La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene (parte seconda)

(continua da: La Grecia nel bicchiere – Cronaca enoica di un viaggio ad Atene)

Dopo il tour completo dell’Acropoli e delle sue meraviglie, i nostri piedi esigevano una tregua e chiedevano una razionalizzazione del percorso di visite della giornata successiva. Operata la scelta di selezionare con cura ciò che avremmo visto, vale la pena dire che il terzo giorno da ateniese è stato quello vissuto in “slow mood”, quasi sulle note di un hasapiko (danza popolare alla base del celebre Sirtaki di Mikis Theodorakis).

Moussaka

Moussaka

Di sicuro è stato quello che ha riservato maggiori soddisfazioni sotto il profilo gastronomico visto che sia a pranzo che a cena abbiamo mangiato divinamente e anche gli assaggi enoici si sono dimostrati all’altezza della giornata. Dopo aver visitato i resti della Biblioteca di Adriano sotto un sole cocente, io e i miei compagni di viaggio abbiamo evitato di cadere nella trappola dei menu turistici omologati (molti locali di Plaka e Monastiraki hanno letteralmente lo stesso menu, stampato da chissà chi, identico per piatti, bevande, colori, foto e prezzi) e siamo stati catturati da un simpatico “buttadentro” che conosceva alla perfezione l’italiano e ci siamo fermati così nel primo ristorante di Monastiraki che non aveva il “menu confezionato”.

Retsina Malamatina

Retsina Malamatina

Per accompagnare la moussaka più deliziosa che abbia mai mangiato in vita mia ho deciso di provare il celebre Retsina, vino bianco aromatizzato alla resina di pino. Quello a disposizione era il commercialissimo Retsina di Malamatina, ottenuto da uve Savatiano e Rhoditis coltivate nella zona di Salonicco. La bottiglia da mezzo litro che ci hanno portato al tavolo è costata 8 € ma, a conferma ancora una volta della logica dei prezzi gonfiati oltre misura, la potete trovare a soli 2,50 € in uno qualunque dei negozietti (anche questi turistici) delle vie centrali di Plaka e Monastiraki. Prezzo a parte il freschissimo e aromatico retsina è stato un compagno gradevole per il pranzo. Certo non siamo davanti al vino della vita ma la complessità olfattiva che ha regalato questo retsina, che si è presentato in una bella veste giallo paglierino intenso con riflessi dorati, è stata straordinaria. Immergere il naso in questo bicchiere regala l’impressione di trovarsi in una pineta a due passi dal mare, al confine con la striscia di macchia mediterranea fatta di arbusti aromatici. L’inconfondibile profumo di aghi di pino spadroneggia al primo impatto olfattivo e sembra coprire tutto ma poi lascia spazio a suggestioni balsamico-aromatiche tipicamente mediterranee con note di salvia, rosmarino, artemisia e accenni floreali di gelsomino e ginestra. In bocca è leggerissimo e a sorreggerlo ci pensano una buona freschezza e una bella sapidità perché gli 11 gradi alcolici sono praticamente inavvertibili anche a causa della temperatura di servizio. La persistenza è straordinaria, ma temo sia drogata dalla “correzione”. Sarei sinceramente curioso di assaggiare il vino base senza l’aggiunta della resina. In ogni caso era un’esperienza da provare e non potevo tirarmi indietro.

A cena altre grandissime soddisfazioni. Per una volta decidiamo di rincasare prima e cenare nelle vicinanze del nostro appartamento e dopo essere respinti con perdite dal consigliatissimo Mavro Provato (The black sheep) per il quale era necessario prenotare con largo anticipo, ci rifugiamo da ΕπΑυλή e di certo la dea Tyche (Τύχη), personificazione della fortuna, deve aver deciso di stare dalla nostra parte se il ristorantino, quasi deserto, si è rivelato di qualità eccezionale. Per accompagnare un petto di pollo all’arancia, farcito con arance rosse, dadolini di pancetta e peperoni gialli rossi e verdi ho azzardato ciò che in Italia è quasi sempre foriero di disgrazie: ho ordinato vino rosso sfuso della casa, un Agiorgitiko della zona di Nemea.

L’Agiorgitiko (o Aghiorgitiko) è un vitigno autoctono a bacca rossa proprio della zona di Nemea, nel Peloponneso nord-orientale, anche se è coltivato ugualmente in altre zone della Grecia. Molto sensibile alle muffe, viene vendemmiato dai primi di settembre fino alla metà di ottobre. L’agiorgitiko è un vitigno molto versatile che dà vini rosati, vini rossi, sia freschi che invecchiati (fino a 10 anni), vini dolci, semidolci e vini novelli. Nella zona di origine le uve prodotte vengono destinate alla produzione dei vari tipi di vino a seconda dell’altitudine. Nella prima fascia (fino a 400m) si ha la maturazione precoce delle uve e il conseguente alto tasso sia di zucchero che di alcol e bassa acidità: si ottengono da queste uve vini dolci e semidolci. Dalle uve della fascia intermedia (450-650m) si ottengono i migliori rossi.

