Un vino da campioni…olimpici. Cirò Rosso Riserva ‘Duca Sanfelice’ 2004 – Librandi

Hugh Johnson, autore di un famosissimo “Atlante dei Vini” conosciuto in quasi tutto il mondo, definisce il Cirò “il Barolo del Sud”. Un appellativo che potrebbe anche suonare un tantino pretestuoso, ma il Cirò, sopratutto nella tipologia Rosso, negli ultimi anni sta riacquistando la sua antica grandezza anche per merito di numerose aziende che hanno saputo rinnovarsi, pur non rinnegando la tradizione, sia per quanto riguarda i vitigni veri e propri che per le tecniche di vinificazione.

Il Cirò, come me, è figlio di una terra che accolse i primi coloni greci che sbarcarono sulle sue coste abbagliandoli con distese di vigneti rigogliosi al punto che rapiti da tanta fertilità la chiamarono “Enotria” e cioè “terra dove si coltiva la vite alta da terra”.

Con buona pace di chi etichetterà questo post come un palese conflitto di interessi, (anche se vi assicuro che, al momento, io non produco vino…) il Cirò è il campione tra i vini rossi di una squadra di succhi d’uva, più o meno noti, che la mia Calabria offre. Erede di quel Krimisa che veniva dato in premio agli atleti vincitori delle Olimpiadi, dall’antichità ad oggi, il vino Cirò ha sempre goduto fama di essere dotato di virtù terapeutiche. Infatti più di un medico garantiva, probabilmente più per convinzione personale che per oggettività scientifica, che il Cirò è un “sicuro cordiale per chi vuole recuperare le forze dopo una lunga malattia” ed inoltre è “tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana che vuole coronarsi di verde ancora per anni”.

nicodemo librandi

Nicodemo Librandi

Di aziende vitivinicole che ne producono ce ne sono alcune che senza dubbio possiamo considerare fautrici di un rinascimento enologico per la Calabria, e su tutte spicca quella dei fratelli Antonio e Nicodemo Librandi. Non starò qui a raccontarvi che la produzione di Librandi si articola su tre linee etc etc. anche perché se vi parlassi dettagliatamente, come sarebbe forse opportuno fare, di ogni azienda vitivinicola di cui assaggio un prodotto questi post sarebbero kilometrici. L’azienda vitivinicola dei fratelli Librandi rappresenta sicuramente uno dei punti di riferimento per la vitivinicoltura calabrese, i Librandi coltivano la vite da quattro generazioni attraverso un lungo lavoro, svolto con paziente e tenace applicazione dedito alla valorizzare della viticoltura calabrese ricca e prospera di tradizioni, ma sempre piuttosto refrattaria alle innovazioni. I Librandi con il loro esempio testimoniano come il futuro della viticoltura del luogo risieda nella capacità di sapere coniugare con equilibrio tradizione ed innovazione. A Nicodemo Librandi, in qualità di pioniere e di portabandiera dell’enologia calabrese la regione deve tantissimo e in qualità di appassionato non posso esimermi dal ringraziarlo anche io per la grande qualità dei suoi vini, nettari che si trovano facilmente in commercio e non costano uno sproposito.

duca sanfelice

Cirò Rosso Riserva Doc Duca Sanfelice – Librandi

Uno dei pezzi pregiati di Librandi è il Duca Sanfelice, un Cirò Rosso Riserva Doc, prodotto da uve gaglioppo in purezza, vendemmiate nella prima decade di ottobre. Le uve sono sottoposte a pressatura soffice con una lunga macerazione sulle bucce della durata di circa 20 giorni. La fermentazione avviene in vasche di acciaio termocondizionato. Il vino che ne viene fuori passa 3 anni in serbatoi di acciaio inox e poi alcuni mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Nelle mie insolitamente lunghe vacanze natalizie ho avuto modo di assaggiare una bottiglia di Duca Sanfelice vendemmia 2004 che riposava tranquillamente nella mia cantina da qualche tempo (esattamente dal settembre 2008). Quale occasione migliore di un pranzo in famiglia in assoluto relax per testare le evoluzioni di questo Cirò Rosso Riserva a 8 anni dalla vendemmia? Anche se l’esperienza degustativa è sempre intima e soggettiva, non esiste miglior circostanza per accostare le labbra al bicchiere che un pasto in buona compagnia. Ma veniamo al nostro vino. Ha riposato per qualche anno in una cantina che non gli ha offerto forse le condizioni ottimali per una adeguata conservazione e il timore che abbia subito alterazioni c’è, ma è un timore che svanisce presto.

Versato nel bicchiere questo Duca Sanfelice 2004 non mostra cedimenti: all’esame visivo appare di un bel rosso rubino con lievi riflessi porpora. Il colore è sicuramente un buon segnale della tenuta ma ovviamente non può bastare. Al naso sprigiona un’intensità inattesa (malfidato, pensavo, forse sarebbe più corretto dire temevo, che la mia cantina non attrezzata a dovere potesse danneggiarlo) è abbastanza complesso, fine, con note fruttate di frutta rossa, di amarena e una lieve nota di pesca; pian piano emergono i sentori di spezie (chiodi di garofano e pepe nero). Anche all’olfatto tiene botta e non dimostra i suoi anni malvissuti. A questo punto non resta che accostare le labbra al calice per dissipare ogni dubbio sul fatto di trovarmi al cospetto di un vino che ha superato l’esame di un breve invecchiamento a pieni voti. In bocca è secco, caldo, morbido, con una discreta freschezza. Di corpo, equilibrato nel complesso, intenso e molto persistente, con gradevoli ritorni di note che ricordano la prugna e l’amarena con un tannino morbido che non disturba affatto e una gradevole nota sapida che pulisce la bocca e prepara al sorso successivo.

Qualcuno, non ricordo bene chi, mi aveva detto che un rosso per essere considerato un gran vino doveva mostrare dopo un breve invecchiamento piccoli segnali di evoluzione ma non perdere nessuna delle caratteristiche presenti al momento della sua messa in commercio, il momento ideale per consumarlo, e che questo impediva al Cirò, e in generale ai vini fatti da uve gaglioppo, di essere considerato un gran vino, adatto all’invecchiamento. Non ne ero convinto anche perché esistono grandi vini rossi tra quelli di beva facile e con una scarsa propensione all’invecchiamento, ma che le sue affermazioni sul fatto che il Cirò non fosse adatto a invecchiare, e che per questa ragione non potesse essere considerato un gran vino, fossero balle avrei dovuto dimostrarlo. Oggi posso dire di averlo sbugiardato a dovere perché del Duca Sanfelice 2004 ho stappato una bottiglia nell’ottobre del 2008, appena acquistato, e confrontando le due degustazioni devo dire che la bottiglia stappata questo Natale ha mostrato una complessità olfattiva e gustativa lievemente superiore, pur avendo passato 4 anni in una cantina non adeguata. L’annata 2004 del Duca Sanfelice di Librandi ha dimostrato, stando ai criteri del mio saccente amico, che questo Cirò Rosso Riserva, non solo è un gran vino, ma in condizioni ideali di conservazione è adattissimo all’invecchiamento. Rimane il rimpianto di non avere un’altra bottiglia in cantina da stappare tra altri 5-6 anni per dimostrare a chi non ne fosse ancora convinto che se qualcuno assai più qualificato del sottoscritto lo ha definito il Barolo del Sud, ci sarà un motivo.

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