Viaggio (immaginario/didattico) in Valpolicella

Mi sono colpevolmente assentato per un pò, ma oggi mi rifarò con gli interessi parlandovi di una terra speciale che ha fra i suoi frutti una gamma di vini altrettanto speciali fra i quali spiccano due assoluti campioni l’Amarone e il Recioto.

Signori oggi vi porto in Valpolicella.

Per presentarvela ecco i versi a lei dedicati da Ippolito Pindemonte, di sovente ospite a Villa Mosconi a Novare, località del comune di Negrar:

«Son cari a Bacco questi colli e cara

questa fonte alle Najadi è non meno.

Se troppo di quel nume hai caldo il seno,

tu con quest’acque a rinfrescarlo impara.»

Il significato del nome “Valpolicella” non è certo ed è stato oggetto di svariati dibattiti lungo i secoli. Una delle ipotesi fatte è che derivi dal latino Vallis-polis-cellae, che tradotto letteralmente significa “valli dalle molte cantine”.

valpolicella-1

In realtà, però, il termine non compare prima del XII secolo; infatti fino allora si parla sempre di una Valpolicella divisa in due grandi territori: la val Veriago (la parte più orientale con Negrar) e la val Pruvuaiano (la parte centrale). Il toponimo, quindi, è forse originato dal fatto che i funzionari del Comune di Verona incaricati della amministrazione della valle, arrivavano lungo l’Adige fino a Pol (Santa Lucia di Pescantina) e da lì poi si spostavano poi negli altri paesi vicini: da qui deriverebbe quindi Valpolesela, cioè valle di Pol. Continua a leggere

Sideways, In viaggio con Jack (Alexander Payne, 2004)

“Il vino è un essere vivente. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole…se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. Se è un vino d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continui ad evolversi. Mi piace pensare che se apro una bottiglia oggi, avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se la aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita ed è…in costante evoluzione e acquista complessità finché raggiunge l’apice…come il tuo Cheval Blanc del ’61. E poi comincia il suo…lento…inesorabile declino. E poi…cazzo quanto è buono!”. Continua a leggere