Arvelé 2013 Cascina Gilli – Le rivelazioni inattese di una Freisa d’Asti

Arvelé…la freisa si è rivelata. I latini avrebbero detto nomen omen. E il presagio che si nasconde è quello di una bevuta rivelatrice e a tratti entusiasmante. L’Arvelé di Cascina Gilli è stata un’autentica rivelazione per il sottoscritto, a cui tocca ammettere di non aver mai troppo goduto di assaggi appaganti nei precedenti incontri con vini ottenuti dalla Freisa.

L’azienda di Castelnuovo Don Bosco (AT) con quest’uva imparentata con il nebbiolo, stando a quanto sostiene l’Università degli Studi di Torino, realizza tre diverse etichette: una versione vivace, come da tradizione, chiamata Luna di Maggio, e due ferme Il Forno (che deve il suo nome alla presenza di un antico forno all’interno del vigneto) e Arvelé che affina un anno in barriques e/o tonneaux di primo e secondo passaggio a seconda dell’annata.  Arvelé

Arvelé è una Freisa d’Asti Doc. L’incontro con questa straordinaria interpretazione di Freisa barricata è avvenuto nell’ultimo appuntamento organizzato da GoWine all’Hotel Savoy a Roma in occasione della presentazione della guida “Cantine d’Italia 2016”.  L’annata in degustazione alla manifestazione (assieme ad altre svariate etichette dell’azienda astigiana) è la 2013 e, come mi racconta Paolo Vergnano, ha trascorso quasi un anno in barriques di secondo passaggio a completare una lavorazione particolarmente accurata in vigneto per ottenere una perfetta maturazione delle uve, quasi al limite dell’appassimento. L’intenzione è quella di ottenere un prodotto di grande morbidezza e fascino, che possa allo stesso tempo sfidare il tempo.

Nel calice si mostra con una bella veste rosso rubino scuro, moderatamente trasparente e limpido. Al naso è intenso e fine, ha bisogno di tempo per esprimere l’ampiezza del suo bouquet ed esprime fascinose note mature e vellutate di confettura di ciliegia e di prugna, accompagnate da uno sfondo di spezie dolci in cui spiccano noce moscata, chiodi di garofano e soffi di vaniglia (imputabili principalmente al passaggio in legno). In bocca è secco, morbido, avvolgente e di corpo, con un tannino che potenzialmente  è setoso ma ancora non del tutto integrato.  Arvelé retro

Colpisce per un bell’equilibrio in cui la freschezza tipica del vitigno si esprime senza disturbare il sorso ma compensa la maturità del frutto. Un finale di grande persistenza per un vino che nonostante lo stile non esattamente tradizionale non perde la sua identità, se vogliamo un filino rustica, ma regala sorprese e rivelazioni.
Curiosando in rete alla ricerca di notizie in più su questo straordinario vino mi sono imbattuto nella suggestiva descrizione che Stefano Caffarri ne fa su Il Cucchiaio d’Argento paragonando l’Arvelé ad un ipotetico amico medico condotto di un piccolo paese (dell’astigiano?) e definendolo così:

Dolce e forte, nebbioso e sabbioso, ricco di polpa e asciutto di nervo. L’assaggi e ti sovrasta con la sua saggezza, sincera e provvida come una gerla di noci buone.

Ne sposo in toto questa definizione per un vino che ha suscitato in me alcune delle emozioni che solo i  grandi assaggi sanno dare. Morbida ed appagante, l’Arvelé potrebbe abbinarsi a secondi piatti di grande struttura e leggera tendenza dolce come un brasato di manzo in salsa alle prugne. E’ un vino che, in questo momento della sua vita, a mio avviso vale 87-88/100 ma che ha ancora un bel po’ di strada davanti a sé e che ha un vantaggiosissimo rapporto qualità prezzo visto che comprare una bottiglia online costa tra i 9 e 10 euro.

Qui la scheda tecnica di Arvelé 

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