Dalla Daunia a lu Salentu – Calici di autoctoni di una Puglia tutta da bere (parte prima)

Un percorso ideale dalla Daunia sino al Salento, una lunga strada del vino e della vite da seguire, anche a ritroso se volete, per scoprire una delle regioni italiane con il più grande e ricco comparto vitivinicolo italiano: la Puglia. Terra da sempre ponte tra oriente e occidente, vanta non a caso il primato nazionale per la produzione di vini e di mosti.  Nelle sale del centralissimo Hotel Savoy è andato in scena, martedì 24 maggio, un nuovo appuntamento di Go Wine Roma, una serata quasi intima che ha offerto un interessante spaccato della Puglia  del vino, in grado di abbracciare anche realtà geografiche poco note di una regione che enologicamente parlando sconta troppi pregiudizi.

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Primitivo e Negramaro, ma non solo. Bagnata da due mari e arricchita dal sole, la Puglia è anche l’eleganza del Nero di Troia e il carattere tutto mediterraneo dei bianchi da Verdeca, Malvasia  e Bombino Bianco e tanto altro. Caratterizzata da delicati equilibri atmosferici, è una regione definita da tre macro-terroir: Daunia e Alta Murgia, Bassa Murgia e Valle d’Itria e infine il Salento.  La serata  che ha visto coinvolte undici realtà vitivinicole della regione, ha offerto un interessante approfondimento sui prodotti dell’enologia di queste aree, con una sola (a mio avviso grande) pecca, vale a dire la scarsa presenza di produttori. Erano presenti solo in tre: D’Alfonso del Sordo, Antonio Pignatelli e Felline

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A mio personalissimo avviso il modo migliore per scoprire un vino e conoscerlo non è semplicemente berlo ma anche e soprattutto farselo raccontare da chi lo produce. Dai vignaioli, dagli enologi, dagli agronomi, dai direttori commerciali. Il vino è cultura e identità e il piacere di assaggiare grandi bottiglie non può essere sostitutivo del racconto, parte fondamentale dell’esperienza di degustazione.

Dialogare con chi cura la vigna, per sapere come è andata la vendemmia in assaggio e come sono state le altre, farsi raccontare su che tipo di suolo si trovano le viti, le storie di famiglie dedite alla viticultura o le scelte di vita, a volte radicali, che hanno portato il produttore a fare quel vino o quella vita. Il vino è questo. Il vino è soprattutto questo. Un mix di storie di uomini, donne e luoghi che si ritrova nel bicchiere. Rinunciare a questo  vuol dire privare di gran parte del suo significato l’esperienza degustativa e ridurla ad una semplice bevuta. Fortunatamente i pochi produttori (o rappresentanti delle aziende) presenti hanno fatto la loro parte come alfieri di un movimento che continua a crescere sulla strada della qualità. 20160524_205315 (1)

Le Cantine D’Alfonso del Sordo, da San Severo (provincia di Foggia), hanno portato in degustazione quattro vini: due bianchi, un rosato da uve Montepulciano e un rosso da Uva di Troia. Dei due bianchi in assaggio uno in maniera particolare ha fatto da mattatore alla prima parte della serata: il Dammisole Igp Puglia 2014 Moscato bianco seccoLe uve del Dammisole appartengono ad un particolare biotipo di moscato bianco che ha trovato habitat naturale nell’area del Gargano.  Le uve di questo moscato garganico, da cui si ricavava in passato il vino bianco più apprezzato da Ferdinando IV di Borbone, vengono raccolte verso la metà di agosto. Dopo la fermentazione, il vino transita in serbatoi di acciaio per cinque mesi ed è poi elevato in bottiglia per ulteriori tre mesi. La gradazione alcolica è di appena 12,5° C.  Nel calice si mostra di un  colore giallo paglierino tenue, luminoso, con lampi di oro verde a corollario di una giovinezza che si mostra esuberante al naso. Il Dammisole regala infatti mille sfumature odorose innestate su fragranti e mai troppo esuberanti note aromatiche.  Accenni di mineralità salina fanno da sfondo a sentori di pesca bianca, agrumi e susine, richiami floreali di glicine e fiori di campo.  Quando frutta e fiori attenuano il loro slancio è il turno di sensazioni che rimandano alla salvia, alla borragine e al miele di acacia.  In bocca è denso e compatto, con una bella progressione acido-sapida e una tensione salina inaspettata. Al palato emergono coerenti sensazioni di pesca bianca, salvia, miele e fiori di campo.

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Asciutto, piacevolmente aromatico e con un finale di agrumi persistente e avvolgente.  Si abbina alla perfezione con crudi di mare, crostacei, risotti allo scoglio e primi o secondi a base di verdura.

Continua…

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