Ogni promessa è debito…un sabato di ‘coccole’ alla Cantina Tramin

Napoleone Bonaparte diceva che il modo migliore di mantenere la parola è di non darla mai, ma visto e considerato che l’inguacchio di promettere di raccontarvi la seconda parte del mio week end in Trentino-Alto Adige (ormai già lontano…sigh…sob) era stato fatto, non mi resta che dare seguito alla mia promessa. D’altra parte come recita il proverbio ogni promessa è un debito e visto che i debiti si onorano sempre eccovi la seconda tappa del mio fine settimana alla scoperta delle meraviglie enologiche dell’Alto Adige. Archiviata la splendida serata di assaggi in quel di Caldaro sulla Strada del Vino, la seconda giornata (e anche la più lunga e ricca di soddisfazioni) prevede, visto che siamo in tema di promesse, il mantenere quella fatta agli amici della Cantina Tramin e passare a trovarli a Termeno. L’appuntamento con Günther (colui che cura la pagina facebook della Cantina) è subito dopo l’ora di pranzo e allora visto che siamo in Alto Adige ed è una splendida giornata di sole cosa c’è di meglio di un pranzo all’aria aperta?

Weisswurst

Partiti da Trento e imboccata l’autostrada del Brennero la nostra “guida locale”, Giuliano, ci porta all’Imbiss di Viktor a Vadena (Pfatten) che è più o meno di strada per Termeno. Se vi fermate a mangiare da Viktor, immersi tra vigneti e piantagioni di meli dovete assolutamente provare il weißwurst (weisswurst), una salsiccia bianca fatta di carne di vitello e di maiale con un delicato aroma dato dal prezzemolo e dal limone, i weißwurst si mangiano accompagnati con la senape dolce bavarese (tra gli ingredienti c’è anche il miele) e con i pretzel, pagnotte tipiche di Baviera e Tirolo….Teoricamente li si mangia accompagnandoli con una weizen bier (o weissbier) ma noi abbiamo evitato ben sapendo che a Termeno avremmo appagato la nostra sete. Messo a tacere lo stomaco grazie alle bontà dell’imbiss di Viktor ci siamo incamminati verso Termeno (Tramin) e vi posso assicurare che già la vista di quelle viti cariche d’uva (proprio in quei giorni iniziava la vendemmia delle uve più precoci) prometteva emozioni a profusione. Al nostro arrivo alla Cantina veniamo accolti da Iris, una simpaticissima ragazza che Günther, che non è alla Cantina (esisterà veramente?), ha istruito a dovere su come accoglierci.
Dubito che fossero necessarie raccomandazioni di sorta visto che l’accoglienza delle ragazze al bancone delle degustazioni è davvero cordiale e irreprensibile con tutti. Iris ci ha veramente coccolati facendoci degustare il top della gamma produttiva della Cantina, Le Selezioni (Vini d’autore e Monovitigni), ci ha portato a spasso per la cantina portandoci a visitare la barricaia e la cantina dove Willi Sturz, enologo e direttore tecnico di Cantina Tramin, accantona alcune decine di bottiglie di ciascuna annata di ciascun vino per le verticali alle quali partecipano solo pochi eletti (da quanto ci ha raccontato Iris). La visita è stata molto interessante e suggestiva e io, immerso nella sacralità del luogo, contemplavo tutto con un’aria appagata e un larghissimo sorriso stampato in faccia….sembravo un bimbo che ha appena ricevuto in regalo il giocattolo che desiderava tanto.

