Cuprense 22 2014 Fontorfio – Il metodo classico “sur lies” che sa di sale e limone

Si chiama Cuprense 22 perché è nel cuore di Cossignano (AP), il comune in cui ha sede l’azienda che lo produce, che la Strada provinciale Cuprense 23, che da Grottammare si inerpica sulle dolci colline marchigiane, si incrocia con la Strada provinciale 22.
Sto parlando del vino spumante rifermentato in bottiglia e senza sboccatura di Fontorfio, prodotto per la prima volta con il millesimo 2014.

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Montepulciano d’Abruzzo Doc – Mazzamurello 2013: l’imperdibile vino-folletto di Torre dei Beati

Credete ai folletti? Io della loro esistenza non ne sono mai stato molto convinto, ma da qualche mese a questa parte inizio a pensare che ce ne sia uno, particolarmente dispettoso, che mi ha preso di mira. Si tratta di un folletto abruzzese che credo si diverta a nascondere i miei appunti di degustazione. Questo post infatti avrei dovuto scriverlo diversi mesi fa, ma a causa della scomparsa del taccuino su cui avevo appuntato le note relative all’assaggio del vino di cui sto per parlarvi, non sono riuscito a portare a termine questo mio proposito prima di oggi. Si chiama Mazzamurello. Il folletto…e anche il vino.

20160528_231027Nella tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane, in particolare delle Marche e dell’Abruzzo e della zona dei Monti Sibillini, il Mazzamurello è una creatura che appartiene a quello che viene definito ”Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Presenta diversi corrispettivi in tante zone d’Italia e per certi versi è la versione centro-italiana del Leprechaun irlandese.

Questo simpatico folletto ha finito con l’ispirare la giovane azienda Torre dei Beati che ha deciso di chiamare Mazzamurello il suo Montepulciano d’Abruzzo di punta.

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Champagne di qualità a prezzi contenuti: Brut Sélection di Leclère-Pointillart

Quando ci si avvicina alle bollicine francesi spesso e volentieri si crede a priori che abbiano necessariamente un livello di qualità superiore a quelle italiane. Questo pregiudizio a favore dei cugini d’Oltralpe vale ovviamente per gli champagnes e non per il resto degli spumanti transalpini anche perché, e non temo smentita, il 95% dei consumatori italiani probabilmente non ha la più pallida idea di cosa sia la Blanquette de Limoux e altrettanto difficilmente conosce qualche etichetta di Crémant, sia esso d’Alsace, de Bourgogne, de Bordeaux,  du Jura, de Loire o di qualunque altra zona vinicola della Francia.

spumanti-e-champagne

Non voglio estenuarvi con lunghissime spiegazioni su ogni singolo vino, vi darò solo pochi concetti chiari che vi aiuteranno (spero) a fare le distinzioni del caso. Champagne, Blanquette e i vari Crémant sono tutti vini spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, il cosiddetto metodo classico (o champenoise, proprio dal nome della regione in cui viene prodotto lo champagne), come in Italia avviene per i Franciacorta, i Trento Doc, gli Alta Langa, gli Oltrepò Pavese Metodo Classico e per tutti gli altri spumanti metodo classico che non appartengono a specifiche denominazioni (in questo blog ve ne ho già descritti diversi).

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