Alessandra e Marco…Lacrime di felicità

Maggio 2008, si sposa Alessandra, quasi una sorella, figlia di carissimi amici di famiglia. Il matrimonio si celebra nella città del suo Marco, dove lei lo ha raggiunto da qualche tempo, quell’Ancona che profuma di mare e che sorge ai piedi di quella collina incantata che è il Conero, dimora di un gran rosso a base di uve montepulciano. Ma non è dell’incontro con questo eccelso campione marchigiano che voglio raccontarvi, sebbene nella cena della vigilia del gran giorno la sua comparsa sulla tavola ad accompagnare dei maccheroni filati a mano al sugo d’anatra sia stata come quella di una celebrità hollywoodiana sulla Croisette di Cannes, bensì di un altro rosso che alla cena di nozze ha quasi rapito la scena, almeno per me, agli sposi.

Per introdurlo ho scelto il retro dell’etichetta della bottiglia che ho stappato qualche giorno fa per “commemorare” l’evento:


…la natura somministra nelle viti il segnale della vendemmia. Quando il picciuolo del grappolo acquista un colore oscuro, di legno, gli acini divengono prima rubizzi e poi di colore nero violaceo profondo. Alcuni di essi sono così colmi di essenza che arrivano quasi a rompersi facendo sgorgare come delle “LACRIME”. Quello è il momento certo della maturazione delle uve e non si deve ritardare di un istante per esaltare del vino l’amabilità…Ancona 1809

(Lacrima 2008 Luigi Giusti)

La Lacrima di Morro d’Alba è un vino fresco, che secondo gli esperti va consumato nel giro di due massimo tre anni, per poter cogliere tutte le sue caratteristiche migliori. E difatti l’etichetta della bottiglia (o meglio le bottiglie, già perché la prima è finita in pochi minuti) che il cameriere ha stappato davanti ai miei occhi recitava: vendemmia 2006.

Lacrima 2008 Luigi Giusti

Lacrima 2008 Luigi Giusti

Nel bicchiere si presentava di un rosso rubino intenso, con sfumature violacee. L’olfatto era vinoso, floreale, fruttato e leggermente speziato, dove si potevano riconoscere sentori di viola, di frutti di bosco e la leggera speziatura dei chiodi di garofano. In bocca era secco, caldo, abbastanza morbido, fresco e con tannini giovani che si fanno sentire. Vino comunque di una buona struttura, abbastanza equilibrato perché tendente dalla parte delle durezze grazie alla buona dose di acidità, alla fine chiude con un buon ritorno floreale e fruttato percepiti all’olfatto. Un 8 pieno, ampiamente meritato!

Come accennavo sopra ho trovato una bottiglia del medesimo vino, stesso produttore, solo annata differente, 2008 anziché 2006.

La presentazione nel bicchiere è sostanzialmente una replica ben riuscita: rubino intenso con sfumature violacee. Al naso spadroneggia il sentore vinoso intenso, più deboli e meno distinguibili i sentori floreali (viola e rosa) e quelli di sottobosco, assente ogni traccia di spezia. Medesime sensazioni al gusto eccezion fatta per i tannini che sono meno aggressivi, nel complesso appare vellutato e fresco, una buona acidità di base e un buon tenore alcolico (13%).

Il secondo bicchiere ha decisamente più successo: con qualche minuto in più per ossigenarsi il Lacrima 2008 riesce a sprigionare meglio i profumi di viola e di frutti di bosco, ma sono comunque meno intensi rispetto a quelli avvertiti davanti al bicchiere dell’annata 2006. La chiusura delude un po’ in entrambi gli assaggi.

Sarà forse per via della gioia e delle emozioni di quel giorno intenso e speciale per i miei amici e anche per me che l’incontro con il “Lacrima” di Luigi Giusti è stato fulminante e quindi giudico l’annata 2006 senza dubbio migliore del 2008. Ma vinosoficamente parlando il segreto della differenza non sta soltanto nella naturale diversità fra un’annata e l’altra, o fra una bottiglia e l’altra e l’abbinamento al cibo, in realtà ciò che fa la differenza è il momento in cui un vino lo si beve. Già, perché quelle…erano “Lacrime” di felicità.

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