Château Climens, l’eleganza inconfondibile del Sauternes “signore di Barsac”

Avere l’occasione di partecipare a una verticale di Sauternes, in termini di emozioni, per un amante di questo straordinario mondo equivale a quella che un calciofilo potrebbe provare nell’assistere dal vivo ad una partita della fase finale (quarti o semifinale) della Uefa Champion’s League, con la propria squadra in campo. Se poi la verticale è quella di un Premier Cru Classé allora è come stare seduto in tribuna d’onore durante la finale, specie se il Premier Cru in questione è Château Climens, forse il più elegante, di certo il più verticale e minerale, dei Sauternes, signore indiscusso di Barsac e secondo solo alla leggenda Château d’Yquem.

Château Climens a Barsac

Château Climens a Barsac

Non credo sia carino da parte mia menarvela troppo con le AOC e le varie classificazioni del bordolese (Sauternes e Barsac sono situate nel cuore delle Graves, poco a sud di Bordeaux, e quindi sono soggette alla stessa tipologia di classificazione in base allo Château),  tanto meno dubito che possa interessarvi troppo, ma prima di raccontarvi nel dettaglio della straordinaria esperienza vissuta con la verticale di Château Climens, credo sia invece opportuno raccontare qualcosa sui Sauternes in generale e sul loro territorio di provenienza.

I 2.200 ettari di vigneti dell’areale del sauternais si trovano a 40-50 km a sud-est di Bordeaux, sulla sponda sinistra della Garonna. L’Appellation di Sauternes comprende cinque comuni: Fargues, Preignac, Bommes, Sauternes e Barsac. Quest’ultima è anche una denominazione, per cui i vignaioli possono optare per mantenerla in etichetta, oppure impiegare semplicemente Sauternes.

La produzione media annua si attesta su 25mila ettolitri (hl). Normalmente il Sauternes è ottenuto da un 80% di Sémillon e da un saldo di Sauvignon e Muscadelle che aggiungono ulteriore freschezza e aromaticità; la resa massima per ettaro deve essere di 25 hl e la vendemmia è obbligatoriamente manuale. Il suolo è quasi magico per le radici della vite, è argilloso-calcareo combinato con dei ciottoli (grave) alluvionali; il clima è oceanico, però i vigneti sono ben protetti dai venti e il sole non manca pur non facendo effetti canicolari.

Grappolo di Sémillon attaccato dalla Botrytis Cinerea

Senza dubbio il Sauternes è un vino ammantato di un aura di fascino dovuta in primis alla sua sensuale dolcezza, determinata da quella fortunata coincidenza che fa della Botritys Cinerea un contributo qualitativo anziché un drammatico incubo. La fortuna dei vigneti sembra derivare nello specifico dallo scontro tra acque di differenti temperature: quelle fredde del piccolo fiume Ciron affluendo in quelle più calde della Garonna creano quell’umidità mattutina, poi spazzata via dal calore pomeridiano, che favorisce il corretto sviluppo della “pourriture noble”. È il Sémillon, generalmente l’uva protagonista indiscussa di questo vino, che gradisce l’aggressione della muffa e che si lascia completamente sedurre, concedendo alla botrite di concentrare gli zuccheri all’interno dell’acino. Ed è esclusivamente il Sémillon l’uva utilizzata da Château Climens per il suo grande vino che in etichetta porta come indicazione Barsac, luogo d’elezione per i Sauternes meno strutturati e muscolosi ma senza ombra di dubbio più eleganti e minerali.

_20150508_222

Berenice Lurton e Daniele Maestri durante la verticale al Rome Cavalieri

A presentare la verticale di cinque annate di Château Climens (2012, 2011, 2006, 2005 e 1978) e l’assaggio del Cyprès de Climens 2010, illustrando la specificità del terroir di Barsac e della produzione dell’azienda era presente Bérénice Lurton, che dal 1992 amministra la proprietà, acquistata da suo padre nel 1971. La cifra stilistica di Château Climens, sempre individuabile in ogni singola bottiglia tra quelle degustate, è una verticalità pazzesca con i suoi profumi netti, intensi e sempre eleganti e mai barocchi e/o muscolosi su uno sfondo connotato da grande freschezza e mineralità. Persino i millesimi che madame Lurton stessa definisce “non eccezionali”, come il giovanissimo 2012 e il 2011 (figlio della stagione più secca che si ricordi nelle Graves da 50 anni a questa parte) mostrano una classe e un’eleganza raramente riscontrabili in altri muffati. Fermo restando l’assunto che tutti i vini degustati, ad eccezione del millesimo 1978 (questo splendido 37enne è da brividi) e incluso il Cyprès de Climens (il secondo vino aziendale più fruttato e immediatamente seducente, decisamente più piacione con la sua capacità di raccontare, come ha spiegato madame Lurton, la “primavera che esplode”), hanno davanti a loro una vita potenzialmente lunghissima e potranno raggiungere complessità olfattive e gustative da brivido, vorrei soffermarmi ad analizzare quello che a mio personalissimo avviso è stato l’autentico fuoriclasse della batteria: lo Château Climens 2006. Nato in un’annata controversa per la Francia enologica, ma millesimo eccezionale per le Graves e il Sauternais, lo Château Climens 2006 si mostra nel bicchiere di una bellissima veste oro brillante con screziature verdoline. Naso profondo che si concede pian piano e nel quale si avvertono distinte note di agrumi (anche canditi), di camomilla e fiori di campo essiccati, di ananas ed erbe aromatiche su uno sfondo di grande mineralità quasi salina. In bocca la tensione tra la dolcezza e la sapidità è perfetta, le due componenti si accompagnano per mano senza che una prenda il sopravvento completo sull’altra ma giocano a concedersi spazio senza annullarsi e rendono il sorso dolce ma mai stucchevole.

Chateau Climens 1978

Chateau Climens 1978

Il tutto è esaltato da un finale in cui emerge una buona acidità e una nota amaricante che vira verso le erbe officinali, ricordando l’artemisia. Straordinariamente persistente, può essere bevuto benissimo da solo, come fosse un dessert, sublime con foie-gras e formaggi erborinati, eccezionale per accompagnare la classica tarte tatin, ma altrettanto indicato per un matrimonio d’amore con i crostacei o con i molluschi a tendenza dolce come le capesante.

Il grande fascino che il Sauternes esercita è dovuto anche e soprattutto, specie se consideriamo nasi e palati più evoluti, alla sua straordinaria longevità e l’opportunità di assaggiare uno splendido millesimo come quello del 1978 è stata la prova del nove che ha consentito ai partecipanti di intuire cosa possa essere uno Château Climens con più di trent’anni sulle spalle. Già alla vista questo giovanotto di 37 anni appare di un bel giallo oro intenso non dissimile dal topazio. Un naso in cui spadroneggia la terziarizzazione con note di frutta secca, mallo di noce, legni pregiati, di cedro candito, di frutta esotica disidratata e accenni di una mineralità “quasi zolfigna” (cit. Daniele Maestri). In bocca la tensione tra dolcezza e sapidità è pressoché perfetta e anche se pecca un po’ in freschezza, rispetto ai suoi giovani fratelli, si dimostra equilibrato e lunghissimo con un finale ampio come “lo strascico sontuoso di un principe“.

_20150508_227

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...