Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte seconda)

(continua da: Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte prima))

Proseguendo il percorso della serata,  che ci ha visti partire dalla Daunia per scendere lungo la dorsale adriatica giù fino al Salento, sostando per assaggi interessanti sparsi nella Murgia, l’approdo nella punta meridionale di questa Puglia da bere offerta da Go Wine merita di essere raccontato soprattutto in funzione della scoperta di un’interessantissima azienda, quella di Antonio Pignatelli.  20160524_205146

Come ci racconta il giovane Antonio, la sua famiglia è legata alla coltivazione della vite ed alla produzione del vino da quattro generazioni, per intenderci dagli anni bui in cui i mercati italiani (“toscani soprattutto”) utilizzavano il Salento e il Sud in generale, come produttore di vino da taglio e non da bottiglia.

Il dna della produzione di qualità c’era già allora perché con un pessimo vino da taglio non si sarebbe potuto realizzare quello che poi altri commercializzavano come ottimo vino. La storia dell’emancipazione enologica del Mezzogiorno è passata inevitabilmente da questa riflessione che ha spinto i più lungimiranti ad avviare aziende per produrre e imbottigliare il proprio vino. Passaggio che anche la famiglia Pignatelli ha compiuto, come spiega Antonio “con il mio bisnonno” che all’epoca (i primi del 900) fu tra i pionieri del territorio e tra quanti iniziarono a costruirsi delle piccole cantine, i “parmienti”. 
Il passaggio generazionale che vede protagonista Antonio ha avviato una nuova fase per la famiglia. Nel 2003, l’azienda di Campi Salentina ha infatti reimpiantato ad alberello tutti i vigneti nei 6 ettari di proprietà dei Pignatelli. Antica tecnica tradizionale di molte realtà viticole che devono la loro origine agli antichi coloni greci, l’alberello garantisce una perfetta maturazione, ed una migliore qualità dell’uva, per via di una più limitata fruttificazione della pianta. 20160524_202622La raccolta è necessariamente manuale e  questo consente di selezionare accuratamente i grappoli e quindi di produrre un vino di qualità superiore. In degustazione Antonio ha portato l’intera batteria della produzione aziendale: un bianco e tre rossi. Il bianco, Perla del Salento, è un Igp Salento ottenuto dalla vinificazione in purezza di un particolare biotipo di Malvasia bianca, che nella zona di produzione chiamano Malvasia leccese. I tre rossi, tutti Igp Salento, sono ottenuti dalla vinificazione esclusivamente in acciaio di tre vitigni a bacca nera tradizionali, Negramaro, Primitivo e Malvasia nera e di un vitigno non esattamente tipico della zona come l’Aglianico.  Resa, lavorazione e affinamento dei rossi sempre la stessa: 80 quintali per ettaro, macerazione con le bucce per 8/9 giorni a temperatura controllata e affinamento in silos di acciaio per 24 mesi. Il Sorso d’Amore, il primo dei tre rossi in assaggio è un Aglianico in purezza, fresco e tannico, con buona struttura e una certa qual eleganza. 20160524_202626Gli altri due rossi,  non me ne voglia Antonio,  sono di gran lunga i più interessanti tra i quattro vini portati alla degustazione: il Calice Divino, un blend di Malvasia nera e Negramaro, e il Saggio, ottenuto da Primitivo e Negramaro. La scelta di non vinificare in purezza i due campioni autoctoni paga in termini di eleganza, sia nei profumi che nel sorso.
Il Calice Divino nel bicchiere si presenta di un rosso rubino netto con qualche segno di purpurea giovinezza e una certa luminosità. Al naso regala note di frutta rossa matura e accenni speziati sui quali si innestano sbuffi balsamici, una evidente nota ematica e ricordi di cuoio, cioccolato, rabarbaro e arancia amara. In bocca è fresco e morbido, moderatamente tannico, dotato di buona struttura e calore. Ritorni coerenti di frutti rossi e spezie accompagnati da una progressione sapida rendono accattivante il sorso che è dotato di ottima persistenza.

Il Saggio è ottenuto dalla vinificazione di uve Primitivo e Negramaro allevate ad alberello su argilla rossa. Nel bicchiere si presenta di un rosso violaceo con unghia rubino. Un naso dai toni scuri regala note di prugna matura e di mora, accenni speziati di pepe, noce moscata e cacao. In un secondo momento si fanno strada note di terra rossa e tabacco e sentori animali.
In bocca è caldo, morbido e vellutato, moderatamente tannico, dotato di buona freschezza e di un allungo sapido che evita pesantezza e stucchevolezza in un sorso potente e strutturato. Ritorni coerenti di mora e spezie introducono ad un finale eccezionalmente lungo. 20160524_200154

Ovviamente all’evento Focus Puglia organizzato da Go Wine erano rappresentate altre realtà vitivinicole della regione ed è stato possibile fare diversi assaggi appaganti.
20160524_205005Di sicuro tra le etichette più interessanti vele la pena ricordare il Rampone, Valle d’Itria Igp Fiano Minutolo dell’azienda I Pastini e l’ormai raro Cacc’e Mmitte di Lucera di Alberto Longo, ottenuto da Nero di Troia (55%) Montepulciano d’Abruzzo (30%) e Bombino Bianco (15%). Il Cacc’e mmitte di Lucera di Alberto Longo è un vino dal naso intenso ed elegante, pulito ed estrattivo, che mostra fin dal primo sorso il suo equilibrio e la sua forza, senza andare mai sopra le righe. Fresco e morbido, è dotato di uno splendida naturalezza espressiva e di una buona persistenza. Un campione di pugliesità come molti dei vini in degustazione.

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