Natale in Trentino. Due rossi di qualità per un Natale di…vino

Il primo post dell’anno non può che celebrare le vacanze natalizie sebbene siano ormai solo un ricordo che ci viene rammentato in modo poco piacevole dall’elettrodomestico più antipatico che c’è: la bilancia. Faccio fatica a trovare qualcuno che abbia con lei un ottimo rapporto, o che riesca a instaurarci una tregua duratura o una sorta di patto di non belligeranza. E’ incostante e provocatoria. A volte ti illude con piccole soddisfazioni per poi punirti dopo pochi giorni con sgradevoli quanto inspiegabili ritorsioni. (Sono consapevole che la mia bilancia, come tutti gli esemplari della sua specie, non tollera gli attacchi, non possiede il senso dell’umorismo e che domani mi farà pagare caro questo j’accuse, ma tant’è, come si suol dire quando ce vò ce vò!)

Lasciando da parte i pessimi rapporti con la bilancia, i rimorsi per le abbuffate festaiole e rinviando i buoni propositi per l’anno nuovo (i primi non fanno assolutamente bene al nostro umore, tanto meno al nostro fegato, per mettere in pratica i secondi abbiamo più 300 giorni) mi concentrerei sui piacevoli ricordi mangerecci ed enologici legati alle feste appena trascorse.

Ho passato il Natale in Trentino Alto-Adige, una regione bellissima che sto scoprendo pian piano. Della mia prima incursione nelle province autonome di Trento e Bolzano ho già raccontato in due post dedicati prevalentemente ad alcune delle meraviglie enologiche dell’Alto Adige. Oggi vi segnalerò quelle che regala il basso corso dell’Adige e nello specifico vi parlerò di due rossi trentini che mi hanno seguito nel viaggio di ritorno a Roma. Si tratta di due dei tanti prodotti dell’eccellenza enologica trentina: il Trentino Marzemino Doc Etichetta Verdini 2012 dell’Azienda Vinicola Battistotti di Nomi e il Castel San Michele Rosso Trentino DOC 2010, un taglio bordolese frutto dello splendido lavoro di coltivazione, vinificazione e ricerca continua dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, oggi Fondazione Edmund Mach.

Trentino Doc Marzemino Etichetta Verdini - Azienda Vinicola Battistotti

Trentino Doc Marzemino Etichetta Verdini – Azienda Vinicola Battistotti

Il primo l’ho incrociato nella mia sosta presso la Casa del Vino della Vallagarina a Isera, di rientro da una gitarella a Rovereto con Giuliano, il compagno di mia sorella,  ed è stato amore a prima vista (o forse a primo sorso, ma anche a prima annusata).  Il marzemino in questione ha un ché di insolito perché Luciano Battistotti ha avuto l’intuizione di utilizzare una percentuale delle stesse uve (provenienti da una vigna situata nel comune di Volano) parzialmente appassite per arrotondare il gusto dell’Etichetta Verdini e smorzare l’acidità tipica del marzemino. Nel bicchiere, il Trentino Marzemino Doc Etichetta Verdini 2012 è di un bel rosso rubino, con riflessi tendenti al blu,  regala subito un profumo delicato nel quale emergono i frutti di bosco e una nota floreale di viola mammola. Al palato è secco, con una buona sapidità che invita ad un secondo sorso, è pieno (l’apporto delle uve appassite si sente eccome) e armonico.

Wolfgang Amadeus Mozart che in Vallagarina ci ha soggiornato più volte, la prima all’età di 13 anni (proprio nel 1769, a Rovereto, ha tenuto il suo primo concerto in Italia), è stato ospite, durante uno dei suoi soggiorni nella regione, della famiglia Lodron di Isera, che produceva proprio marzemino. Il giovane Mozart deve essere rimasto positivamente colpito da quel vino al punto da innalzargli un monumento musicale nel suo Don Giovanni, dove nella celebre scena del banchetto il protagonista ordina al servo Leporello “Versa il vino. Eccellente Marzemino!”

