Montepulciano d’Abruzzo Doc – Mazzamurello 2013: l’imperdibile vino-folletto di Torre dei Beati

Credete ai folletti? Io della loro esistenza non ne sono mai stato molto convinto, ma da qualche mese a questa parte inizio a pensare che ce ne sia uno, particolarmente dispettoso, che mi ha preso di mira. Si tratta di un folletto abruzzese che credo si diverta a nascondere i miei appunti di degustazione. Questo post infatti avrei dovuto scriverlo diversi mesi fa, ma a causa della scomparsa del taccuino su cui avevo appuntato le note relative all’assaggio del vino di cui sto per parlarvi, non sono riuscito a portare a termine questo mio proposito prima di oggi. Si chiama Mazzamurello. Il folletto…e anche il vino.

20160528_231027Nella tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane, in particolare delle Marche e dell’Abruzzo e della zona dei Monti Sibillini, il Mazzamurello è una creatura che appartiene a quello che viene definito ”Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Presenta diversi corrispettivi in tante zone d’Italia e per certi versi è la versione centro-italiana del Leprechaun irlandese.

Questo simpatico folletto ha finito con l’ispirare la giovane azienda Torre dei Beati che ha deciso di chiamare Mazzamurello il suo Montepulciano d’Abruzzo di punta.


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L’AZIENDA – Torre dei Beati nasce nel 1999 a Loreto Aprutino, comune appartenente al triangolo d’oro dell’olio, oltreché noto per la vocazione alla viticoltura di qualità. I 13 ettari vitati di proprietà di Adriana Galasso e Fausto Albanesi, sono stati convertiti negli anni ad un regime di agricoltura biologico, ad oggi certificato, convinti della necessità di non poter separare la qualità e la genuinità del vino. Dai vigneti di Montepulciano, messi a dimora da papà Rocco nel 1972, ed allevati a pergola abruzzese su suoli calcareo argillosi, prendono vita vini territoriali ed entusiasmanti che riescono a competere con i nomi altisonanti della tradizione abruzzese.

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Il nome dell’azienda deriva da un particolare di un grande affresco del 1400, che si trova nella locale chiesa di S. Maria in Piano. Nella preziosa raffigurazione del Giudizio Universale, la “torre dei beati” rappresenta il traguardo finale a cui, con grandi sforzi e attraverso difficili prove, tendono le anime appena transitate nell’aldilà.
In questa parabola, secondo quanto si legge sul sito dell’azienda loretese, si rispecchia il principio ispiratore della sua attività, “che si basa sulla volontà di esprimere, attraverso attentissime selezioni in vigna e in cantina, il meglio dei vitigni autoctoni che coltiviamo nel territorio particolarmente vocato di Loreto Aprutino”.

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IL VINO – Nella scorsa primavera ho avuto la fortuna di potermi concedere un week end da turista in Abruzzo, ospite a casa di un collega di lavoro a Penne. Nella due giorni di permanenza abruzzese una tappa impostami dal mio ospite e da me accettata assai di buon grado è stata una cena a Font’Artana, celebre ristorante di Picciano, lungo una delle strade del vino abruzzesi e dove ospitalità e qualità della cucina vanno di pari passo e ovviamente viaggiano verso vette altissime. Per accompagnare i piatti sapientemente preparati da Antonio, chef e proprietario di questo meraviglioso locale, abbiamo assaltato due bottiglie di Mazzamurello 2013.

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Nel calice si è mostrato di un bel rosso rubino con sfumature granata. Olfatto profondo e di austera complessità, giocato su note di creme de cassis che aprono la strada a sentori balsamici di ginepro e mirto, accompagnati da soffi di  tostature e di cioccolato amaro. In un secondo momento sono toni scuri a prendere il sopravvento con la profondità minerale della grafite e del sottobosco a svettare su note di liquirizia nera e tabacco. In bocca corrispondenza assoluta, unita a struttura notevole, tannino vellutato e un finale di sapidità ferrosa. Lunghissimo ed equilibrato. Enormi le potenzialità evolutive di questo Montepulciano d’Abruzzo che matura 20 mesi in barrique ed affina 9 mesi in bottiglia. La beva intrigante, a tratti sfacciata e semplice, a tratti ruvida e complessa,  la profondità dei profumi “silvani” e la sua grande capacità di adattarsi a qualsiasi gioco col cibo sono caratteristiche che rendono questo Montepulciano-folletto un assaggio imperdibile.

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