Cronache da Vinitaly – Nettari di Calabria: il Moscato Passito di Saracena Cantine Viola

Proseguendo a spizzichi e bocconi con le cronache di una domenica fatta di bevute e passeggiate per i padiglioni del Vinitaly, non posso assolutamente tacere dell’incontro con un poker di nettari calabresi di cui ho deciso di raccontarvi  in tre sedute (due di questi eccezionali vini occuperanno la prossima puntata di queste mie Cronache da Vinitaly).

Veniamo al primo di questi dolci incroci. Dei migliori Sauternes gli manca solo la fama mondiale e il prezzo inaccessibile, quanto alla classe potremmo star qui a discuterne ore e solo dopo averlo assaggiato converrete con me che ne ha da vendere, forse anche più di tanti blasonati “rivali” d’Oltralpe. Di sicuro è l’affascinante espressione di una delle prime eccellenze enologiche italiane e un gioiello di rara bellezza che impreziosisce il panorama enologico calabrese. Sto parlando del Moscato Passito di Saracena, realizzato, come suggerisce il nome, nello splendido borgo che sorge ai piedi del Pollino e già noto nel Cinquecento perché il moscato qui prodotto era immancabile sulla tavola di Papa Pio IV.

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Il Moscato Passito di Saracena Cantine Viola

Il Moscato di Saracena è un raffinato e delizioso vino passito da meditazione che, prodotto solo in questo paese con un procedimento antichissimo, prevede la vinificazione separata dell’uva moscatello di Saracena dalle altre uve che contribuiscono alla sua produzione. Il mosto ottenuto vinificando le uve malvasia e guarnaccia viene concentrato, tramite bollitura, per aumentare il tenore zuccherino, mentre l’aroma ed il gusto particolari provengono dall’uva moscatello, raccolta e appassita alcune settimane prima della vendemmia. Gli acini del moscatello disidratati vengono selezionati, schiacciati manualmente e quindi aggiunti al mosto (prima spremitura) concentrato. Dopo una lunga e lenta fermentazione si ha un passito color giallo ambra con riflessi aurei con un aroma intenso e dal sapore di miele, fichi secchi, frutta esotica.

L’incursione nel padiglione 2 di Vinitaly mi ha dato l’opportunità di incontrare uno di quegli uomini che mi fanno sentire infinitamente orgoglioso di essere calabrese, nonché il principale alfiere di questa meraviglia che è il Moscato Passito di Saracena : Luigi Viola.

Dopo aver insegnato per quasi quarant’anni, Luigi Viola si è dedicato a quella che è la sua più grande passione la rivalutazione ambientale e culturale dell’area di Saracena, grazie al recupero del vitigno moscatello di Saracena. È così che con dedizione e amore per la propria terra, insieme alla sua famiglia, è stato capace di creare un piccolo miracolo dell’enologia calabrese, nonché Presidio Slow Food: il Moscato Passito di Saracena delle Cantine Viola.

Col professor Luigi Viola al Vinitaly 2015

Col professor Luigi Viola al Vinitaly 2015

Si presenta con un colore dorato dai brillanti riflessi ramati. All’olfatto regala note calde e suadenti di miele, scorza d’arancia candita, lavanda, fichi secchi e mandorle pralinate. Al gusto è morbido e avvolgente, ma sorretto da una bella vena sapida e rivela una certa freschezza che rende il sorso armonico e mai stucchevole. Il perfetto equilibrio fra le note dolci e una salinità quasi marina tiene sulla corda la curiosità sensoriale e invita a riflettere sull’ampiezza e l’eleganza di un sorso che non è mai stucchevole. Eccezionalmente lungo e piacevolmente persistente. Accompagna alla perfezione la pasticceria secca o un piatto di formaggi erborinati e stagionati. Sublime l’accostamento con il foie gras. Per molti sarebbe un eccellente vino da meditazione, ma, al di là dell’indiscusso piacere edonistico che regala la sua degustazione in solitaria, il Moscato Passito di Saracena è l’ideale compagno per una piacevole conversazione come quella che ho avuto la fortuna di intrattenere con Luigi Viola al termine di una intensa domenica veronese.

Post Scriptum: Pluripremiato, anche quest’anno il nettare dorato prodotto da Luigi Viola ha raccolto grandi riconoscimenti e la Fondazione Italiana Sommelier, che gli ha assegnato ancora una volta i 5 grappoli nella sua guida, Bibenda, ha scelto di inserirlo nella rosa dei candidati all’Oscar del Vino 2015 e ha selezionato l’annata 1988 come uno dei tre vini dolci (gli altri due sono l’Alto Adige Moscato Rosa 2000 di Franz Haas e il Sauternes Château d’Yquem del 1997)  per l’esclusiva cena del Bibenda Day 2015.

 

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