Rovereto - Targa che celebra il primo concerto italiano di Mozart nel Natale del 1769

Rovereto – Targa che celebra il primo concerto italiano di Mozart nel Natale del 1769

Un vino di così alto lignaggio artistico, tra l’altro sempre presente sulle tavole di Dogi ed Imperatori, non poteva che avere la sua leggenda riguardo l’origine, che affonderebbe le sue radici addirittura nell’epos mitologico della guerra troiana. Un’antica città sul Mar Nero, Merzifon, non lontana dall’altra, celeberrima città cantata da Omero, sarebbe stata la “culla” del mitico vitigno diffuso poi dagli esuli di quelle terre, dopo la decennale contesa di Troia, in paesi lontani, compresi quelli che si affacciano sulle rive dell’Adriatico. Al di là delle leggende, aleatorie quanto suggestive, la tesi storicamente più condivisa sostiene che il nome del vino derivi da Marzimin, villaggio della Carinzia dove la prelibata bevanda sarebbe nata. Dove sia realmente nato poco importa, ciò che ci interessa di più è che in Vallagarina il marzemino abbia trovato la sua terra d’elezione, quella dove riesce a dare il meglio di sè.

Risalendo idealmente, e non solo, il corso dell’Adige, oltrepassando Trento e avvicinandosi alla provincia di Bolzano si arriva a San Michele all’Adige. E’ lì che nasce il Castel San Michele Rosso Trentino DOC 2010, dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige contenuto nella bottiglia che il suocero di mia sorella  ha deciso di regalarmi. Si tratta di un taglio bordolese al quale concorrono uve Merlot (70%), Cabernet Sauvignon (25%) e Cabernet Franc (5%) coltivate a pergola semplice e spalliera con potatura a guyot nell’appezzamento Weizacher, situato ai piedi del conoide di Faedo, nei pressi dell’Istituto Agrario. Fra le viti che danno i grappoli per questo eccezionale taglio bordolese ce ne sono alcune che hanno oltre 50 anni e regalano grappoli di grandissima qualità. L’appezzamento è composto da viti impiantate nel 1952, nel 1976 e nel 2000 su un terreno collinare di matrice calcarea, con una pendenza del 15-20%, esposto a sud-ovest.

Castel San Michele Rosso Trentino DOC 2010

Castel San Michele Rosso Trentino DOC 2010

Le uve vengono vendemmiate manualmente verso la metà di ottobre, con una resa media di 90 quintali per ettaro e poi vinificate tradizionalmente con un lungo contatto vinaccia-mosto (15 giorni) e rimontaggi frequenti nei primi giorni di macerazione, ridotti a due nell’ultima settimana. Dopo la maturazione per 15 mesi in piccole botti di rovere, arriva il momento del taglio. Il vino ottenuto completa quindi il suo affinamento in bottiglia. Nel bicchiere si presenta di un bel rosso rubino con riflessi tendenti al violaceo, luminoso e di buona intensità; al naso si avvertono le note vanigliate date dal passaggio in legno, sentori vegetali di peperone e sedano e una lieve nota di frutti rossi (marasca) e spezie; in bocca risulta morbido, dotato di buona struttura, si percepiscono nitidamente la marasca, sentori di liquirizia e le note vanigliate date dal legno, buoni sia l’equilibrio complessivo che la persistenza.

Dilungarsi nel descrivere l’attività della Fondazione Edmund Mach, sarebbe un’opera improba per questo mio blog anche perché per farlo non sarebbero sufficienti 140 post, tanti quanti sono gli anni di vita dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, durante i quali la prestigiosa struttura si è distinta in Italia e nel mondo nel campo della formazione, della ricerca e del trasferimento tecnologico, nei settori agricolo, ambientale e agroalimentare. Chi volesse approfondire la conoscenza sulle attività della Fondazione, può visitare il sito, oppure farsi un viaggio virtuale in compagnia di Emma.

 

 

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