Non c’è nulla da fare, ormai quando vedo una bottiglia di vino inizio col chiedermi “Come sarà?” e per darmi una risposta inevitabilmente finisco con l’acquistarla per scoprire quanto prima le meraviglie che nasconde. La bottiglia in questione, a dire il vero, l’avevo comprata da un bel po’ e attendeva paziente di essere stappata.  20160409_132417Mi aveva affascinato la sua elegante mise nera con un’etichetta minimal, nera e oro e un nome particolare: Kius. Convinto sostenitore del metodo classico ero curioso di scoprire come lo avesse declinato Marco Carpineti utilizzando il Bellone, l’antica uva pantastica di Plinio. Le  bollicine sorprendono sempre e ogni volta regalano soddisfacenti assaggi e il millesimo 2012 di questo splendido metodo classico laziale non è stato da meno.

Nel calice il Kius brut si mostra con una veste giallo paglierino brillante e un perlage molto fitto, di buona finezza e persistente.
Il naso curioso ed entusiasmante,  apre su accenni di pasta d’acciughe per poi lasciare posto a note di pesca bianca e agrumi, soffi di ananas e erbe aromatiche su uno sfondo salino, quasi salmastro, sul quale pian piano si fanno spazio sentori di pane caldo e focaccia. In bocca è freschissimo e di spiccata mineralità.
Moderatamente caldo e moderatamente morbido. Coerenti ritorni di agrumi, ananas e erbe aromatiche prima di un finale lunghissimo che ricorda la focaccia alle olive. Beva di grande piacevolezza per uno spumante dalla discreta struttura e  di buon equilibrio. Intenso, persistente e di invidiabile complessità gusto olfattiva. Sicuramente un metodo classico sorprendente che in una piccola enoteca del centro di Roma ho acquistato a 18 euro.

La scheda – Vitigno:  100 %  Bellone. Densità d’impianto:  4500 ceppi per ettaro. Forma d’allevamento:  spalliera.  Epoca di raccolta:  ultima decade di agosto. Vinificazione:  pressatura soffice di acini interi e fermentazione a temperatura controllata. Affinamento:  24 mesi in bottiglia. Sboccatura: 03/2015