Un lago diVino – Kalterer Weintage 2012

Il primo assaggio spesso è di quelli che non si dimentica, per via di sensazioni nuove, mai provate, e quasi sempre è in grado di dirti con sincerità se ciò che hai assaggiato ti è piaciuto. Certo, poi servono altri assaggi per fissare meglio il gusto nuovo e comprenderlo appieno, ma il primo non mente mai. E il mio primo assaggio del Trentino Alto Adige, o meglio delle province autonome di Trento e Bolzano, è stato un week end ricco di soddisfazioni eno-gastronomiche. Brevissimo ma intenso, una toccata e fuga, ma senza dubbio un’esperienza che non vedo l’ora di ripetere per conoscere meglio una regione incantevole e le sue prelibatezze, specialmente quelle enologiche.

Uno scorcio del lago di Caldaro

Uno scorcio del lago di Caldaro

CALDARO – Arrivare a Caldaro sulla Strada del Vino (Kaltern an der Weinstraße in tedesco) da Trento percorrendo proprio la Weinstraße  che si snoda alla sinistra (ovviamente in direzione Bolzano) della vallata del fiume Adige è un’esperienza assai piacevole per la vista, specie se la Weinstraße la percorrete al termine dell’estate. Una distesa di vigneti da mozzare il fiato con sullo sfondo dolci colline e montagne che si innalzano ai margini della valle del riottoso Adige. Un serpente di asfalto che disegna dolci curve in mezzo a viti colme di grappoli quasi pronti a trasformarsi in nettari di ogni tipo. Oltrepassato Roverè della Luna, ultimo comune della provincia di Trento sulla strada provinciale 80 (quella che poi diventa la Strada del Vino), si entra nell’Alto Adige e si è catapultati in un altro mondo. La sensazione è quella di trovarsi in Austria, spariscono i cartelli stradali in italiano e compaiono quelli in doppia lingua (e la prima è proprio il tedesco), muta l’architettura delle case e i balconi e le finestre straripanti di gerani in fiore ci dicono: benvenuti in Alto Adige….o come si usa da queste parti willkommen in Südtirol o (in ladino) bëgnodüs te Südtirol. 

Ci mettiamo alle spalle Cortaccia (Kurtatsch) e Termeno (Tramin) e ci troviamo davanti il lago di Caldaro, per il quale è il caso di spendere qualche parola. Il lago che si trova a 216 metri sul livello del mare, si estende per 155 ettari ed lungo circa 1,8 km e largo 900 metri, ha una profondità media di 4 m e si trova a quasi 4 km dall’abitato di Caldaro. E’ il lago più caldo delle Alpi, si estende in una conca che tempo fa era il letto di un affluente dell’Adige, tra il massiccio della Mendola e il Monte di Mezzo, ed è davvero una meta ambita per i turisti che qui possono trovare il Lido di Caldaro con piscine, idromassaggi, parco giochi per bambini, noleggio barche a remi, windsurf e pattini. Sulle sue sponde si svolge, inoltre, a maggio il Triathlon internazionale del Lago di Caldaro.

Il paesaggio circostante invita a piacevoli e diverse escursioni: il percorso naturalistico alla scoperta del biotopo nei pressi del lago, il sentiero del vino, ma non sono da perdere anche le belle camminate alla Valle della Primavera o verso la gola di Rastenbach a Castelvecchio e lungo il Sentiero della pace che da Caldaro permette di raggiungere un’altra piccola frazione del comune, San Pietro. Castelvecchio è poi particolarmente noto perché da qui si possono intraprendere escursioni sul Monte Mendola, raggiungibile anche da S. Antonio con la funicolare più ripida e lunga d’Europa, e per il parco avventura con piattaforme sugli alberi e ben 10 percorsi diversi. Accanto agli sport più tradizionali si possono fare tantissime altre attività: escursioni con i cavalli, esercitazioni di tiro nel poligono di Caldaro, parapendio, golf, nordic walking, vela ed ovviamente gite in bicicletta, facili attraverso vigneti e frutteti e lungo le ciclabile fino ad Ora o della Val di Non, o più impegnative sulle alture circostanti.

Kalterer Weintage 2012

Ma l’attività che ci ha spinti fin quassù e uno sport assai più piacevole per le papille gustative che per qualunque altra parte del nostro corpo. Non dimentichiamoci che si chiama Caldaro sulla Strada del Vino! Se si viene a Caldaro è d’obbligo una sosta in una delle diverse cantine o la partecipazione, dalla primavera all’autunno, ad una delle rassegne enologiche. E la nostra (la mia e quella di Isabella e Giuliano, i miei due meravigliosi compagni di viaggio) gitarella a Caldaro non del tutto casualmente è avvenuta il 7 settembre per una di queste rassegne: la 27esima edizione delle Kalterer weintage, le giornate del vino. La location dell’ultimo appuntamento della rassegna è la Piazza Principale di Caldaro che al nostro arrivo ci offre 22 stand di produttori e una folla brulicante che calice alla mano si sposta da un gazebo all’altro.

