Spremuta di Maremma: il Ciliegiolo 2016 di Antonio Camillo

Non avevo ancora assaggiato nessuno dei frutti enoici della mia scorribanda settembrina in Maremma. Ho scelto la serata di ieri per porre rimedio a questa mancanza e stappare una delle bottiglie che mi sono riportato a Roma da quello splendido week end trascorso tra colline meravigliose e splendidi borghi.
L’apertura del Ciliegiolo 2016 di Antonio Camillo (Maremma Toscana Doc Ciliegiolo) mi ha riportato subito con la mente tra le vie di Manciano, Montemerano, Pitigliano e Sovana e prima ancora di versare il vino nel calice mi è scappata una lacrimuccia di nostalgia per quei luoghi.

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Alla scoperta delle Cantine Lucà – Territorialità e dinamismo, la ricetta di Santino Lucà per traghettare nel futuro la Calabria dei vini del mito

Una caldissima mattina di metà agosto può non sembrare la scelta ideale per visitare una cantina in una delle regioni del Sud Italia, specie se l’azzurro sfavillante del Mar Ionio ti accompagna durante il viaggio e ti tenta con la promessa di un incontro refrigerante. Ma se ad aspettarti ci sono nettari la cui origine si perde indietro nel tempo là dove i contorni tra storia e mito sono labili e sfocati allora si può resistere alle tentazioni balneari per cedere alla seduzione di Dioniso.

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La destinazione del viaggio è Bianco, cuore della denominazione Greco di Bianco, l’unico passito Doc della Calabria, e sede delle Cantine Lucà. Si tratta di un’azienda a conduzione familiare, che produce anche olio, agrumi e cereali. Siamo nel cuore della Locride, quel pezzo di costa ionica della provincia di Reggio Calabria che prende il nome di Riviera dei gelsomini e che circa 3000 anni fa fu oggetto della colonizzazione di Achei e Locresi. A poca distanza da Bianco infatti sorgono le vestigia dell’antica polis magnogreca di Locri Epizefiri. Continua a leggere

La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte seconda)

(continua da: La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene)

Dopo il tour completo dell’Acropoli e delle sue meraviglie, i nostri piedi esigevano una tregua e chiedevano una razionalizzazione del percorso di visite della giornata successiva. Operata la scelta di selezionare con cura ciò che avremmo visto, vale la pena dire che il terzo giorno da ateniese è stato quello vissuto in “slow mood”, quasi sulle note di un hasapiko (danza popolare alla base del celebre Sirtaki di Mikis Theodorakis).

Moussaka

Moussaka

Di sicuro è stato quello che ha riservato maggiori soddisfazioni sotto il profilo gastronomico visto che sia a pranzo che a cena abbiamo mangiato divinamente e anche gli assaggi enoici si sono dimostrati all’altezza della giornata. Dopo aver visitato i resti della Biblioteca di Adriano sotto un sole cocente, io e i miei compagni di viaggio abbiamo evitato di cadere nella trappola dei menu turistici omologati (molti locali di Plaka e Monastiraki hanno letteralmente lo stesso menu, stampato da chissà chi, identico per piatti, bevande, colori, foto e prezzi) e siamo stati catturati da un simpatico “buttadentro” che conosceva alla perfezione l’italiano e ci siamo fermati così nel primo ristorante di Monastiraki che non aveva il “menu confezionato”. Continua a leggere

La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte prima)

Il vino per l’uomo è come l’acqua per le piante, che in giusta dose le fa stare bene erette. (Platone – Atene, 428 a.C. circa – Atene, 348 a.C. circa)

Il vino eleva l’ anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo. (Pindaro – Cinocefale, 518 a.C. circa – Argo, 438 a.C. circa)

Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente.  (Eschilo – Eleusi, 525 a.C. – Gela, 456 a.C.)

Senza Roma e la sua grande espansione territoriale, alla quale si è accompagnata l’estensione della coltura della vite, il vino probabilmente non sarebbe la bevanda che oggi beviamo con diletto. La medesima considerazione dobbiamo farla in merito a ciò che gli antichi colonizzatori greci fecero, introducendo la vite e il culto del vino, nelle terre e nei luoghi in cui arrivavano. Da quei luoghi la diffusione fu ampia e imponente e ancora oggi, a distanza di decine di secoli, i risultati sono vivi e ben radicati nelle culture dei paesi Europei. Nonostante l’importanza del vino nella cultura dell’antica Grecia, un fattore che avrebbe fatto pensare ad uno sviluppo dell’enologia del paese senza pari in nessun altro luogo del mondo, la produzione di vino in Grecia ha vissuto nei secoli scorsi un lungo periodo di recessione. Solo di recente, in particolar modo negli ultimi 30 anni, l’enologia greca, nel tentativo di recuperare il terreno perduto, sta muovendo passi incoraggianti verso la produzione di vini di qualità.

Scrivere di quello che non ho vissuto personalmente non mi appartiene e sebbene in questo mio piccolo blog mancasse finora un post dedicato alla madrepatria enoica dell’occidente e sebbene ci fosse da parte mia l’intenzione di colmare questa lacuna ho dovuto attendere l’occasione di un viaggio nella Grecia di oggi, e più precisamente ad Atene, per raccontare il mio primo incontro con i vini dell’odierna Ellade. Continua a leggere

L’Abbazia di Novacella e il Sylvaner Praepositus, re dei bianchi della Valle Isarco

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incedersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo.

da I Racconti, La vigna – Cesare Pavese

 

Raccontare i luoghi del vino è una delle cose più belle e allo stesso tempo più difficili da fare. Ogni luogo è in grado di trasmettere una vasta gamma di emozioni, ma non tutte possono essere tradotte in parole. E non è affatto facile spiegare come e perché questo avvenga, ma alla fine dei conti rendere un lettore partecipe di tutte le emozioni provate da chi scrive è pressoché impossibile.

Spiegarvi cosa è stato per me l’incontro con quel luogo mistico che è l’Abbazia di Novacella non sarà affatto facile, ma ci proverò. Continua a leggere

Gewürztraminer meine Liebe – In piazza a Termeno tra i profumi del Rotkehlchen 2012 e l’estasi di un sorso di Endidae 2011

Una serata intera dedicata al Gewürztraminer. D’altra parte se sei a Termeno (o Tramin come la chiamano da queste parti), la patria d’elezione di quell’uva aromatica che ha iscritta non a caso nel proprio nome la provenienza da questo paesino della Bassa Atesina,  cosa puoi aspettarti se non un celebrazione in grande stile del vino attorno a cui gira buona parte dell’economia vinicola dell’Alto Adige?

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Una ventina tra cantine e aziende vitivinicole dei comuni della Strada del Vino dell’Alto Adige, riunite nella piazza di Termeno, a due passi dalla celebre cantina Hofstätter, sono un’occasione troppo ghiotta per  degustare i migliori Gewürztraminer italiani. E secondo voi un appassionato enostoppista come il sottoscritto se la sarebbe persa? Continua a leggere