Cronache da Vinitaly – Si scrive aglianico, si legge vulcanico: la mini verticale di Camerlengo

Tornare al Vinitaly a distanza di 5 anni è stata un’esperienza emozionante.  L’accresciuta comprensione del mondo del vino e un bagaglio di esperienze di degustazione decisamente più cospicuo alle spalle hanno reso la rassegna veronese oltremodo piacevole, anche se come era facile immaginare non ho avuto l’opportunità di esaudire ogni mio desiderio. Gironzolare per gli stand della fiera scaligera in compagnia di mia sorella, ormai sempre più wine addicted come il sottoscritto, mi ha dato l’opportunità non solo di fare nuove e interessanti conoscenze, ma soprattutto quella di passare a salutare qualche faccia amica come quella di Antonio Cascarano, il vulcanico produttore lucano dell’Azienda Agricola Camerlengo, già incrociato in quel di Roma nella prima tappa testaccina di V.A.N. (Vignaioli Artigiani Naturali).

Dopo aver avuto l’opportunità di assaggiare i suoi straordinari vini non potevo esimermi dal far conoscere la sua produzione a mia sorella e così fra le tante giravolte della giornata abbiamo trovato il tempo per fare un salto all’affollatissima area VivitContinua a leggere

Annunci

Sardinia old style – Il fascino dei bianchi di Altea Illotto da uve Nasco e Nuragus

Personalmente ho sempre considerato i vini ottenuti da vitigni autoctoni di una regione, come quelli in grado di restituire in maniera più fedele nel bicchiere l’autentica espressione del terroir di appartenenza. Ho imparato grazie a diverse esperienze di assaggio e soprattutto grazie a questi primi mesi del corso da sommelier che non si tratta di una verità assoluta e che esistono casi in cui anche un vitigno alloctono è in grado di riprodurre a modo suo, con sfaccettature oltremodo interessanti, l’anima (o comunque alcuni aspetti) del terroir.

vigneto luglio

Ovviamente non sto parlando in alcun modo della qualità assoluta di un vino, sia chiaro. Ciò a cui mi riferisco è più facilmente riconducibile all’elemento tipicità: un traminer allevato sulle pendici dell’Etna potrà dare vini straordinari ma non sarà certamente tipico come può esserlo un carricante o un cataratto perché la tipicità dell’autoctono è un qualcosa che va al di là della straordinaria capacità che il traminer potrà dimostrare nell’imparare più o meno velocemente “il siciliano”.
Se come me avete questa particolare fissazione, e volete partire alla scoperta di vini ottenuti da vitigni autoctoni o da cultivar semisconosciute, sappiate che per portare a termine questa missione non esistono luoghi migliori dai quali partire delle fiere o degli eventi che raccolgono molti produttori, e in modo particolare quelli che io definisco simpaticamente “biointegralisti” o “biofondamentalisti”. Ed è stato proprio l’ultimo evento di questo genere, la seconda data romana del Natural Critical Wine, alla Città dell’Altra Economia, che mi ha dato l’opportunità di effettuare diversi assaggi interessanti e di scoprire autentiche chicche.