Afferriamo il nostro calice e partiamo alla scoperta della produzione delle tante kellerei di Caldaro, accompagnando i sorsi e le riflessioni su sentori, siano essi floreali o no, con stuzzichini tipici del luogo.

La prima sosta è allo stand della Weingut Manincor. Giuliano e Isabella scelgono due bianchi, entrambi vendemmia 2011: un Sudtirol Terlaner Réserve della Contessa (Pinot Bianco 60 %, Chardonnay 30 %, Sauvignon Blanc 10 % ) per lui e un calice di Sophie, Terlaner Chardonnay, per lei. Io invece vado di rosso e opto per un Blauburgunder (abbiate pazienza ma qua il Pinot nero lo chiamano così e visto quanto questo vitigno si è adattato bene a questo territorio, regalando vini splendidi, direi che glielo possiamo concedere) Mason del 2010. Inutile dirvi che abbiamo fatto girare i bicchieri tra di noi per curiosare su tutte le scelte, moltiplicando di fatto i nostri assaggi. Per tutti e tre i vini finiti nei nostri calici il giudizio è più che buono, la qualità è medio-alta, ma il pezzo forte del primo giro di assaggi è stato senza dubbio il Sophie, che nella valutazione complessiva ha superato di un’incollatura il Mason.

Terlaner Chardonnay Sophie – Weingut Manincor

Sophie è un Terlaner, costituito quasi esclusivamente da Chardonnay (92 %) e da piccole percentuali di Viognier (5 %) e Sauvignon Blanc (3 %), che nel bicchiere si è presentato di un bel giallo brillante. All’olfatto regala inizialmente profumi mediterranei di arance, fiori di acacia e di tiglio, e sentori di frutta gialla (principalmente albicocca), per lasciare spazio a piacevoli sensazioni minerali. In bocca è avvolgente e corposo al palato, si rivela elegante nella struttura e con una buona corrispondenza dei sentori e regala un accenno di pane fresco (grazie ai nove mesi di affinamento in botti di legno a contatto con i lieviti indigeni) e note minerali persistenti. Un 8 pieno per la contessa Sophie!!

Archiviata l’esperienza Manincor è stata poi la volta di soffermarsi ad assaggiare i rossi della Weingut Niklas e scambiare due chiacchiere con il simpatico Josef Sölva, kellermeister e capofila di una famiglia di produttori che lavora con passione al mantenimento dell’elevata qualità dei vini locali. A Josef abbiamo chiesto di farci provare il prodotto per eccellenza della zona il Lago di Caldaro Doc (Kaltersee) dell’ultima annata, la 2011. Io ho optato per la versione Classico ‘scelto’ (Auslese klassisch), Giuliano per un Kaltersee Charta. Scelta che ha ampiamente soddisfatto entrambi per la grande godibilità di un vino dalla beva facile, che al naso vanta un profumo armonico e gradevole, lievemente fruttato, mentre in bocca è asciutto, sapido e arricchito da un lieve retrogusto di mandorla. Sicuramente la versione Classico scelto merita un mezzo punto in più nella valutazione complessiva. Il bicchiere che ha regalato più soddisfazione è stato ancora una volta quello di Isabella. Nel suo calice è finito il campione della tenuta: un Südtirol Lagrein-Cabernet Riserva “Klaser” del 2009. Ottenuto da un blend di Lagrein (60%), Cabernet Sauvignon (35%) e Cabernet Franc (5%). I grappoli provengono da viti con un’età media di 35 anni che nella breccia argillosa di Prutznai, a 250 metri sul livello del mare, hanno trovato il terreno ideale per regalare uve eccezionali. Nel bicchiere si è presentato di un bel rosso rubino molto intenso, quasi impenetrabile. Al naso ha regalato profumi intensi di piccoli frutti, more e ribes su tutti, e note di spezie. Complesso e strutturato, in bocca il Südtirol Lagrein-Cabernet Riserva “Klaser” ha dimostrato un buon equilibrio tra frutta e tannini dolci, con note lievi di noce moscata e vaniglia, dovuti con ogni probabilità alla permanenza in barrique (usate e nuove), dove matura per 20 mesi prima di essere imbottigliato. Un gran vino, senza ombra di dubbio. Bravo Josef!! Un rosso da 9 che consiglio agli amanti del Lagrein ma non solo a loro.

Il simpaticissimo Josef Sölva

Siamo a Caldaro, tappa obbligata è lo stand della Kellerei Kaltern, vecchia conoscenza (mia e di mia sorella), maturata a Vinitaly qualche anno fa. Appagati dagli ultimi assaggi, la scelta ricade per tutti è tre nuovamente sui rossi. La linea che vogliamo assaggiare è quella con il marchio della tenuta Pfarrhof. Isabella opta per un Südtirol Kaltersee Auslese Classico Superiore del 2011, Giuliano sceglie un Blauburgunder Riserva del 2009, mentre nel mio calice finisce un Cabernet Sauvignon Riserva 2009. Si tratta di tre rossi nel complesso gradevoli, ma con dispiacere non posso non sottolineare come non siano al livello dello standard qualitativo cui la kellerei ci aveva abituati. Dei tre quello che incontra il maggior favore della truppa e ottiene un punteggio superiore al 7 è il Südtirol Cabernet Sauvignon Riserva 2009. La scheda che ne fornisce la cantina lo descrive così:

