Bivongi Doc, perla dell’enologia calabrese ma vino carneade per molti

“Carneade! Chi era costui?” ruminava tra se don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?”.

(da I Promessi Sposi, Cap VIII, A. Manzoni)

Tutti, o quasi, ricorderete l’inizio del capitolo 8 de I Promessi Sposi in cui il povero don Abbondio cercava di scervellarsi nel tentativo di ricordare chi fosse Carneade di Cirene, filosofo greco della corrente degli scettici, fondatore della terza Accademia di Atene, vissuto a cavallo tra il secondo e il terzo secolo avanti Cristo. Suo malgrado il povero Carneade grazie a questa trovata manzoniana divenne l’emblema dell’illustre sconosciuto, e dire che all’epoca in cui visse tanto sconosciuto non era. Ma cosa c’entra la figura di Carneade e l’ottavo capitolo dei Promessi sposi con un piccolo e sconosciuto blog che parla di vino? Beh, c’entra eccome perché raccontando di esperienze di assaggio e di storie di vino, capita spesso di imbattersi in   vini che per la stragrande maggioranza dei consumatori sono dei veri e propri sconosciuti e a volte, sono dei carneadi persino per chi nel campo ci lavora ma non ha la sovrumana facoltà di ricordarsi tutte le migliaia di etichette di vino prodotte nel nostro Paese.

La linea Bivongi Doc delle Cantine Lavorata

E di carneadi enologici nella nostra penisola ce ne sono tantissimi. Senza avere la pretesa di passare per un gran conoscitore di vini, proverò a raccontarvi qualcosa su alcuni di questi illustri sconosciuti a cominciare da quello che per alcuni dei lettori di questo blog non potremmo considerare affatto un carneade, mentre per altri vi assicuro che lo è. Sto parlando del Bivongi, uno tra i vini calabresi che più di recente hanno avuto il riconoscimento da parte dell’Unione Europea (il marchio D.O.C. è stato ottenuto solo nel 1996), e che ho la fortuna geografica di conoscere, trattandosi di una delle 12 D.O.C. della mia terra (le altre sono Cirò, Donnici, Greco di Bianco, Lamezia, Melissa, Pollino, Sant’Anna di Isola Caporizzuto, San Vito di Luzzi, Savuto, Scavigna, Verbicaro) e nello specifico di un vino espressione del terroir di casa mia. Il Bivongi è prodotto nella bassa valle dello Stilaro, nei territorio dei comuni di Bivongi, Camini, Caulonia, Monasterace, Pazzano, Placanica, Riace, Stignano e Stilo (nella provincia di Reggio Calabria), e nel territorio di Guardavalle (nella provincia di Catanzaro). D.O.C. relativamente leggero, la cui gradazione alcolica totale varia dal 10% del bianco fino al 12,5% del rosso Riserva, il Bivongi è prodotto nelle versioni Bianco, Rosso (anche Riserva e Novello), Rosato ed è un vino che si abbina alla perfezione con i sapori forti e decisi dei prodotti e dei piatti tipici calabresi. Potete gustare il bianco in abbinamento con antipasti, piatti a base di pesce, verdure, formaggi giovani e uova, mentre il Rosso e il Rosato si accompagnano bene con primi, secondi da carne, formaggi maturi e salumi tipici. Il Bivongi Bianco si ottiene da uve Greco bianco, Guardavalle e Montonico, da sole o congiuntamente con Malvasia bianca e/o Ansonica, più altri vitigni locali a bacca bianca. Per il Rosso e il Rosato si utilizzano, invece, prevalentemente, uve Gaglioppo e Greco nero, da sole o con Nocera, Calabrese o Castiglione, cui possono essere aggiunte altre uve a bacca nera e a bacca bianca.

