Ogni promessa è debito…un sabato di ‘coccole’ alla Cantina Tramin

Napoleone Bonaparte diceva che il modo migliore di mantenere la parola è di non darla mai, ma visto e considerato che l’inguacchio di promettere di raccontarvi la seconda parte del mio week end in Trentino-Alto Adige (ormai già lontano…sigh…sob) era stato fatto, non mi resta che dare seguito alla mia promessa. D’altra parte come recita il proverbio ogni promessa è un debito e visto che i debiti si onorano sempre eccovi la seconda tappa del mio fine settimana alla scoperta delle meraviglie enologiche dell’Alto Adige. Archiviata la splendida serata di assaggi in quel di Caldaro sulla Strada del Vino, la seconda giornata (e anche la più lunga e ricca di soddisfazioni) prevede, visto che siamo in tema di promesse, il mantenere quella fatta agli amici della Cantina Tramin e passare a trovarli a Termeno. L’appuntamento con Günther (colui che cura la pagina facebook della Cantina) è subito dopo l’ora di pranzo e allora visto che siamo in Alto Adige ed è una splendida giornata di sole cosa c’è di meglio di un pranzo all’aria aperta?

Weisswurst

Partiti da Trento e imboccata l’autostrada del Brennero la nostra “guida locale”, Giuliano, ci porta all’Imbiss di Viktor a Vadena (Pfatten) che è più o meno di strada per Termeno. Se vi fermate a mangiare da Viktor, immersi tra vigneti e piantagioni di meli dovete assolutamente provare il weißwurst (weisswurst), una salsiccia bianca fatta di carne di vitello e di maiale con un delicato aroma dato dal prezzemolo e dal limone, i weißwurst si mangiano accompagnati con la senape dolce bavarese (tra gli ingredienti c’è anche il miele) e con i pretzel, pagnotte tipiche di Baviera e Tirolo….Teoricamente li si mangia accompagnandoli con una weizen bier (o weissbier) ma noi abbiamo evitato ben sapendo che a Termeno avremmo appagato la nostra sete. Continua a leggere

Quando la tripla B è tutto meno che un declassamento

In questi tempi di crisi ci siamo abituati a sentir parlare di spread, di declassamento del rating dei debiti sovrani degli Stati, di downgrade di banche e di aziende quotate in borsa. Ci hanno nostro malgrado imposto un vocabolario dettato dall’economia finanziaria, quella malevola entità imperante che ci ha reso familiari nomi come Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s. Quando queste agenzie abbassano il rating di un Paese, come è successo con Grecia, Spagna e ahinoi con l’Italia, parliamo di declassamento e dalla tripla A si scende a una doppia A e così via…. Metendo da parte il rating del nostro debito sovrano e quelle delle nostre banche, guardando a quello vitivinicolo possiamo senza dubbio definirlo da tripla B, ma in questo caso di tutto possiamo parlare meno che di declassamento!  E’ tempo di classifiche dei vini italiani e la prima ad uscire è la Guida dell’Espresso “Vini d’Italia”, in vendita da venerdì 5 ottobre, anche se per la presentazione si dovrà attendere l’11 ottobre a Firenze e ad una prima occhiata la classifica ci dice che i Vini dell’Eccellenza(distinti dal simbolo delle cinque bottiglie corrispondenti a un punteggio di almeno 18/20) sono 232 e sul podio, alla quota massima di 20/20, c’è il Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Poggio di Sotto. Lo tallonano, a 19.5/20, il Barbaresco Montefico Vecchie Vigne 2007 di Roagna e il d’Alceo 2008 del Castello di Rampolla. Una bella tripla B quindi.

La Guida de l’Espresso “I vini d’Italia 2013”

Appena un gradino sotto al podio, a quota 19/20, un nutrito gruppo di vini dolci di antica tradizione, come il Vino Santo Trentino 2001 di Francesco Poli, i Vin Santo toscani di Castell’inVilla (1995) e Poliziano (2004), le Malvasie di Bosa di Columbu e dei Fratelli Porcu, rispettivamente delle annate 2005 e 2009.

Pari valutazione per diversi grandi classici dell’enologia nostrana: il Barolo Cascina Francia 2008 di Giacomo Conterno, il Barolo Ca’ Mia 2008 dei Fratelli Brovia, il Barbaresco Asili 2009 di Bruno Giacosa, il Brunello Riserva 2006 di Fuligni, l’Amarone della Valpolicella Classico 2005 e il Montevertine 2009 di Bertani. Infine, il Fiano di Avellino 2011 di Pietracupa, miglior bianco italiano e capofila di un’ottima performance dei vini bianchi della Campania.

Nel complesso il Piemonte, con 48 vini da “5 bottiglie”, conferma la propria leadership e anche il Barolo resta al primo posto nella gerarchia delle denominazioni, con 21 vini che si sono fregiati della massima valutazione. Restando in Piemonte è da segnalare l’ottima riuscita dei Barbaresco, in linea con le attese, mentre ha sorpreso i curatori la Barbera d’Asti. Non da meno la Toscana: 46 eccellenze, grazie alla consistente presenza ad alto livello del Brunello. Positivo il riscontro dei vini del Trentino-Alto Adige (27 eccellenze), mentre per le bollicine la scena è sempre dominata dai Franciacorta e dai Trento Brut, con la novità dell’esordio ad alti livelli di uno spumante siciliano, l’Extra Brut 2006 del Barone Scammacca del Murgo.