosi vini, io mi candido volentieri alla fatica immane di imprigionare quest’anima ribelle e la sua filosofia in un volume da tramandare ai posteri.

Come scrive Andrea Petrini sul suo blog, Percorsi di Vino:

“Frank Cornelissen ama la viticoltura naturale e il Nerello Mascalese che, a suo modo di vedere, possiede il frutto e l’eleganza del Pinot Nero di Borgogna e i tannini asciutti del grande Nebbiolo Piemontese.
Diventato quasi un maestro Zen nel suo campo, fonda la sua filosofia produttiva sul principio che l’uomo è incapace di capire la Natura nella sua totalità, la sua complessità e le sue interazioni e, per tale motivo, osservando i vari cambiamenti energetici e cosmici, ha scelto di assecondare Madre Natura anziché fare di testa propria.
Tutto questo per dire che il nostro vignaiolo lascia la sua terra completamente libera, non solo dalla chimica, ma anche da tutte le altre lavorazioni, anche di tipo biodinamico, perché dimostrerebbero l’incapacità dell’uomo di assecondare la Natura”.

Purtroppo non ho ancora avuto la fortuna di incontrare Cornelissen, ma presto spero di avere un po’ di tempo per andare a scovarlo a Solicchiata, pendici nord dell’Etna, dove ha materializzato in vini da sogno l’essenza della Montagna, come la chiamano da quelle parti. Per ora, in attesa di potermi dedicare al “De Frank Cornelissen”, mi limito a raccontare una delle personali e recentissime esperienze d’assaggio di uno dei suoi eccezionali vini, il Susucaru, bevuto non da solo. Continua a leggere

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La pinkwinelist 2017: i 10 rosati più cool di quest’estate (appena trascorsa)

La torrida estate 2017 è nella sua fase conclusiva e con colpevole ritardo propongo ai pochi e affezionati lettori di questo presuntuoso blog la mia personalissima selezione dei 10 rosati dell’estate appena trascorsa. Una selezione “postuma” rispetto all’uscita delle due edizioni precedenti di questa “rubrica” tanto attesa (solo dal sottoscritto, ne sono consapevole, ma vi prego, fatemi vivere nell’illusione di avere un grande seguito).


Per il terzo anno consecutivo, quindi, vi propongo una finestra sull’assaggio di alcuni esemplari di una categoria di vini goduriosi che ancora in molti considerano poco. Alcuni perché convinti assertori del dogma che i rosati non sono né carne né pesce, altri perché hanno avuto la sfortuna di imbattersi in vini pessimi nei loro battesimi in rosa e si sono convinti che bene o male tutti i rosati siano quelle dolciastre e Continua a leggere

Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti a Roma: sorprese e assaggi (per me) imperdibili

Duecentododici vignaioli indipendenti con quasi mille vini da poter assaggiare.  La prima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI al Salone delle Fontane di Roma (all’EUR)  sabato 13 e domenica 14 maggio 2017 è riuscita alla grande e ha regalato una due giorni di vacanza in paradiso per gli appassionati del mondo del vino. Ne scrivo oltre un mese dopo? Amen. Pigrizia e impegni vari mi tengono lontano dal blog.  Per fortuna non devo risponderne a un editore.

L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Daniele De Ventura di Little Market e fortemente voluto dagli stessi vignaioli, soprattutto per andare incontro a chi a causa della distanza non è mai riuscito a partecipare all’appuntamento di Piacenza di fine novembre, ha avuto anche un valore istituzionale perché, come spiega Matilde Poggi, presidente FIVI: “Spostarsi verso sud per noi è una priorità ma Roma ha  anche un significato simbolico. È lì che hanno sede le istituzioni ed è lì che vogliamo far sentire sempre di più la voce degli oltre mille Vignaioli Indipendenti di tutta Italia”.