Coccolati dagli amici della Cantina Tramin

Lasciando da parte le sensazioni provate nel visitare il sancta sanctorum della cantina, il clou della visita è stato ovviamente la degustazione. Iris ci ha messo davanti dieci bicchieri e ci ha fatto provare l’intera linea delle selezioni, eccetto il Volentin, un moscato rosa purtroppo non disponibile quel giorno: sette vini realizzati ciascuno da uve di un solo vitigno e tre nati da assemblaggi frutto della creatività e del talento dell’enologo. Partendo dall’assunto che tutti e 10 si sono dimostrati ottimi vini, che io ho già ampiamente parlato e scritto del Nussbaumer e della sua assoluta eccellenza tra i gewürztraminer di casa nostra (e ne scriverò visto che ho fatto, non una cieca, ma un assaggio di altri 4 gewürztraminer di produttori diversi e mi sembra doveroso raccontare come è andata) e che per ovvie ragioni se vi parlassi di tutti i vini questo post sarebbe interminabile, ho scelto di parlarvi dei tre che, Nussbaumer a parte, mi hanno entusiasmato di più.

Il primo è il Loam, una Doc Alto Adige realizzata con quel che si suole chiamare taglio bordolese. Nello specifico il Loam nasce dall’unione di un 50% circa di Cabernet Sauvignon, un 20% di Cabernet Franc e da un 30% di Merlot, ricavati  (la resa è di 40 hl per ettaro) da vigneti coltivati su un terreno calcareo-argilloso nella frazione soleggiata di Ronchi, a sud del centro abitato di Termeno, a un’altitudine di 300-350 metri sul livello del mare. Il nome Loam, pronuncia della parola tedesca “Lehm”, che significa argilla, intende richiamare le caratteristiche argillose tipiche del terreno di coltura che danno vita a un vino pieno e generoso che alla vista si presenta di un colore rosso rubino brillante con lievissimi riflessi porpora.  Il profumo del Loam è molto vinoso,  intenso e gradevole, con accenni di piccoli frutti rossi e una lieve nota tostata dovuta alla permanenza  in barrique francesi e in grandi botti di rovere dopo la fermentazione, avvenuta  in tini di rovere.  Al palato si avvertono  buona sapidità e un’acidità che non disturba affatto, anzi contribuisce a farne un rosso pieno ideale per accompagnare tutto il pasto e partner ideale di arrosti, cacciagione e formaggi piccanti. Benché non gli dedichi molto spazio in questo mio post, sappiate che se ho deciso di segnalarvelo è perché il Loam è uno di quei vini che a mio avviso non si può non assaggiare e io, consapevole di non poter fare acquisti in grande quantità per via del mezzo di locomozione con il quale sarei rientrato a Roma (il treno….e vi assicuro che il tragitto in metro e a piedi dalla stazione a casa tra vini e bagagli è stato impegnativo), alla cifra di 21,80€ me ne sono portato a casa una bottiglia da bere in occasione di una cena in compagnia di amici.  A questo link trovate la scheda tecnica del Loam.

“Al rosso delle granate, al profumo delle spezie,  alla dolcezza della marasca, al volo dei pettirossi  dedico gli spazi aperti e i lontani orizzonti  a cui mi abbevero” Il sito della cantina dedica questi versi alla presentazione del Maglen, il secondo vino che vi invito a provare, un Alto Adige Doc Pinot Nero (o Blauburgunder). Sono un fan del Pinot Nero, non lo nego, né mai ne ho fatto mistero.

Pinot Nero

I grandi vini che vengono prodotti da questo vitigno possiedono un’eleganza ineguagliabile. Da questo che è considerato il vitigno principe dell’enologia mondiale, originario della Borgogna ma che ha trovato anche in Italia luoghi adatti dove dar vita a vini superbi, gli amici della Cantina Tramin hanno tirato fuori il Maglen, un campione degno di nota nel panorama dei vini espressione del pinot nero. Questo vitigno è come un attore eclettico, in grado di neutralizzarsi e di adattarsi alle diversità minerali del terreno su cui si trova. Come scrivono in Vinosofia (il libro cui ho rubato il titolo per questo mio misero blog) Roberto Cipresso e Giovanni Negri “il vitigno si coniuga e si annulla per dare espressione e voce alla pura forza del terroir“. Nei pressi di Termeno le zone di produzione migliori per il Pinot Nero si trovano tra Mazzon e Montagna con Glen. Da queste “cru” nasce appunto il Maglen, che nel bicchiere si presenta di color rubino con lievi sfumature granata. le sensazioni olfattive sono tra le più accattivanti che un rosso possa regalarvi: ciliegia, marasca e frutti di bosco (ribes e mora su tutti), poi spezie come la noce moscata e una nota di pepe nero. In bocca seduce per la sua armonia: ha un gusto delicato e fruttato, quasi vellutato, con tannini morbidi che non disturbano e una buona acidità che contribuisce alla sua elegante struttura. Un vino da provare assolutamente. Io ho assaggiato il Maglen 2010, ma mi dicono che il 2009 sia addirittura migliore. In questo caso correte in enoteca a cercarne almeno una bottiglia e se siete fortunati a trovarne, fatene scorta!! Anche del Maglen ho portato a casa una bottiglia e acquistarlo in cantina mi è costato 18,55 €, un costo non eccessivo per un vino che francamente lascia il segno. Se volete dare un’occhiata, a questo link trovate la scheda tecnica del Maglen.

