Greco di Bianco e Moscato di Saracena, tesori di Calabria

Fedele allo spirito primigenio di questo mio velleitario blog, ossia quello di raccontarvi storie di vino, di uomini e di territori e non solo delle mie personalissime esperienze di degustazione, oggi voglio mettere sotto la lente di ingrandimento due autentiche meraviglie dell’enologia calabrese e nazionale, anche se forse sarebbe il caso di dire europea e perché no, persino mondiale: il Greco di Bianco e il Moscato di Saracena.

uve in appassimento su graticci

Uve in appassimento su graticci

Quando definisco questi due eccezionali nettari meraviglie dell’enologia mondiale non esagero e sono pronto a difendere a spada tratta questa mia presuntuosa affermazione partendo dall’assunto che ogni vino è unico perché espressione dell’equilibrio nel rapporto tra la vite e il suo terroir, un’unicità alla quale contribuiscono diversi fattori non necessariamente legati alla componente naturale (il vitigno, il terreno, il clima, etc.) come il duro lavoro in vigna e in cantina, l’intuizione dell’uomo e ovviamente la giusta dose di fortuna.

Non voglio mettere in competizione nessun vino, non si tratta di dire saccentemente che il Greco di Bianco sia più o meno buono di un Sauternes, che il Moscato di Saracena faccia impallidire qualunque Passito di Pantelleria. La mia intenzione è solo quella di dare il mio piccolo e personale contributo ad ampliare la cerchia degli “amici” di questi eccezionali vini. Ho scritto non a caso la parola amici, perché è proprio di amici che hanno bisogno, di gente che gli si avvicini senza diffidenza e che possa apprezzarli per quello che sono, per le emozioni che regalano. Continua a leggere

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Bollicine a Capodanno, bollicine tutto l’anno

Nel mio soggiorno natalizio in quel di Trento non mi sono limitato ad assaggiare solo vino prodotto in quella terra benedetta, attraversata dall’Adige. I vini che hanno accompagnato i pranzi e le cene tridentine sono stati i più svariati e tutti (o quasi) fieri rappresentanti del made in Italy vitivinicolo ad eccezione di una bottiglia di Grasa de Cotnari che ho deciso di condividere con i miei cari dopo averlo conosciuto personalmente. Hanno fatto la loro comparsa in tavola splendide bottiglie di Teroldego Rotaliano, Chianti Classico, Prosecco di Valdobbiadene, Moscato d’Asti, Pinot Bianco, Barolo e  Prosecco di Treviso Doc.

Oggi mi soffermerò a parlarvi proprio di quest’ultimo, il Prosecco Doc di Treviso, che è stato il vino che ha accompagnato alla perfezione l’ultima cena del 2013, occasione che mi ha visto esibirmi ai fornelli e che, con un afflato di egocentrismo culinario, oserei definire un successone (visto che nessuno è finito in ospedale e che nulla di quanto ho cucinato è stato scaraventato dalla finestra assieme al vecchio anno). bollicine made in Italy

Potrei mettermi a fare il solito discorsone sull’utilizzo degli spumanti brut come vini da tutto pasto, sottolineando quanto sia riduttivo nei loro confronti relegarli al solo ruolo di vini-aperitivo o di vini da brindisi, potrei farlo, ma non lo farò. Prendendo ispirazione dalla prefazione de I pensieri oziosi di un ozioso, la prima opera pubblicata da Jerome Klapka Jerome (uno degli autori più spassosi di tutti i tempi), mi verrebbe da dire che:

“Nessuno dei miei post ha la pretesa di insegnare alcunché, tanto meno questo. Questo mio blog non eleverebbe una mucca e in coscienza non posso raccomandarlo per nessun utile scopo se non quello di offrirvi un diversivo quando sarete stanchi di leggere i mille blog più belli e i cento siti più eruditi sul vino”. Continua a leggere

