L’essenza del Molise nel Ramitello 2011 di Di Majo Norante

A volte la vita ci pone davanti quesiti amletici e uno di questi è senza dubbio: il Molise esiste? Che cos’è di preciso? Si tratta di una regione o di uno stato dell’anima? C’è chi afferma si tratti di uno stadio intermedio nel processo di raggiungimento del Nirvana e chi invece sostiene che sia una sorta di grande Area51 italiana dove avvengono fenomeni misteriosi. Qual è la verità? Non c’è dubbio che il Molise esista, checché ne possa pensare il 50%+1 degli italiani, e geograficamente parlando possiamo definirlo una regione dell’Italia centro-meridionale, collocata lungo la costa adriatica e incastonata tra la Puglia, l’Abruzzo e quella porzione di Appennino che la separa dal Lazio e dalla Campania.

Nel tentativo di verificare personalmente la tangibilità del Molise ho voluto cogliere al volo l’opportunità offertami dalla Fondazione Italiana Sommelier di partecipare alla degustazione guidata dei vini di un produttore molisano, il più importante: Di Majo Norante.

2015-01-27 20.17.00

Alessio Di Majo Norante, Riccardo Cotarella e Daniela Scrobogna

Immagino che questo post stia minando le vostre certezze e credo che proseguendo lo sgomento aumenterà. In Molise dunque si fa vino? Certo, lo si produce in tutte le regioni italiane e il Molise non fa eccezione, anzi qui il vino vanta una tradizione che risale ai Sanniti e ai Romani che vi introdussero la coltivazione della vite. Dopo aver partecipato alla degustazione di cui vi sto raccontando posso senza alcun dubbio aggiungere che non solo in Molise si produce vino, ma che se ne produce di grandissima qualità e il responsabile di questo ‘misfatto’ è proprio Alessio Di Majo Norante in combutta con un enologo che è una indiscussa star del mondo del vino italiano: Riccardo Cotarella.

La strana coppia, mi perdonino ma viene spontaneo definirli così, è il perfetto mix di genio, tecnica, volontà, fantasia, rigore, professionalità e caparbietà che farebbe la fortuna di qualsiasi allenatore di una squadra di calcio…se stessimo parlando di questo.

“Alessio – ha spiegato Riccardo Cotarella durante la degustazione – è una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Chi non lo conosce lo vede un po’ guascone e pensa che Alessio possa essere una persona forse un po’ superficiale. Tutt’altro. Vi posso assicurare che Alessio non è pignolo….è maniacale!”

La maniacale cura che Alessio Di Majo Norante riserva ai 115 ettari di vigneti aziendali (il 70% a bacca rossa: montepulciano, sangiovese, aglianico e l’autoctono tintilia) e l’attenzione alla ricerca e alla sperimentazione continua sui cloni più adatti al territorio e al clima molisano hanno prodotto risultati eccezionali. Certosina attenzione alla selezione, alla raccolta delle uve ed alle tecniche di vinificazione, nell’ottica del miglioramento costante della qualità e della salubrità del vino. La vite è trattata esclusivamente con concimi di origine organica e minerale ed è difesa con l’estirpazione costante delle erbe infestanti e con la lotta biologica ai parassiti come la tignola, mentre i resti della potatura vengono asportati per evitare focolai di infezioni. La pratica di tecniche antiche e l’adozione di tecnologie moderne consentono così di produrre un vino per moltissimi aspetti “biologico”, che merita di essere goduto appieno nella profonda espressione della propria tipicità.

Vigneti di Di Majo Norante

Vigneti di Di Majo Norante

La predisposizione a selezionare i cloni dei vitigni autoctoni attraverso lo studio della loro adattabilità al terreno di area meridionale, è all’origine di tutti i vini dell’azienda che è situata in contrada Ramitello a Campomarino (CB),  piccolo centro poco a sud di Termoli.

La ricerca ed il recupero di vitigni “in via di estinzione” hanno indirizzato Di Majo Norante a produrre vini dai sapori ricchi di personalità delle antiche culture contadine e a tentare di attualizzarli sviluppandone tutte le potenzialità. I “nuovi vini di antichi vitigni” sono quindi gli splendidi risultati della vinificazione in purezza di vitigni tradizionalmente presenti nel Sud Italia e nel Molise, vini la cui espressione tipica e armonica si appresta a disegnare, in virtù delle peculiarità territoriali e varietali, una nuova geografia del vino.