A fronte dei soli 17 anni di vita della D.O.C. Bivongi, bisogna dire che la coltivazione della vite e la produzione di un vino pregevole hanno origini remote a Bivongi. Antichi documenti ritrovati nel Regio Archivio di Napoli attestano che il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Therestis nel 1450 produceva ed esportava oltre centomila litri di vino: una quantità certamente notevole, se si valutano i mezzi del tempo e le difficoltà nei trasporti. Ancora oggi a Bivongi continua la produzione di un vino eccellente conosciuto e apprezzato nella zona ma ingiustamente sottovalutato, perché poco noto, sul mercato nazionale. I produttori che imbottigliano e commercializzano il Bivongi Doc sono pochissimi: la Cantina Enopolis (la vecchia Cantina sociale di Bivongi), l’Azienda Agricola Cosimo Murace e le Cantine Lavorata. Trattandosi di poche realtà vitivinicole vi invito ad assaggiare la produzione di ciascuna cantina senza indicarvi il miglior interprete, perché ciascuno dei tre produttori realizza un Bivongi diverso, come è normale che sia a seconda della zona in cui coltiva le uve.

Cosmì Bivongi Rosso Riserva- Azienda Agricola Cosimo Murace

Cosmì Bivongi Rosso Riserva- Azienda Agricola Cosimo Murace

Se per esempio guardiamo al rosso o al rosato, grazie alla possibilità di scegliere come base (tendenzialmente) tra Gaglioppo e Greco nero, in una percentuale che va dal 30 al 50%, e variando il blend con percentuali, anche notevoli, di Nocera, Calabrese o Castiglione, capirete che il risultato del lavoro in vigna e in cantina di ogni singolo produttore sia completamente diverso, offrendo caratteristiche organolettiche che in rete troverete descritte sommariamente così:

BIVONGI ROSSO: colore rosso più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, profumo vinoso, caratteristico, delicato, sapore secco, armonico, gradevole, talvolta fruttato;

BIVONGI ROSATO: colore rosato più o meno intenso, profumo vinoso, caratteristico, sapore secco, gradevole, fruttato.

In realtà, per me che sono figlio della stessa terra del Bivongi, questo vino è assai più complesso della descrizione quasi asettica della disciplinare. Nelle diverse esperienze di assaggio dei vini dei tre produttori di cui vi ho accennato, e anche di agricoltori che producono il Bivongi Doc solo per la loro tavola e per quella di un ristretto numero di amici, mi è capitato di imbattermi in espressioni diversissime di questo vino, ma tutte connotate dalla stessa radice: un’anima schietta, forte e gentile come quella di questo spicchio di Calabria che digrada dalle Serre fino allo Ionio. Ovviamente una disciplinare non può rendere adeguatamente le sensazioni e le emozioni di un assaggio, né, in questo caso, posso farlo io senza sembrare di parte. Per una volta, permettetemelo, passo la palla a voi. Se posso, mi limito a suggerire qualche abbinamento per rendere straordinaria l’esperienza di avvicinamento al Bivongi, poi toccherà a voi, se vorrete, dirmi cosa ne pensate.

Santifanenti – Bivongi Rosso Doc Cantine Enopolis

Se vi intriga di più il rosso provate a stappare una bottiglia di Santifanenti delle Cantine Enopolis, o una bottiglia di Cosmì, il Bivongi Rosso Riserva dell’Azienda Agricola di Cosimo Murace, per accompagnare un piatto di ‘pasta di casa’ con il sugo della carne di capra o un tagliere di pecorino piccante e salumi della zona. Se siete più da bianco, provate ad aprire una bottiglia di quello delle Cantine Lavorata per un aperitivo, o per accompagnare un piatto di spaghetti alle vongole o ancora meglio una frittura di surici o una grigliata di pesce. Nel caso in cui vogliate provare un’esperienza veramente intrigante il suggerimento è quello di assaggiare il Bivongi Rosato delle Cantine Lavorata, dopo un breve passaggio in frigo, in abbinamento ad una pepata di cozze al sugo (sublime quella che potrete assaggiare a l’Ormeggio, sul lungomare di Monasterace), o per restare sempre su piatti di pesce provatelo con lo ‘spada all’isolana’ o con un tortino di alici al forno. Se invece non avete intenzione di mangiare del pesce, il Bivongi rosato potete abbinarlo anche a piatti più ‘arboricoli’ come cicoria e fagioli, la peperonata, ‘i malangiani chini’ e ‘i favi a frattu’, o, se ve la sentire, sostituitelo alla birra per accompagnare una bella pizza, vedrete che non vi deluderà.

2 pensieri su “Bivongi Doc, perla dell’enologia calabrese ma vino carneade per molti

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