Valle della Saetta 2009, bianco che invecchia male o bio troppo complesso?

Tutti i vini invecchiano bene?

Di fronte a un vino bianco ci si è sempre chiesti se sia meglio berlo subito, nel giro di un paio d’anni dalla vendemmia, o temporeggiare un po’ in attesa di ulteriori evoluzioni. Molti sostengono che il bianco vada bevuto entro due o tre anni al massimo da quando è stato imbottigliato, io francamente non me ne sono fatto ancora un’opinione definitiva. Probabilmente perché non sono in grado di farlo, non avendo titoli ed esperienza adeguati per “sputare” una sentenza.

L’unica cosa che mi sento di dire, e so bene che risulterà piuttosto banale, ma tant’è, è che l’invecchiamento non è prerogativa di tutti i vini, siano essi rossi, bianchi o rosati. Né può essere considerato necessariamente indice di maggiore qualità. Mi è capitato di bere  vini “pallidi” (come ama chiamarli Luigi Fracchia) con qualche annetto sulle spalle e non sempre l’esperienza è stata entusiasmante e la stessa cosa posso dire anche di rossi blasonati.

Lasciando quindi le elucubrazioni sulla opportunità/necessità di degustare pallidi più o meno datati, a lingue e palati raffinati e magari titolati, mi limiterò a raccontarvi la mia personale esperienza con un bianco che di anni sul groppone ne aveva quattro (utilizzare un tempo passato è d’obbligo visto che ormai la bottiglia è tristemente vuota), non moltissimi a dire il vero ma abbastanza per molti esperti per non definirlo più giovanissimo.

La bottiglia in questione è un Valle della Saetta Bivongi DOC Bianco dell’Azienda Agricola Cosimo Murace, annata 2009. Vi ho già parlato qualche tempo fa del Bivongi, splendido (perdonate la partigianeria) esemplare di carneade enologico che andrebbe un tantinello valorizzato. Continua a leggere