Natale in Trentino. Due rossi di qualità per un Natale di…vino

Il primo post dell’anno non può che celebrare le vacanze natalizie sebbene siano ormai solo un ricordo che ci viene rammentato in modo poco piacevole dall’elettrodomestico più antipatico che c’è: la bilancia. Faccio fatica a trovare qualcuno che abbia con lei un ottimo rapporto, o che riesca a instaurarci una tregua duratura o una sorta di patto di non belligeranza. E’ incostante e provocatoria. A volte ti illude con piccole soddisfazioni per poi punirti dopo pochi giorni con sgradevoli quanto inspiegabili ritorsioni. (Sono consapevole che la mia bilancia, come tutti gli esemplari della sua specie, non tollera gli attacchi, non possiede il senso dell’umorismo e che domani mi farà pagare caro questo j’accuse, ma tant’è, come si suol dire quando ce vò ce vò!)

Lasciando da parte i pessimi rapporti con la bilancia, i rimorsi per le abbuffate festaiole e rinviando i buoni propositi per l’anno nuovo (i primi non fanno assolutamente bene al nostro umore, tanto meno al nostro fegato, per mettere in pratica i secondi abbiamo più 300 giorni) mi concentrerei sui piacevoli ricordi mangerecci ed enologici legati alle feste appena trascorse.

Ho passato il Natale in Trentino Alto-Adige, una regione bellissima che sto scoprendo pian piano. Della mia prima incursione nelle province autonome di Trento e Bolzano ho già raccontato in due post dedicati prevalentemente ad alcune delle meraviglie enologiche dell’Alto Adige. Oggi vi segnalerò quelle che regala il basso corso dell’Adige e nello specifico vi parlerò di due rossi trentini che mi hanno seguito nel viaggio di ritorno a Roma. Si tratta di due dei tanti prodotti dell’eccellenza enologica trentina: il Trentino Marzemino Doc Etichetta Verdini 2012 dell’Azienda Vinicola Battistotti di Nomi e il Castel San Michele Rosso Trentino DOC 2010, un taglio bordolese frutto dello splendido lavoro di coltivazione, vinificazione e ricerca continua dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, oggi Fondazione Edmund Mach.

Trentino Doc Marzemino Etichetta Verdini - Azienda Vinicola Battistotti

Trentino Doc Marzemino Etichetta Verdini – Azienda Vinicola Battistotti

Il primo l’ho incrociato nella mia sosta presso la Casa del Vino della Vallagarina a Isera, di rientro da una gitarella a Rovereto con Giuliano, il compagno di mia sorella,  ed è stato amore a prima vista (o forse a primo sorso, ma anche a prima annusata).  Il marzemino in questione ha un ché di insolito perché Luciano Battistotti ha avuto l’intuizione di utilizzare una percentuale delle stesse uve (provenienti da una vigna situata nel comune di Volano) parzialmente appassite per arrotondare il gusto dell’Etichetta Verdini e smorzare l’acidità tipica del marzemino. Nel bicchiere, il Trentino Marzemino Doc Etichetta Verdini 2012 è di un bel rosso rubino, con riflessi tendenti al blu,  regala subito un profumo delicato nel quale emergono i frutti di bosco e una nota floreale di viola mammola. Al palato è secco, con una buona sapidità che invita ad un secondo sorso, è pieno (l’apporto delle uve appassite si sente eccome) e armonico.

Wolfgang Amadeus Mozart che in Vallagarina ci ha soggiornato più volte, la prima all’età di 13 anni (proprio nel 1769, a Rovereto, ha tenuto il suo primo concerto in Italia), è stato ospite, durante uno dei suoi soggiorni nella regione, della famiglia Lodron di Isera, che produceva proprio marzemino. Il giovane Mozart deve essere rimasto positivamente colpito da quel vino al punto da innalzargli un monumento musicale nel suo Don Giovanni, dove nella celebre scena del banchetto il protagonista ordina al servo Leporello “Versa il vino. Eccellente Marzemino!” Continua a leggere