Grappoli di agiorgitiko

Grappoli di agiorgitiko

Le uve coltivate ad altitudine superiore ai 700 metri presentano basso grado zuccherino e alta acidità e vengono utilizzate principalmente per la produzione di profumati rosati. La produzione più importante è quella di vini rossi secchi che a seconda del contatto più o meno prolungato con le bucce possono essere più o meno tannici e adatti all’invecchiamento. Quello servitomi era un giovanissimo agiorgitiko moderatamente tannico e con sentori prevalentemente fruttati. Nel bicchiere è parso di un porpora intenso con qualche sfumatura violacea, abbastanza compatto. L’olfatto è schiavo dell’esuberanza del frutto maturo: amarena e prugna in bella evidenza e poi lievi sentori di lampone, evanescenti tocchi di violetta e accenni fugaci di speziatura dolce. In bocca è secco, caldo, morbido e prorompente di frutta matura. Pecca un po’ in acidità, ma ha tannini morbidi e setosi e una bella sapidità che gli donano un certo equilibrio.

2015-04-28 19.14.30

Vini dolci greci

Ovviamente non avrei potuto non fare una seconda visita da Brettos per assaggiare almeno uno dei celebri vini dolci di Samos o di Limnos. E prima della cena poc’anzi descritta, infatti, avevo fatto una sosta alla distilleria per provare qualche altro vino da dessert, e magari comprare una bottiglia. Dopo aver effettuato due piccoli assaggi gratuiti (uno dei quali appunto un ottimo moscato di Limnos dalla bellissima veste dorata, suadenti profumi di agrumi, miele d’acacia, uva passa, spruzzi iodati e sentori di camomilla essiccata, bell’equilibrio giocato su dolcezza mellita e straordinaria salinità, retrogusto pieno e persistente di agrumi e miele), ho deciso di comprare una bottiglia che sarebbe stata la chiusura ideale della serata.

Rientrati a casa dopo cena, sorridenti e soddisfatti per la giornata piena ma vissuta a ritmi umani e condita da ottimi pasti, ho proposto alle mie compagne di viaggio (che mi hanno pazientemente sopportato) di chiudere “dolcemente” la serata e dal frigorifero tristemente vuoto dell’appartamento ho tirato fuori la bottiglia di Μελίας (per comodità d’ora in avanti userò la trascrizione nell’alfabeto latino Melìas), vino bianco dolce di Domaine Papagiannakos a base di Malagouzia, vendemmia 2010 (20 €). Prima di raccontare l’assaggio di questo eccezionale nettare è opportuno spendere due parole sulla Malagouzia: è una varietà di uva bianca aromatica coltivata soprattutto nella Grecia centrale e nella Macedonia greca.

Μελίας (Melìas) Domaine Papagiannakos

Μελίας (Melìas) Domaine Papagiannakos

A lungo dimenticata, la Malagouzia è stata praticamente salvata dall’estinzione nel 1983 dall’enologo Vangelis Gerovassiliou, che decise di mettere a dimora un vigneto con alcune barbatelle di questa cultivar a Epanomi, nella penisola Calcidica. Spesso assemblata con l’Assyrtico, a cui aggiunge struttura e pienezza, la Malagouzia, vinificata in purezza regala vini bianchi eleganti caratterizzati dai sentori di agrumi e pesca, a volte anche di melone.

Il Melìas 2010, nel bicchiere si presenta di una splendida veste ambra dorata brillante e consistente. Al naso regala suadenti profumi di agrume candito, di caramello e di miele di acacia, e ancora albicocca disidratata e camomilla essiccata e accenni di caramella mou. Nel finale si apre a sensazioni di erbe aromatiche e spezie. In bocca la fresca acidità equilibra il gusto dolce e mellito, ma mai stucchevole, di questo suadente passito dalla persistenza straordinaria e con una chiusura iodata che pulisce lingua e palato e invita a un nuovo sorso. Eccellente vino da dessert e/o da meditazione, si accompagna alla perfezione con formaggi pecorini e caprini di media stagionatura.

Di sicuro non ho esaurito le possibili esperienza gustative elleniche, né sono diventato un esperto di vini greci, ma alla fine di questo viaggio ad Atene posso dire di aver colmato in parte il vuoto di conoscenza in merito alle produzioni vitivinicole dei nostri cugini.

 

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