Quello che, nello scenario di marmorea e slanciata architettura littoria del Salone delle Fontane, ha visto migliaia di persone affollarsi agli oltre 200 banchetti dei vignaioli è stato un vero e proprio mercato. L’atmosfera non era esattamente quella di un suk, ma tra cestini e carrellini (sì, c’erano anche quelli perché come a Piacenza, anche a Roma è stato possibile acquistare i vini in degustazione) i numerosi appassionati e i tantissimi curiosi alle prime armi (ce n’erano molti più di quanto potessi pensare) hanno avuto l’occasione quasi unica, di ascoltare direttamente il racconto di chi tutti i giorni vive la vigna e si confronta costantemente con il territorio. Continua a leggere

Alla scoperta delle Cantine Lucà – Territorialità e dinamismo, la ricetta di Santino Lucà per traghettare nel futuro la Calabria dei vini del mito

Una caldissima mattina di metà agosto può non sembrare la scelta ideale per visitare una cantina in una delle regioni del Sud Italia, specie se l’azzurro sfavillante del Mar Ionio ti accompagna durante il viaggio e ti tenta con la promessa di un incontro refrigerante. Ma se ad aspettarti ci sono nettari la cui origine si perde indietro nel tempo là dove i contorni tra storia e mito sono labili e sfocati allora si può resistere alle tentazioni balneari per cedere alla seduzione di Dioniso.

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La destinazione del viaggio è Bianco, cuore della denominazione Greco di Bianco, l’unico passito Doc della Calabria, e sede delle Cantine Lucà. Si tratta di un’azienda a conduzione familiare, che produce anche olio, agrumi e cereali. Siamo nel cuore della Locride, quel pezzo di costa ionica della provincia di Reggio Calabria che prende il nome di Riviera dei gelsomini e che circa 3000 anni fa fu oggetto della colonizzazione di Achei e Locresi. A poca distanza da Bianco infatti sorgono le vestigia dell’antica polis magnogreca di Locri Epizefiri. Continua a leggere

Montepulciano d’Abruzzo Doc – Mazzamurello 2013: l’imperdibile vino-folletto di Torre dei Beati

Credete ai folletti? Io della loro esistenza non ne sono mai stato molto convinto, ma da qualche mese a questa parte inizio a pensare che ce ne sia uno, particolarmente dispettoso, che mi ha preso di mira. Si tratta di un folletto abruzzese che credo si diverta a nascondere i miei appunti di degustazione. Questo post infatti avrei dovuto scriverlo diversi mesi fa, ma a causa della scomparsa del taccuino su cui avevo appuntato le note relative all’assaggio del vino di cui sto per parlarvi, non sono riuscito a portare a termine questo mio proposito prima di oggi. Si chiama Mazzamurello. Il folletto…e anche il vino.

20160528_231027Nella tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane, in particolare delle Marche e dell’Abruzzo e della zona dei Monti Sibillini, il Mazzamurello è una creatura che appartiene a quello che viene definito ”Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Presenta diversi corrispettivi in tante zone d’Italia e per certi versi è la versione centro-italiana del Leprechaun irlandese.

Questo simpatico folletto ha finito con l’ispirare la giovane azienda Torre dei Beati che ha deciso di chiamare Mazzamurello il suo Montepulciano d’Abruzzo di punta.

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La pinkwinelist 2016: i 10 rosati più cool da bere quest’estate

L’estate è esplosa già da un pezzo e in ritardo rispetto allo scorso anno mi ripresento con la mia personale selezione di rosati per la stagione. Oggi più che mai il mondo beve rosa, grazie a Bacco, i rosati sono tornati di moda, in estate impennano le vendite, e non serve spendere un patrimonio per accaparrarsi una buona bottiglia.

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A lungo, forse per troppo tempo sono stati sottovalutati, per via della loro indole di vini freschi e beverini, profumati e dall’approccio “easy” sono  stati considerati vini “da signorine”, ma ora l’aria è cambiata e  vengono da qualche anno apprezzati per la loro versatilità che li rende adatti a molte occasioni e talvolta sorprendenti nella loro complessità.  Continua a leggere

The world drink pink – Finalmente, grazie a Bacco, è partita la riscossa dei rosati

The world drink pink! Il mondo beve rosa. Ed era ora! Chi mi conosce sa quanto sia critico con le mode che spingono alcuni prodotti enologici del nostro Paese e non solo. Al di là di quelle che hanno contribuito alla crescita in termini di numeri di alcune bollicine italiane, da me scarsamente considerate, non ho mai considerato positive le infatuazioni modaiole.

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E’ vero che il gusto e il marketing sono elementi difficilmente accostabili con la qualità che gli enofili consapevoli cercano, ma non vanno demonizzati. Da anni sogno un’operazione di marketing seria che lanci la volata a vini che trovo ingiustamente poco considerati: i rosati. Ora, grazie a Bacco, finalmente le cose stanno cambiando: si parla sempre di più di rosati e se ne beve sempre di più.   Continua a leggere