Nel corso della degustazione sapientemente guidata da Daniela Scrobogna, è stato possibile assaggiare sei vini diversi: i bianchi Greco e Falanghina, i rossi Ramitello, Contado e Don Luigi Riserva e il passito Apianae. I due bianchi, figli di cloni parenti stretti di quelli utilizzati in Campania ma con caratteristiche abbastanza diverse, hanno dimostrato una buona personalità nel bicchiere incantando per colori, profumi suadenti ma non eccessivi e per la grande mineralità e freschezza, in modo particolare la Falanghina.  La scena l’hanno però rubata, come era prevedibile, i rossi e su tutti i due campioni assoluti dell’azienda: il Ramitello Biferno Rosso Doc 2011 e il Don Luigi Riserva Molise Rosso Doc 2011. Sebbene il Don Luigi sia ormai storicamente il vino di punta aziendale, nella mia personale graduatoria, forse influenzata parzialmente dalle parole di Alessio Di Majo Norante che lo considera il suo prediletto e dai riconoscimenti ottenuti oltreoceano, il gradino più alto del podio della degustazione se l’è aggiudicato il Ramitello 2011 che non a caso Wine Spectator ha inserito nella lista dei migliori 100 vini del mondo per il 2014 alla posizione 74.

Questo Biferno rosso, che prende il nome da quello della contrada (Ramitello appunto) dove è situata l’azienda, è un cru frutto della selezione delle migliori uve Montepulciano (80%) ed Aglianico (20%) provenienti dal vigneto situato nei pressi della cantina, situato a 100 metri sul livello del mare, e raccolte alla fine di ottobre. Una parte (il 30%) del mosto, ottenuto da vinificazione tradizionale con lunga macerazione a contatto con le bucce (circa un mese), dopo aver svolto la malolattica, affina in barriques e tonneaux di rovere giunte al terzo anno di vita. Il restante 70% completa il suo affinamento in acciaio. Dopo l’assemblaggio, il Ramitello passa almeno altri 6 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.

Ramitello - Biferno Rosso Doc - 2011 - Di Majo Norante

Ramitello – Biferno Rosso Doc – 2011 – Di Majo Norante

Il Ramitello 2011 nel bicchiere è apparso di un bel rosso rubino intenso con qualche riflesso violaceo. Un naso intenso e ampio in cui a farla inizialmente da padrone è la frutta matura (prugna e amarena) accompagnata da nuances di rosa e viola che gradualmente aumentano di intensità assieme ad una spiccata nota ematica e lievi sentori speziati (liquirizia e chiodi di garofano). In bocca è caldo, avvolgente, con un corpo pieno e sufficientemente equilibrato, dotato di un tannino incisivo che però non disturba il Ramitello restituisce in bocca una piena corrispondenza con le sensazioni registrate all’olfatto e dimostra di essere ancora abbastanza giovane. Splendido già ora, ha davanti a sè ancora un po’ di strada da fare per raggiungere un pieno equilibrio e sicuramente è dotato di una buona spina acida che gli garantisce una certa longevità.

Certo una degustazione è per definizione influenzata dalla soggettività, ed è vero che il Ramitello dei tre rossi assaggiati è quello che più si avvicina ad un gusto internazionale, ma non è che per caso avranno ragione gli amici di Wine Spectator a considerarlo uno dei 100 migliori vini per il 2014? D’accordo o no con gli americani, per quanto mi riguarda sono abbastanza sicuro che il Ramitello sia un gran bel portabandiera per il Molise enoico e che racchiuda in sé l’essenza di una regione straordinaria che potrà fare ancora molto, specie se come ha sottolineato Riccardo Cotarella, nasceranno nei prossimi anni altri personaggi con la passione e lo spessore di Alessio Di Majo Norante.

Per chi fosse interessato a sapere di più su questa bella regione consiglio di visitare il portale di promozione Moli.se realizzato da alcuni giovani molisani, giustamente entusiasti promotori delle meraviglie della loro terra, e poi di leggere il bel post di Camilla Areddia su Girovagate.com

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