L’Abbazia di Novacella e il Sylvaner Praepositus, re dei bianchi della Valle Isarco

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incedersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo.

da I Racconti, La vigna – Cesare Pavese

 

Raccontare i luoghi del vino è una delle cose più belle e allo stesso tempo più difficili da fare. Ogni luogo è in grado di trasmettere una vasta gamma di emozioni, ma non tutte possono essere tradotte in parole. E non è affatto facile spiegare come e perché questo avvenga, ma alla fine dei conti rendere un lettore partecipe di tutte le emozioni provate da chi scrive è pressoché impossibile.

Spiegarvi cosa è stato per me l’incontro con quel luogo mistico che è l’Abbazia di Novacella non sarà affatto facile, ma ci proverò. Inizierò col dire che l’Abbazia dei canonici agostiniani di Novacella,  è il più grande complesso conventuale del Tirolo, ed ha alle spalle una storia quasi millenaria visto che la sua fondazione risale al 1142, e si deve all’allora Vescovo di Bressanone Hartmann, che poco dopo il suo insediamento decise di fondare a Varna, giusto pochi chilometri dalla sede vescovile, questa Abbazia.

L’Abbazia di Novacella è una delle opere più significative di tutta la Valle Isarco e comprende il Castello dell’Angelo, la chiesa conventuale tardo barocca, il chiostro gotico, il Pozzo delle Meraviglie, la biblioteca con manoscritti storici unici e la pinacoteca storica. Tutti elementi che contribuiscono a farne un luogo straordinario che trasmette al visitatore un senso di pace e grande spiritualità. Grazie al silenzio che pervade questi luoghi e al misticismo che si respira a ogni passo nel chiostro come nei giardini, nella chiesa, nel piccolo cimitero e nelle vigne che circondano l’Abbazia si fa strada nel visitatore la sensazione di trovarsi in un luogo naturalmente adatto all’ascesi e alla ricerca di una comunione con la natura e con un essere superiore. Ecco, se esiste una venerazione dei luoghi questo posto ne è certamente degno e per me  il senso di venerabilità che esso trasmette ai visitatori è doppio visto che è un autentico santuario della viticultura. DSCN0730

L’altitudine (600m – 900m), il clima fresco ed i terreni ricchi di minerali (soprattutto quarzo) ne fanno un posto ideale per lo sviluppo ottimale degli aromi e della sapidità dei tipici vini bianchi della Valle Isarco come il Sylvaner, il Müller Thurgau, il Kerner, il Gewürztraminer ed il Veltliner.

Ed è proprio sui bianchi della Valle Isarco che io e la mia allegra compagnia, composta dalla mia adorata sorellina Isabella, dal suo compagno Giuliano e da Paola e Daniel (coppia di amici calabro-bolzanini new entries della Gran Loggia degli avvinazzati, che prima o poi istituzionalizzerò),  ci siamo soffermati nella sosta alla cantina dell’Abbazia per la degustazione accompagnata da taglieri di speck e formaggi. Premesso che l’intera produzione dell’abbazia, anche i vini base, è esemplare per rigore e continuità, va detto che lo stile dei vini privilegia la naturalezza d’espressione dei singoli territori cui si aggiunge un’interpretazione misurata delle caratteristiche varietali dei vitigni. La linea Praepositus rappresenta il vertice della gamma ed è composta da sei bianchi monovitigno, un vino bianco (Weiss) ottenuto con un blend di tre uve a bacca bianca, due rossi riserva (un Pinot nero e un Lagrein) e due vini da dessert (un Moscato Rosa e un Kerner Passito).

Ben sapendo che gli agostiniani di Novacella da secoli attribuiscono al Sylvaner una certa preminenza nelle strategie produttive ho espressamente richiesto di assaggiare le due versioni del Sylvaner, la base e l’Alto Adige Valle Isarco Praepositus.

sylvaner praepositusLa versione base, annata 2012 si mostra nel bicchiere di un bel giallo paglierino con riflessi verdognoli. All’olfatto è gradevole, con sentore di fiori di campo e frutta bianca matura (pera Williams e melone) e una fresca nota minerale. Fruttato, ben strutturato ed elegante al palato.

Il Praepositus, annata 2012, probabilmente anche per via dei suoi 5 mesi di passaggio in botti d’acacia, si mostra di tutt’altro spessore. Nel bicchiere è di un giallo paglierino intenso con i riflessi verdognoli più tenui. Al naso è esuberante e il profumo dei fiori di campo lascia spazio a intense note di frutta bianca surmatura (pesca, melone e pera Williams) e ad una nota di roccia calda. La mineralità spiccata che lo accomuna ai Sylvaner alsaziani è data dalla pietra calda delle morene di Varna che dona a questo Sylvaner una sapidità che non cede mai nemmeno alle oscillazioni causate da un’acidità sferzante e dalla morbidezza del calore alcolico di tutto rilievo (13%). Elegante ed equilibrato, questo Alto Adige Valle Isarco Sylvaner della linea Praepositus è un vino di caratura, di sicuro il campione dall’armatura più splendente tra i bianchi della Valle Isarco, estremamente versatile e probabilmente, a giudicare dalle qualità emerse in giovinezza, è in grado di evolvere e regalare sensazioni più accattivanti per gli amanti del genere fra qualche anno. Non a caso me ne sono portato a casa una bottiglia per studiarlo a dovere.

L’allegra brigata che mi ha accompagnato nella degustazione dei vini dell’Abbazia di Novacella

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