Un incontro sorprendente: Grasa de Cotnari, nobile nettare rumeno

La potete chiamare globalizzazione. Qualcuno in maniera del tutto errata potrebbe definirla quasi un’invasione di campo. Per me è invece un’appagante scoperta, frutto della mia naturale curiosità. Si dice che la curiosità uccise il gatto, ma io non riesco proprio a resistere alla tentazione di scoprire cosa portano in dote altri popoli e altre terre, qual è il loro bagaglio di esperienze, di tradizioni e di storie. Da sempre l’Italia è terra di vini e lo è anche la Francia, così come lo sono la Spagna e il Portogallo, lo è sempre stata la Grecia e le repubbliche balcaniche nate dallo smembramento dell’ex Jugoslavia, soprattutto Slovenia e Croazia, lo è l’Ungheria con il suo Tokaji dal nome ‘scippato’ al nostrano friulano e lo è anche la Romania. Ormai da un bel po’ di anni una vera e propria diaspora ha portato in Italia tanti abitanti di quella che gli antichi romani chiamavano Dacia e che da qualche anno è diventato membro dell’Unione europea, e inevitabilmente con l’allargarsi della comunità rumena in Italia sugli scaffali dei supermercati delle nostre città sono spuntati prodotti tipici di quella terra incastrata tra il Danubio, il Mar Nero e i Carpazi. Nel mio caso quel che più ha attirato la mia attenzione è stata un’insolita bottiglia trasparente con dentro un liquido giallo scarico con un etichetta gialla che recitava: Grasa de Cotnari. Al primo incontro ha vinto la diffidenza, volevo saperne un po’ di più prima di prenderne una bottiglia.

Romania Mappa regioni vinicoleIn generale è sempre bene ricordate che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. La Romania è terra di vini bianchi, anche dolci muffati con una certa storia e blasone e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Di recente (1998) è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC). Continua a leggere

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Bivongi Doc, perla dell’enologia calabrese ma vino carneade per molti

“Carneade! Chi era costui?” ruminava tra se don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?”.

(da I Promessi Sposi, Cap VIII, A. Manzoni)

Tutti, o quasi, ricorderete l’inizio del capitolo 8 de I Promessi Sposi in cui il povero don Abbondio cercava di scervellarsi nel tentativo di ricordare chi fosse Carneade di Cirene, filosofo greco della corrente degli scettici, fondatore della terza Accademia di Atene, vissuto a cavallo tra il secondo e il terzo secolo avanti Cristo. Suo malgrado il povero Carneade grazie a questa trovata manzoniana divenne l’emblema dell’illustre sconosciuto, e dire che all’epoca in cui visse tanto sconosciuto non era. Ma cosa c’entra la figura di Carneade e l’ottavo capitolo dei Promessi sposi con un piccolo e sconosciuto blog che parla di vino? Beh, c’entra eccome perché raccontando di esperienze di assaggio e di storie di vino, capita spesso di imbattersi in   vini che per la stragrande maggioranza dei consumatori sono dei veri e propri sconosciuti e a volte, sono dei carneadi persino per chi nel campo ci lavora ma non ha la sovrumana facoltà di ricordarsi tutte le migliaia di etichette di vino prodotte nel nostro Paese.

La linea Bivongi Doc delle Cantine Lavorata

E di carneadi enologici nella nostra penisola ce ne sono tantissimi. Senza avere la pretesa di passare per un gran conoscitore di vini, proverò a raccontarvi qualcosa su alcuni di questi illustri sconosciuti a cominciare da quello che per alcuni dei lettori di questo blog non potremmo considerare affatto un carneade, mentre per altri vi assicuro che lo è. Sto parlando del Bivongi, uno tra i vini calabresi che più di recente hanno avuto il riconoscimento da parte dell’Unione Europea (il marchio D.O.C. è stato ottenuto solo nel 1996), e che ho la fortuna geografica di conoscere, trattandosi di una delle 12 D.O.C. della mia terra (le altre sono Cirò, Donnici, Greco di Bianco, Lamezia, Melissa, Pollino, Sant’Anna di Isola Caporizzuto, San Vito di Luzzi, Savuto, Scavigna, Verbicaro) e nello specifico di un vino espressione del terroir di casa mia. Il Bivongi è prodotto nella bassa valle dello Stilaro, nei territorio dei comuni di Bivongi, Camini, Caulonia, Monasterace, Pazzano, Placanica, Riace, Stignano e Stilo (nella provincia di Reggio Calabria), e nel territorio di Guardavalle (nella provincia di Catanzaro). D.O.C. relativamente leggero, la cui gradazione alcolica totale varia dal 10% del bianco fino al 12,5% del rosso Riserva, il Bivongi è prodotto nelle versioni Bianco, Rosso (anche Riserva e Novello), Rosato ed è un vino che si abbina alla perfezione con i sapori forti e decisi dei prodotti e dei piatti tipici calabresi. Continua a leggere