Artemisia Roma Doc 2013 – Azienda Agricola Le Rose

Mantenendo fede alla promessa di promuovere la conoscenza dei tanti interessanti Carneadi del mondo del vino che mi capita di incontrare eccovi la mia ultimissima personale scoperta: Artemisia, Roma Doc dell’Azienda Agricola Le Rose.

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Artemisia è un bianco biologico da malvasia puntinata (magari qualcuno di voi lo conosceva già e allora non posso fare altro che levarmi il cappello) che ho casualmente incrociato sugli scaffali della fornita cantinetta di un supermercato nei pressi di casa mia. La voglia di sperimentare un nuovo assaggio mi ha convinto a comprare una bottiglia e l’azzardo, se si può definirlo tale, è stato assolutamente ben ripagato. Curiosando sul sito dell’Azienda Agricola Le Rose scopro che si tratta di un’azienda biologica “a conduzione familiare” (come amano scrivere anche nella retroetichetta delle proprie bottiglie) che ha sede a Genzano di Roma e le cui vigne si trovano tra Genzano e Velletri.

In questa piccola tenuta di 6 ettari e mezzo, situata tra le colline dei Castelli Romani, grazie alla guida di un enologo coraggioso come Luca D’Attoma, la giovane realtà vitivinicola (nata nel 2003) su un terreno collinare e profondo, tipicamente vulcanico, ricco di potassio, magnesio e fosforo, ben esposto a sud, ad un’altitudine di 350m sul livello del mare, coltiva malvasia puntinata e verdicchio,  fiano (già presente in passato e tipico delle zone vulcaniche), petit e gros manseng, utilizzati per la vendemmia tardiva, e cesanese.

L’Artemisia, come già detto, è ottenuto da malvasia puntinata in purezza, raccolta a mano e vinificata a temperatura controllata. Un vino fresco, aromatico e dai profumi intensi, figlio delle caratteristiche varietali del vitigno e ricco degli elementi tipici del vulcano laziale, e quindi straordinariamente minerale e sapido.

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La bottiglia di Artemisia acquistata è della vendemmia 2013 e ho deciso di stapparla per accompagnare un risotto ai gamberi. Nel bicchiere si è mostrato in una brillante veste giallo paglierino intenso, consistente.  Un naso particolarmente intenso e di buona complessità, giocato su una suadente aromaticità con nuance di fiori gialli (ginestra) e frutta gialla matura e lievemente ossidata (mela golden e susina), accompagnati da una evidente e accattivante nota ammandorlata e accenni lievemente fumè.  In bocca è secco; la sensazione di pseudocalore è moderata nonostante il suo 13% di alcool che contribuisce a donare al vino una buona morbidezza, necessaria a riequilibrare le grandi mineralità e sapidità regalate al vino dal suolo vulcanico. Intenso e con un finale piacevolmente lungo e persistente che ricorda la mandorla e una mineralità rocciosa.

Un gran bel vino, dotato di una certa struttura  e in grado di accompagnare degnamente antipasti, primi piatti in bianco con una certa tendenza grassa e preparazioni a base di pesce, carni bianche, frittate e torte salate. La mia personale valutazione, al di là degli 88/100 che ho assegnato all’Artemisia, è che l’Azienda Agricola Le Rose abbia realizzato un gran bel vino puntando giustamente sul recupero di una delle varietà che meglio esprimono l’anima del terroir dei Castelli Romani e del Lazio in genere e chi vuole può assicurarsene una bottiglia spendendo solo 5,99 €. Io a scanso d’equivoci ho già provveduto a comprare qualche altra bottiglia.

 

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