Del Nussbaumer ho già ampiamente tessuto le lodi e, ovviamente, non avrei potuto non comprarne una bottiglia per concludere il tris di vini che ho deciso di far viaggiare al mio seguito verso Roma, quindi non è del Nussbaumer che vi voglio parlare, ma di una sorta di suo fratello maggiore. Dulcis in fundo il terzo nettare (e qui ogni singola parola è scelta non a caso) di cui vi sto per magnificare le doti è il Terminum, un Alto Adige Doc Gewürztraminer vendemmia tardiva. Un capolavoro assoluto.

Tramin Terminum 2009

Se ho definito il Nussbaumer come il miglior (o uno dei migliori) gewürztraminer del panorama enologico nazionale, il Terminum è il preludio al paradiso dei sensi e devo riconoscere che ancora una volta Willi Sturz ha dimostrato di non avere molti rivali nel trarre dal gewürztraminer il meglio di se. Tutte le uve impiegate nella produzione di questo vino (bassissima resa, 19 hl per ettaro) provengono dai vigneti di Sella, località situata sopra l’abitato di Termeno, a un’altitudine compresa fra i 400 e i 500 metri sul livello  del mare, ai piedi della catena montuosa che circonda il Roen. Il terreno è di conformazione ghiaiosa e argillosa, con uno strato calcareo da 20 a 100 cm e un sottosuolo porfirico. Una particolarità è il vigneto stesso che, pur essendo in collina, non gode dei benefici dell’Ora, il vento che soffia dal Lago di Garda, perché situato in una piccola conca. Nel caso del Terminum è un grande vantaggio, perché solo così la pregiata muffa nobile si può evolvere. Muffa al cui attacco le uve resistono benissimo per essere poi raccolte a metà dicembre. Fermentazione e maturazione avvengono in barrique di rovere francese. Il Terminum nel bicchiere si presenta splendidamente dorato, con riflessi ambrati tendenti al ramato. L’impatto olfattivo è intenso, floreale e fruttato, con evidenza di frutti tropicali (mango, frutto della passione) e poi albicocche con note di miele e cannella. Il gusto è di una piacevolezza estrema su un fondo molto morbido e dolce, con una lieve nota minerale alla fine del sorso che allontana la stucchevolezza di alcuni vini da dessert. Complessivamente un vino di grande struttura con una lunghissima persistenza. l’incontro con Terminum è un’esperienza sensoriale semplicemente unica. Qualcuno può pensare che forse sia un tantinello costoso (per portarsi a casa la bottiglia da 0,375 l servono 41 €) ma vi posso assicurare che vi capiterà un giorno di spendere cifre ben superiori a quelle necessarie per una bottiglia di Terminum, per acquistare vini decisamente meno riusciti e in quel caso vi pentirete di non aver deciso di spenderli per una bottiglia di questo oro liquido. A questo link trovate la scheda tecnica del Terminum mentre di seguito trovate le schede di altri due ottimi vini che ho avuto modo di assaggiare alla Cantina Tramin assieme ai miei due compagni di viaggio nel week end alla scoperta delle meraviglie enologiche dell’Alto Adige : lo Stoan e il Roen.

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