“Questo Cabernet Sauvignon Riserva nasce nella tenuta Pfarrhof, con i suoi 4,5 ha di vigneti particolarmente vocati. Il clima lacustre, il caldo terreno calcareo, così come l’elevata densità di piantagione e la bassa resa di 40 hl/ha sono le premesse ideali per ottenere un vino ben strutturato. La fermentazione controllata, l’affinamento di 20 mesi in botti di legno e l’imbottigliamento senza filtrazione ne aumentano il pregio. Di colore rosso violaceo fino a rubino carico, si presenta al naso con sentori di mora, liquirizia e cannella e accenni di sottobosco. Al palato è intenso e tannico, di lunga persistenza”.

Premesso che la descrizione di cui sopra l’ho trovata solo dopo aver assaggiato il vino, devo dire che descriverlo meglio non si potrebbe, anche perché il quadro dipinto dalla cantina è un tantino pomposo, forse per via del fatto che, come si dice dalle parti di Napoli, “ogne scarrafone è bell’ a mamma soja” e credo fuorviante. Non fraintendetemi, non sto per “uccidere” il Cabernet Sauvignon Riserva della tenuta Pfarrhof, anche perché non ho il potere mediatico per farlo, intendo solo descrivere come invece l’ho trovato io e come lo hanno giudicato i miei compagni di viaggio, e questo non sminuisce il valore del vino.

Con i colori ci siamo quasi, nel bicchiere ha un rosso rubino carico, con qualche riflesso tendente al violaceo. Al naso i frutti rossi sono molto tenui (la mora non l’ha sentita nessuno dei tre, ma tant’è), si avvertono lievissimi sentori di cuoio, di foglia di pomodoro, di tabacco e lentamente emergono note di spezie (ahinoi niente liquirizia e nemmeno cannella) e accenni di sottobosco. Odori particolari, niente affatto sgradevoli, ma non corrispondenti con la descrizione che la kellerei fa del Cabernet Sauvignon Riserva sul suo sito. Al palato il vino nel nostro calice è decisamente più in linea con quanto scrive la cantina e direi più soddisfacente del profilo olfattivo. Intenso e avvolgente, con tannini evidenti ma non eccessivi. In bocca i frutti si sentono e sono bacche molto aromatiche, quasi balsamiche (decisamente mirto), si avvertono lievi la liquirizia e le spezie che regalano un finale lungo e persistente.

Gewürztraminer Exilissi 2009, Baron Di Pauli

Un po’ delusi dall’esperienza dei rossi della Kellerei Kaltern, dopo aver mangiato, girovagato per gli stand e chiacchierato con le cordiali contadine caldaresi, che ci hanno fornito gli aggiornamenti sui primi giorni della vendemmia, decidiamo di chiudere la nostra serata con un bianco dolce in grado di accompagnare le mele fritte e di concludere in bellezza la nostra prima puntata enologica del week end. In prima battuta avevamo pensato a un Goldmuskateller (Moscato giallo) ma poi, considerato che non avevamo ancora assaggiato il principe dei bianchi dell’Alto Adige, la scelta è caduta inevitabilmente sul Gewürztraminer. Non c’è occasione migliore per provare il decantato Exilissi di Baron Di Pauli, un vino che in enoteca costa su per giù 35 euro. Ci presentiamo quindi allo stand della Weingut Baron Di Pauli ansiosi di veder brillare nei nostri tre calici quest’oro liquido. L’annata che ci viene fatta assaggiare è il 2009. Espressivo ed individuale, non certo di semplice approccio, Exilissi rappresenta un’esperienza entusiasmante e piena di emozioni, soprattutto per chi assaggia per la prima volta un Traminer aromatico.

Gewürztraminer Exilissi 2009, Baron Di Pauli

Si svela lentamente, necessita di molta aria e si valorizza con la decantazione. Nel calice si presenta di un bel colore giallo oro brillante, con riflessi verdi appena accennati. Al naso rivela un bouquet degli aromi di rosa, fiori di acacia e di tiglio, lievi note di frutti tropicali e cannella. Al palato ha un sapore morbido ed armonico, con un retrogusto pieno ed aromatico. Un vino in grado di conquistare fin dal primo sorso, che personalmente (e ribadisco personalmente) colloco al secondo posto tra i migliori Gewürztraminer che io abbia mai assaggiato, secondo solo al Nussbaumer della Cantina Tramin. Per Exilissi un 9 pieno che alza la già alta media della serata. Ottimi i vini, ottima la compagnia, gustosissimi gli assaggi della cucina alto atesina, il tutto in uno scenario a dir poco incantevole. L’unico rimpianto della mia prima visita a Caldaro è quello di non aver potuto visitare il Museo Provinciale del Vino che conserva un’esposizione di oggetti antichi usati per la viticoltura e la torchiatura, ottima ragione per tornare presto sulle sponde del lago di Caldaro e assaggiare altro nettare divino.

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