Cronache da Vinitaly – Nettari di Calabria: il Greco di Bianco e il Mantonico Passito di Lucà

Il secondo capitolo di questa mini monografia dedicata ai passiti calabresi assaggiati in quella domenica veronese di cui ormai il ricordo va sbiadendo (per fortuna ho preso appunti e l’allenamento di questi mesi mi sta aiutando a fissare bene i ricordi olfattivi e gustativi dei miei assaggi) è dedicato a due nettari che territorialmente parlando sento vicini più di ogni altro vino calabrese (eccezion fatta per il Bivongi): si tratta del Greco di Bianco Passito Doc e del Mantonico Passito Locride Igt dell’Azienda Agricola Lucà.

Grappolo di Greco bianco di Bianco

Grappolo di Greco bianco di Bianco

Il Greco di Bianco è l’unico passito calabrese a Denominazione di Origine Controllata e oltre a distinguersi per la delicata fragranza dei profumi e la discreta dolcezza regalati dall’appassimento su graticci delle uve di un particolare clone di greco bianco tipico di Bianco (Rc) e della zona che un tempo ospitava l’antica polis magno greca di Locri Epizephiri (Casignana è l’unico altro comune nel quale è consentito produrre questo vino), vanta radici che si perdono tra le pieghe della storia e si fondono con il mito. 

Siamo nel VI secolo avanti Cristo, più precisamente tra il 560 e il 530, e le sponde del fiume Sagra (oggi Torbido) vedono fronteggiarsi, secondo le fonti, da un lato 10-15mila tra locresi e reggini e dall’altro un esercito dieci volte più numeroso composto da circa 130mila crotoniati decisi a prendere Locri Epizephiri per estendere l’egemonia di Crotone a sud. La leggenda vuole che i locresi, guidati in battaglia dai Dioscuri Castore e Polluce e da Aiace Oileo (uno dei mitici eroi achei protagonista della guerra di Troia) e rinvigoriti nello spirito e nel corpo dal “dolce vino Greco”, sbaragliarono l’esercito crotoniate in una cruenta battaglia che tinse di rosso per il sangue delle numerose vittime le acque del fiume Sagra.

Greco di Bianco Doc Passito 2010 - Azienda Agricola Lucà

Greco di Bianco Doc Passito 2010 – Azienda Agricola Lucà

Superando di slancio storia e mito, più del ruolo leggendario svolto dal “dolce vino Greco” nella cruenta battaglia tra Locri e Crotone, a me personalmente questo vino richiama immagini decisamente più pacifiche, e a modo loro ugualmente suggestive, legate alla sua genesi: il caldo, ma gentile, sole di metà settembre e la brezza marina che in sintonia asciugano le uve dorate di greco bianco stese, dopo la raccolta manuale, sui tradizionali graticci circondati da aranceti e uliveti. Sarà una visione poetica, ma d’altra parte la degustazione è sempre un momento dai connotati proustiani e quando assaggio un vino che mi parla della mia terra, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dalle emozioni che l’olfatto e il gusto mi trasmettono. Anche a Verona in quella che ormai, per chi ha la pazienza di seguire questo blog, è l’arcinota domenica al Vinitaly 2015, è andata così specie nel momento in cui, dopo aver riaperto gli occhi mi sono imbattuto nel viso guascone e simpatico di Santino Lucà, uno dei due fratelli che gestisce l’azienda che ha sede a Bianco e che produce questi due meravigliosi passiti (e non solo).

Tra una chiacchiera e l’altra, rigorosamente nel dialetto della costa ionica reggina (non avevamo l’aspetto altoatesino e non aveva senso bluffare tra conterranei) Santino Lucà ci ha fatto (ero accompagnato da Isabella, la mia inseparabile sorellina sempre più eno-addicted, e da Giuliano) assaporare il dolce gusto di casa a centinaia di kilometri di distanza grazie al suo Greco di Bianco Passito Doc 2010 e al Mantonico Passito Locride Igt 2009.

Il Greco di Bianco 2010 nel bicchiere appare un liquido denso ambrato con bellissimi riflessi di oro antico. E’ un vino intenso e incredibilmente ampio con sentori di albicocca disidratata, uva passa, miele di castagno, scorza d’arancia candita, e poi ancora mandorle e fichi secchi, fiori gialli e una nota iodata, quasi marina. Dolce, caldo e morbido ha una elevata freschezza e sapidità che controbilanciano in maniera perfetta le naturali morbidezze e l’alcool (14%+3%) è sotto controllo. Vino di grande personalità che sorprende ad ogni sorso grazie ad una dolcezza solo piacevole e mai pesante con un deciso finale di arancia amara lungo e persistente. (Qui trovate qualche informazione in più su questo Greco di Bianco)

Mantonico Passito Locride Igt - Azienda Agricola Lucà

Mantonico Passito Locride Igt – Azienda Agricola Lucà

Il mantonico bianco è uno dei vitigni autoctoni più interessanti del panorama viticolo calabrese (più in là prometto di dedicare un post a questo straordinario vitigno che merita molte più attenzioni di quante finora non gli siano state concesse). Ancora poco conosciuto, ma molto apprezzato dagli intenditori, è dotato di struttura e spalla acida tali da renderlo ideale per realizzare vini bianchi fermi di grande complessità e persino in grado di reggere l’invecchiamento e ottimo per la spumantizzazione. Dal mantonico si ricava anche, ça va sans dire, un eccezionale passito e quello dei fratelli Lucà è veramente un fuoriclasse del genere.

Il Mantonico Passito Locride Igt 2009 si mostra di una bella veste ambra scura con riflessi ramati. Ha un naso intenso ma che chiede più tempo del Greco di Bianco per esprimere tutta la sua ampiezza con sentori di caramella d’orzo, di miele di castagno, di agrume candito, di fichi secchi ripieni (mbuttunati) e datteri, e ancora note eteree di cera d’api, di incenso e accenni balsamici di liquirizia che sfumano in un finale di mandorle amare. In bocca è caldo e morbido, dotato di grandissima freschezza e di buona sapidità che sorreggono alla perfezione un sorso giocato in perfetto equilibrio tra l’attacco dolce e una chiusura piacevolmente amaricante sospesa tra l’arancia amara e il miele di castagno. Quello del Mantonico Passito Locride Igt 2009 è decisamente un bicchiere più impegnativo e meno “piacione” del suadente Greco di Bianco e forse per questo più adatto alla conversazione (si sposa comunque alla perfezione con i dolci secchi della tradizione locale) e alla meditazione, come suggerisce l’etimologia della parola mantonico che deriva dal greco “mantonikos”, profetico, e visto che il nettare ottenuto da queste uve era bevuto principalmente dai sacerdoti dell’antica Locri Epizephiri e dagli indovini.

 

 

 

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