Un vino è come un figlio? No, come due…Eleo Lison Docg 2012 Tenute Mosole

I figli, si sa, “so piezz ‘e core” e se casualmente possedete un’azienda vitivincola e vi riesce di fare quello che voi (e forse non solo voi) ritenete un gran bel vino, è abbastanza facile che alla vostra creatura diate il nome di un famigliare al quale siete molto legati. E quale legame è più forte di quello che c’è fra un genitore e i propri figli? Lucio Mosole, proprietario dell’azienda vinicola Tenute Mosole, a San Stino di Livenza, ha dedicato ai suoi due figli, Eleonora e Leonardo, due delle sue migliori realizzazioni: un Eleo (è l’acronimo dei loro nomirosso e un Eleo bianco.

Viti Lison

Il primo è un Lison Pramaggiore Doc fatto con Merlot, Cabernet e Refosco e il secondo è un Lison Docg, prodotto da uve Tocai in purezza,  oggi denominato Tai in Veneto e Friulano in Friuli dopo la nota diatriba fra Italia e Ungheria circa la paternità del vitigno stesso. Non avendo la minima intenzione di aggiungere un capitolo alla lunga e ormai conclusa storia della guerra del Tokaji, mi rassegnerò a non utilizzare più il suggestivo nome ormai monopolio ungherese e continuerò a chiamare il vitigno Tai o Friulano a seconda della zona in cui è coltivato.

Quello che ho avuto la fortuna di provare di recente è proprio il bianco prodotto da uve Tocai, pardon Tai, ovvero l’Eleo Lison Docg 2012. Secondo quanto recita la scheda tecnica dell’Eleo Tenute Mosole, le uve di Tai, raccolte a completa maturazione (tendenzialmente nella seconda decade di settembre), sono allevate con metodo Guyot (5500 ceppi per ettaro) su terreno alluvionale con particelle di argilla che formano in profondità  depositi di carbonati, preziosi per dare tipicità e intensità di profumi ai vini. La resa è di 50 quintali per ettaro. Vinificazione in bianco: il vino rimane sui propri lieviti diversi mesi. 

Eleo Lison Docg Tenute Mosole

Eleo Lison Docg Tenute Mosole

Nel calice l’Eleo Lison Docg 2012 di Tenute Mosole, si presenta di un bel giallo paglierino vivace con leggerissime sfumature dorate. All’esame olfattivo  mostra un bouquet complesso ed elegante in cui si avvertono una nota floreale (mandorlo) e distinti sentori di frutta tropicale (ananas e mango) ed erbe aromatiche (dragoncello); in bocca presenta una nota di freschezza notevole e una bella sapidità, nel complesso è vellutato e morbido (merito dei 14 gradi d’alcol presenti) ed equilibrato, con un finale lievemente ammandorlato e una lunga persistenza.

Non avendo alle spalle alcuna esperienza di assaggio di Lison (ebbene sì, era la mia prima volta, lo ammetto) non posso pronunciarmi sulle specificità dei vini prodotti da questo vitigno, ma posso sicuramente dire di essermi trovato al cospetto di un bianco di alto livello che ha senza dubbio fatto aumentare molto la mia curiosità verso i bianchi di quella porzione di Italia.

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