Greco di Bianco e Moscato di Saracena, tesori di Calabria

Fedele allo spirito primigenio di questo mio velleitario blog, ossia quello di raccontarvi storie di vino, di uomini e di territori e non solo delle mie personalissime esperienze di degustazione, oggi voglio mettere sotto la lente di ingrandimento due autentiche meraviglie dell’enologia calabrese e nazionale, anche se forse sarebbe il caso di dire europea e perché no, persino mondiale: il Greco di Bianco e il Moscato di Saracena.

uve in appassimento su graticci

Uve in appassimento su graticci

Quando definisco questi due eccezionali nettari meraviglie dell’enologia mondiale non esagero e sono pronto a difendere a spada tratta questa mia presuntuosa affermazione partendo dall’assunto che ogni vino è unico perché espressione dell’equilibrio nel rapporto tra la vite e il suo terroir, un’unicità alla quale contribuiscono diversi fattori non necessariamente legati alla componente naturale (il vitigno, il terreno, il clima, etc.) come il duro lavoro in vigna e in cantina, l’intuizione dell’uomo e ovviamente la giusta dose di fortuna.

Non voglio mettere in competizione nessun vino, non si tratta di dire saccentemente che il Greco di Bianco sia più o meno buono di un Sauternes, che il Moscato di Saracena faccia impallidire qualunque Passito di Pantelleria. La mia intenzione è solo quella di dare il mio piccolo e personale contributo ad ampliare la cerchia degli “amici” di questi eccezionali vini. Ho scritto non a caso la parola amici, perché è proprio di amici che hanno bisogno, di gente che gli si avvicini senza diffidenza e che possa apprezzarli per quello che sono, per le emozioni che regalano.

Vigneti Greco di Bianco

Vigneti di greco bianco

La vitivinicoltura meridionale, e quella calabrese nello specifico, vengono sempre guardate con un certo sospetto e spesso tacciate di essere di qualità scarsa, quando addirittura non infima. Ne sono esenti solo pochissime realtà che sono riuscite a ritagliarsi il loro posto al sole come i bianchi dell’Irpinia, i nobilissimi Taurasi e Aglianico del Vulture e in parte la Sicilia (nello specifico la provincia di Trapani) in quanto regione più vitata d’Italia con i suoi oltre 110mila ettari di vigneti.

Sono stupidi pregiudizi, che affondano le loro radici in un passato, forse non troppo remoto, in cui le regioni del Sud producevano uve in quantità industriale per fornire mosto da taglio  per rinforzare i meno nerboruti vini del Nord e non esistevano molte realtà produttive che puntassero alla qualità e alla valorizzazione dei vigneti autoctoni e del terroir. Oggi per fortuna non è più così. Di vignerons, cantinieri, enologi e produttori capaci, lungimiranti e di qualità ce ne sono, e anche tanti, credetemi, ma i pregiudizi con i quali devono lottare quotidianamente rimangono. Ciò che è più triste è che a mantenere i pregiudizi non siano gli addetti ai lavori che ormai riconoscono la grande crescita qualitativa che ha caratterizzato molte realtà vitivinicole del meridione,  quanto il consumatore finale che in enoteca o più spesso sugli scaffali dei supermercati si orienta sempre e soltanto verso i rossi toscani e piemontesi o verso i bianchi del nordest, con qualche piccola eccezione concessa a qualche centromeridionale emancipatosi come i Nero d’Avola o i Montepulciano d’Abruzzo. E il paradosso è ancora più grande se si pensa che al Nord, la gente si orienta, più o meno consapevolmente, verso la valorizzazione e l’acquisto delle etichette di produttori locali, mentre al Sud si acquistano bottiglie di Chianti e Montepulciano con la convinzione di aver comprato vini migliori di un qualunque Cirò, o di un Salice Salentino o di un Cerasuolo di Vittoria.

Proprio allo scopo di mandare in soffitta questi pregiudizi, voglio promuovere la conoscenza di questi due meravigliosi vini calabresi.

Come scriveva qualche mese fa Mauro Giacolo Bertolli su Il Sole 24 ore:

Il Moscato Passito è il prodotto simbolo di Saracena, comune sito all’interno del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza. Ha una storia che non è un’esagerazione definire millenaria.
Basti pensare che nel XVI secolo faceva parte della lista dei vini dell’Enoteca Pontificia: il Cardinal Sirleto (1514-1585) lo faceva spedire per nave da Scalea, affinchè non mancasse mai sulla tavola di Papa Pio IV (1499-1565). Citato in diversi trattati enologici dell’800, negli ultimi decenni non era mai andato oltre una dimensione produttiva domestica (molte famiglie di Saracena ne producevano qualche litro), rischiando quindi di scomparire. Estremamente interessante è l’antichissimo procedimento di produzione, che prevede la vinificazione separata del Moscatello di Saracena, vitigno autoctono, particolarmente profumato ed aromatico, e delle uve Guarnaccia e Malvasia. […]

Il Greco di Bianco è un vino passito giallo, ottenuto dal vitigno autoctono Greco Bianco in purezza.
Il vitigno ha origine da un tralcio importato dai coloni greci sbarcati nell’VIII secolo a.C. presso Capo Zefirio, odierno Capo Bruzzano, proprio nel territorio di Bianco. Fin dall’antichità gli si attribuiscono virtù afrodisiache e terapeutiche. La leggenda vuole che 10.000 locresi riuscirono a sconfiggere 130.000 crotonesi nella battaglia di Sagra (560 a. C.) solo grazie alla forza fisica ed al coraggio derivanti dalle bevute di Greco.
Esiodo racconta come appassire i grappoli e procedere poi alla vinificazione: ancora oggi si seguono alcuni dei suoi dettami. Nonostante abbia origini così antiche, il Greco di Bianco è stato sempre penalizzato da una scarsa valorizzazione, perlomeno al di fuori di un ambito strettamente locale.

diraspatura-manuale-del-Moscatello

Moscatello diraspato a mano

Il buon Bertolli fa un’opera meritoria nel regalare al lettore qualche informazione su queste due meraviglie poco note e forse anche un po’ boicottate. Il mio non vuole essere un attacco alla stampa di settore, ma è un fatto incontrovertibile che i vini calabresi trovano poco spazio sulle patinate e ambite riviste che si occupano di enologia e di enogastronomia. E’ una questione di natura economica che non mi voglio fermare ad analizzare, ma che i produttori conoscono fin troppo bene. In sintesi non basta fare un grande vino per trovare spazio su questi organi di informazione,  assai più spesso è necessario mettere mano al portafoglio per ottenere un posticino al sole e una buona recensione.

In questo post non ho voluto di proposito raccontare alcuna esperienza di degustazione, lo farò a tempo debito per entrambi. Almeno io, da calabrese, proverò a dare un po’ di spazio a questi (e ad altri) meravigliosi prodotti della mia vocatissima Calabria (ci sarà pure una ragione se gli antichi coloni greci la chiamavano Enotria) e al grande lavoro che diversi produttori fanno per valorizzarli.

2 pensieri su “Greco di Bianco e Moscato di Saracena, tesori di Calabria

  1. Pingback: Cronache da Vinitaly – Nettari di Calabria: il Moscato Passito di Saracena Cantine Viola | Vinosofia

  2. Pingback: Cronache da Vinitaly – Nettari di Calabria: il Greco di Bianco e il Mantonico Passito di Lucà | Vinosofia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...